50 anni del Concilio
Gravissimum Educationis

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DICHIARAZIONE SULL'EDUCAZIONE CRISTIANA

 

L'argomento trattato in questo documento conciliare fu tra i più tormentati dal principio, nella fase preparatoria, nella fase dialettica e fino alla conclusione del Concilio.

Era la complessità e la vastità del tema; era l'urgenza di pro­nunciarsi su nuove realtà; era la diversità e la molteplicità di interpretazioni e di realizzazioni del fenomeno educativo nelle varie regioni del mondo. Ora se si legge con attenzione e serenità il documento appare una mirabile sintesi del pensiero della Chiesa sui problemi più urgenti e vitali che investono l'educazione, in un saggio e misurato equilibrio di precisazioni dottrinali, di ap­plicazioni realistiche e di aperture apostoliche.

La dichiarazione Gravissimum Educationis costituisce uno svi­luppo del passato, senza soluzione di continuità, rispetto all'inse­gnamento e all'opera della Chiesa in campo educativo; le Encicli­che come la Divini Illius Magistri di Pio XI, la Mater et Magistra e la Pacem in Terris di Giovanni XXIII, i discorsi di Pio XII, af­fiorano continuamente nel testo.

 

Anche questo documento si innesta e si collega con tutti gli altri del Vaticano II; li suppone, li richiama, li integra nel suo specifico oggetto.

Il documento presenta le seguenti linee caratteristiche:

 

La dimensione universale

 

Il campo dell'educazione è vasto quanto il mondo. Il Concilio lo considera, lo esamina: non può partire da visioni particolaristiche per tracciare indicazioni di portata universale. Il fenomeno dell'educazione investe tutta l'umanità. E la società va prenden­done sempre più coscienza. Circa due terzi dei giovani del mon­do rimangono privi di questo fondamentale bene della istruzione e educazione.

E si deve aggiungere, in una visione cristiana, che di tutti i giovani del mondo che frequentano le scuole, dalle elementari alle Università, solo una piccola percentuale fanno parte di scuole cattoliche.

La Chiesa guarda a tutti i suoi figli, a quelli che lo sono in atto, a quelli che lo possono o lo dovrebbero divenire; per tutti è morto Gesù Cristo; tutti Egli vuole salvi; a tutti Essa si sente debitrice del suo messaggio di salvezza.

 

Il realismo

 

Il Concilio parte da constatazioni concrete e obiettive. Osser­va e constata: le mutazioni e trasformazioni sociali, tecniche e scientifiche che incidono sul fatto educativo; lo rendono più am­pio e più urgente.

Il Concilio non prescinde da un certo « pluralismo » che esi­ste nelle attuali comunità civili, pluralismo di strutture, di associa­zioni, di tendenze e di opinioni. Il Concilio prende atto di inizia­tive atte a promuovere l'educazione; di documenti solenni internazionali circa i diritti fondamentali dell'uomo e quindi anche circa l'educazione specialmente dei fanciulli e dei genitori; di esperienze nuove e di perfezionamenti di metodi educativi.

Tutta la gamma di scuole e di istituzioni educative è presente al Concilio: la diversificazione secondo l'età e il grado di svilup­po; secondo la finalità, professionale, tecnica, scientifica, umanisti­ca secondo le esigenze degli adulti, dei minorati, ecc.

Guarda in particolare alle Scuole Superiori, alle Università statali o libere, cattoliche o no, e alle Facoltà di Scienze Sacre, non solo per la preparazione dei sacri Ministri, ma anche per una più completa formazione di apostolato intellettuale dei laici.

 

La coscienza della missione

 

«La Santa Madre Chiesa, nell'adempimento del mandato ri­cevuto dal suo Divino Fondatore che è quello di annunziare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di instaurare tutto in Cristo, ha il dovere di occuparsi dell'intera vita dell'uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione al ciclo, e perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso e allo sviluppo della educazione» (proemio della dichiarazione).

In forza di questa sua Missione la Chiesa afferma alcuni prin­cipi, che nessuno può respingere, perché sono iscritti nella natura umana.

Tali sono: il diritto inalienabile di ogni uomo, che deriva dal­la dignità della sua persona, a ricevere una educazione che ri­sponda al proprio fine, che convenga all'indole, al sesso, alle tra­dizioni del proprio Paese e insieme a una fraterna, pacifica e co­struttiva convivenza con gli altri popoli; il diritto-dovere della fa­miglia, come prima scuola di senso religioso e sociale; i diritti-do­veri della Società civile per quanto è necessario al bene comune temporale e in virtù del principio di sussidiarietà, là dove manchi o sia insufficiente l'azione familiare; sempre però rispettandone i diritti inviolabili, i legittimi desideri e mettendo la famiglia in condizioni di godere una reale libertà nella scelta della scuola, esclusa ogni forma di monopolio scolastico statale.

Il Concilio ribadisce inoltre il diritto-dovere della Chiesa di fondare scuole e istituzioni educative, non solo come società umana capace di impartire l'educazione, ma soprattutto per la sua divina missione e per la funzione materna di formare i suoi figli a quella pienezza di vita in Cristo cui li chiama la loro voca­zione; e quindi delinea la fisionomia di una vera scuola cattolica a ogni livello.

Nel contempo la Chiesa offre la sua leale e aperta collabora­zione a tutti i popoli per promuovere la perfezione integrale della persona umana, come anche per il bene della società terrena e per la edificazione di un mondo più umano.

 

L'apostolato della scuola

 

L'apostolato della scuola, come grazie a Dio, va risvegliandosi nella coscienza di molti cattolici, in tutte le Nazioni del mondo comprese le Terre di Missione, con espressioni multiformi secon­do la diversità di ambiente e le possibilità di azione, esce da questa dichiarazione non solo riconfermato nella sua piena validi­tà, ma rinforzato nella sua attualità e urgenza, nei suoi fonda­menti dottrinali e pastorali, nello stimolo e incoraggiamento del Concilio; e dilatato nel suo raggio di azione e nella molteplicità dei suoi mezzi e canali.

La presenza della Chiesa in campo educativo si manifesta lu­minosamente nella scuola cattolica e nelle istituzioni tanto benefiche per la vita religiosa e per la vita sociale, da Essa promosse e fondate.

E il Concilio non lesina lodi e incitamenti a questi Istituti, sostenuti, con sacrifici che si fanno di giorno in giorno più gravi, da Sacerdoti, da Religiosi o Religiose e da generosi laici e laiche, degni di ogni encomio e riconoscenza.

Ma la « Pastorale Educativa » si estende con un raggio molto maggiore; e non può trascurare, deve anzi intensificare e perfe­zionare sempre più la sua azione anche nelle scuole statali o in quelle promosse da altri Enti pubblici.

Una « Pastorale Educativa » tende a coprire tutta l'area edu­cativa, dalla scuola materna agli Istituti Superiori e Universitari, non per affermare un prestigio o un potere in polemica o in an­tagonismo a quello delle legittime Autorità civili, ma per offrire un servizio, il quale, mentre promuove la elevazione in senso cri­stiano del mondo, sublima anche quei valori naturali che, inqua­drati nella considerazione completa dell'uomo redento da Cristo, gioveranno più efficacemente al bene di tutta la società (cf. n. 2 della Dichiarazione).

La Dichiarazione fornisce una base sicura e di orizzonte mol­to vasto, e traccia le direttive di principio per questa « Pastorale della Educazione » che sarà oggetto di una Commissione post-conciliare.

 

La Dichiarazione Gravissimum Educationis fu approvata da 2325 Padri il 28 ottobre 1965 con 2290 voti favorevoli e 35 voti contrari.