56 anni fa
moriva san Giovanni XXIII

<< Torna indietro

 

Stava scendendo la sera del 3 giugno 1963 quando i mezzi della comunicazione comunicavano al mondo la santa morte del Papa Giovanni XXIII. Sul sagrato della Basilica Vaticana il Cardinale Vicario Luigi Traglia aveva appena congedato l’assemblea liturgica: “Ite missa est!”  e papa Giovanni prendeva congedo dalla sua amata Chiesa e dal mondo.

 

Papa Giovanni XXIII tante volte aveva definito il Concilio Vaticano II come una nuova Pentecoste per la Chiesa. Giovanni XXIII è ricordato per molte cose. La sua figura di padre buono ha richiamato l'attenzione del mondo intero. Il suo atteggiamento spontaneo fu il riflesso di una profonda pace interiore e di un sincero sentimento religioso. Molte persone, credenti e non credenti, lo avevano venerato in vita. E altrettanti hanno continuato a magnificarne la sua figura con il trascorrere del tempo.

La sua beatificazione è stata salutata con grande gaudio da tutti poiché la sua santità era stata  riconosciuta già durante la sua vita. E gli anni non hanno fatto altro che aggiungere nuove prove della sua spiritualità, tanto semplice quanto esigente, del suo amore sincero per Dio e per la Chiesa, del suo profondo impegno e della sua totale dedizione per la causa dell'umanità.

Tuttavia, la figura di Giovanni XXIII è stata spesso distorta da una visione troppo semplicistica. Ci sono molti che ricordano l’improvvisato “discorso della luna e della carezza ai bambini” rivolto alla folla che lo salutava da Piazza San Pietro la sera dell’11 ottobre 1962. Ma pochi ricordano il discorso tenuto quella stessa mattina aprendo il Concilio Vaticano II quando disse di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”. Aggiungeva, inoltre, che gli uomini del tempo contemporaneo “sono sempre più consapevoli che la dignità della persona umana e la sua naturale perfezione è questione di grande importanza e difficilissima da realizzare”.

 

Parlare di papa Giovanni vuol dire ricordare il Concilio Vaticano II.

È stato Giovanni XXIII a sprigionarlo: Papa Roncalli volle che il Concilio fosse una nuova Pentecoste e fu per il mondo intero una sorpresa grande e consolatrice. Egli, che dagli intenti umani, era già stato denominato il Papa di transizione, disse e fece cose sconvolgenti che diedero inizio a un'epoca nuova, e le disse e le fece con sorriso bonario, con gesto semplice e confidente, ma deciso, perché fiducioso nella Provvidenza divina.

 

Lo scrisse Papa Giovanni nella Costituzione apostolica Humanae Salutis, con la quale venne indetto il Concilio Ecumenico Vaticano II: «Fin da quando salimmo al supremo pontificato, nonostante la nostra indegnità e per un tratto della divina Provvidenza, sentimmo subito urgente il dovere di chiamare a raccolta i nostri figli, per dare alla Chiesa la possibilità di contribuire più efficacemente alla soluzione dei problemi dell'età moderna. Per questo motivo, accogliendo come venuta dall'alto una voce intima nel nostro spirito, abbiamo ritenuto essere ormai maturi i tempi per offrire alla Chiesa cattolica e al mondo il dono di un nuovo Concilio Ecumenico in aggiunta e in continuazione della serie dei venti grandi Concili, riusciti lungo i secoli una vera provvidenza celeste a incremento di grazia e di progresso cristiano... Il prossimo Concilio — si legge ancora nella Costituzione — si riunisce felicemente e in un momento in cui la Chiesa avverte più vivo il desiderio di fortificare la sua fede e di rimirarsi nella propria stupenda unità; come pure più urgente il dovere di dare maggiore efficienza alla sua sana vitalità e di promuovere la santificazione dei suoi membri, la diffusione della verità rivelata, il consolidamento delle sue strutture. Sarà questa una dimostrazione della Chiesa, sempre vivente e sempre giovane, che sente il ritmo del tempo, che in ogni secolo si orna di nuovo splendore, irraggia nuove luci, attua nuove conquiste, pur restando sempre identica a se stessa, fedele  all'immagine divina   impressa sul suo  volto dallo  Sposo, che l'ama e la protegge: Cristo Gesù ».

 

E nel discorso di apertura del Concilio, Papa Roncalli    dopo aver preso le distanze dai « profeti di sventura, che annunciano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo » — delineò le finalità dell'Assise ecumenica:

 

-         che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace;

-        che tale dottrina sia trasmessa pura e integra, senza attenuazioni o travisamenti;

-        che questa dottrina certa e immutabile sia fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo;

-     mostrare la validità della dottrina della Chiesa piuttosto che rinnovare condanne, preferendo usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità;

-      promuovere l'unità nella famiglia cristiana e umana innalzando la fiaccola della verità religiosa. In tal modo la Chiesa è chiamata a mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà anche verso i figli da lei separati.

