Alla sera della vita Cristo Re e Pastore ci giudicherà sull’amore

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La celebrazione della solennità di Cristo Re dell'universo ricorda che il mondo e la storia umana hanno il loro fondamento e il loro obiettivo nel Figlio di Dio morto e risorto per liberare l'umanità e la creazione dal peccato e dalla morte eterna. I primi cristiani, consapevoli della loro appartenenza a Cristo, auspicavano con vera gioia il compimento rapido della venuta definitiva del Cristo Re e Pastore per partecipare in modo pieno e definitivo della sua gloria e del suo trionfo sul potere dei suoi nemici. Il grande amore a Gesù Cristo e la dedizione generosa ai fratelli li animavano ad aspettare con fiducia l'incontro ultimo con il Signore, vincitore della morte e glorificato per sempre con il Padre.
 
San Paolo profondamente convinto del compimento delle promesse del Signore e della sua venuta gloriosa alla fine dei tempi, ricorderà al suo discepolo Tito e ai cristiani delle comunità da lui fondate che cosa avrebbero dovuto fare nell’attesa della manifestazione gloriosa di Gesù Cristo: “È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tito 2, 11-13).
 
A partire da questi insegnamenti della Sacra Scrittura, la Chiesa, fin dai primi momenti del suo pellegrinaggio attraverso il mondo con gioia e letizia confessa questa fiducia nella venuta gloriosa del Signore alla fine dei tempi: "di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi ei morti e il suo regno on avrà fine". I cristiani, ogni volta che recitano il Credo, ripetono questa formula di fede; vale a dire che noi affermiamo la nostra speranza nel giudizio misericordioso di Dio alla fine dei tempi.
 
Tuttavia, anche se con le labbra confessiamo la fede nella venuta gloriosa del Signore e nel suo giudizio dei vivi e dei morti, per molti cristiani questa promessa della fine del mondo li riempie di paura e preferiscono non porsi delle domande sull'argomento. Alla fine dell'anno liturgico, tutti potremmo esaminare la qualità della nostra fede e della nostra speranza rispondendo a queste domande che il Santo Padre Francesco ha proposto nell’udienza generale del 15 ottobre 2014:
"La Chiesa sposa aspetta il suo sposo! Dobbiamo chiederci però, con molta sincerità:
Siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza?
Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nell’attesa calorosa della sua venuta?
Oppure appaiono stanche, intorpidite, sotto il peso della fatica e della rassegnazione?
Corriamo anche noi il rischio di esaurire l’olio della fede, e l’olio della gioia? Stiamo attenti!” .

Per rimanere vigilanti di fronte alla venuta finale del Signore e vivere in pienezza il nostro ruolo di credenti non dobbiamo mai dimenticare che Egli ci giudicherà in merito alle nostre attitudini di amore e di indifferenza verso più piccoli, i deboli e i bisognosi. Questi sono i fratelli di Gesù con il quale Egli ha voluto identificarsi: "Ogni volta che avete fatto o non avete fatto qualcosa a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto o non l’avete a me".
Pertanto, l'atteggiamento di vigilanza e la preparazione per la venuta del Signore consiste essenzialmente nel vivere il comandamento dell'amore.
Perché, al tramonto della vita, saremo giudicati sull’amore!

 

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