 

Papa Giovanni visse e morì per il Concilio. Sul letto della sua agonia egli offrì la vita per il buon esito dell'Assise ecumenica. In una lettera indirizzata a mons. Felici alla fine di maggio del 1963 (il Papa morì il 3 giugno) egli scriveva: «soprattutto adesso lavoro per il Concilio».

 

Seguì da vicino i lavori per mezzo delle telecamere a circuito chiuso; intervenne con la sua autorità a dirimere alcune questioni sorte agli albori del Concilio. Ma il suo merito più grande fu quello di aver dato al Vaticano II un grande respiro, un immenso soffio di vita. Egli parlò coraggiosamente di aggiornamento della Chiesa. Aggiornamento che si nutre della autentica dottrina di Cristo, rispettando e obbedendo alla volontà del suo Signore, infiammandosi della Sua vera carità.

 

Ma non si può fare memoria di Giovanni XXIII senza ricordare i suoi 2 documenti fondamentali. Sono le encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris.

Pubblicata nel settantesimo anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, la Mater et Magistra, ha costituito un aggiornamento della dottrina sociale della Chiesa alla luce dei nuovi problemi del mondo contemporaneo. Il Documento pontificio andò al di là della questione operaia in occidente, provocata da un liberalismo senza freno; si allargò a tutti i paesi della terra, con i loro problemi nati dalle relazioni commerciali fra paesi ricchi e poveri. La Mater et Magistra espresse inoltre solidarietà nei confronti delle classi lavoratrici valutando positivamente la conquista di nuovi diritti. Nell’analisi dei fatti il Papa introdusse il concetto dei segni dei tempi. Questi indicano il farsi del Regno di Dio dentro la storia. La comunità cristiana ha il dovere di scrutare tali segni con l’aiuto dello Spirito di Dio, interpretandoli alla luce del Vangelo per trarne orientamenti. Questo fa la dottrina sociale; i suoi documenti analizzano i fatti, li verificano alla luce del Vangelo, per trarne indicazioni.  Sono i tre passaggi del vedere, giudicare e agire che sono indicati nella Mater et Magistra. I segni dei tempi rientrano nel concetto teologico per il quale la storia è intesa come luogo di manifestazione di Dio e del suo intervento.

 

Fu un «grande giorno» per la Chiesa e per tutta l’umanità l’11 aprile del 1963, giorno in cui Giovanni XXIII firmò la Pacem in Terris, l’Enciclica che ha chiamato tutta l’umanità ad impegnarsi per la pace e la collaborazione dei popoli.
Fu il primo documento che Papa Giovanni inviò non solo ai cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi, ma - per la prima volta - a tutti gli uomini e donne di buona volontà! Pacem in Terris, l’ultima Enciclica di Giovanni XXIII, è l’estremo servizio e l’estrema testimonianza di un padre che si rivolge alla famiglia umana, invitando tutti gli uomini a riconoscersi figli di Dio. Quell’insegnamento suscitò enorme impressione e venne accolto come il testamento che il padre saggio e illuminato, destinava alla famiglia umana lacerata da interessi contrastanti e da avversioni insensate e talvolta implacabili. Papa Giovanni s
i rivolse a “tutti gli uomini di buona volontà”, indicando “i segni dei tempi” nell’ascesa delle classi lavoratrici, nel mutamento della condizione femminile, nella nascita di nuovi Stati nazionali, nel processo della democrazia e dei diritti dell’uomo e nella diffusione del convincimento che i conflitti internazionali andassero risolti per via negoziale e non con le armi. Affermava l’uguaglianza degli uomini e riconosceva il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. Nell’ultima parte, dedicata ai “richiami pastorali”, giustificava la collaborazione tra credenti e non credenti, introducendo una distinzione tra errore ed errante e tra false dottrine e movimenti politici e sociali che a esse si ispirano, dato che questi, a differenza delle dottrine, si modificano e sono o possono divenire portatori di istanze giuste.

 

L'illimitata fiducia di Giovanni XXIII in Dio e nei Suoi mirabili disegni lo ha sorretto nel convincimento di far entrare la Chiesa nella storia e nella società del XX secolo come un giardino che non cessa di fiorire. Egli ha voluto aprire le finestre della Chiesa sul mondo e renderla come fontana del villaggio, a cui tutti potessero dissetarsi.

 

© Riproduzione Riservata