50 anni del Concilio
Optatam Totius

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DECRETO SULLA FORMAZIONE SACERDOTALE

 

L'auspicato rinnovamento di tutta la Chiesa, in gran parte, dipende dal ministero sacerdotale. È questo il convincimento del Concilio nel por mano alla discussione sul tema della formazione seminaristica.

La formazione dei candidati al sacerdozio, infatti, interessò grandemente i Padri conciliari. Ne sono testimonianza le molte proposte formulate fin nella fase preparatoria dell'Assise ecumeni­ca. Negli Atti preparatori se ne trovano ben 557, che si raggrup­pavano attorno a tre temi:

  de deligendis et instituendis alumnis sacrorum;

— de regimini seminariorum ;

  de studiis.

La Commissione preparatoria, presieduta dal Cardinale Pizzardo, aveva elaborato uno schema di decreto De vocationibus ec­clesiastici fovendis, uno schema di costituzione De sacrorum alumnis formandis e lo schema di un decreto De lingua latina In studiis ecclesiasticis rite excolenda.

Tenendo conto delle diverse osservazioni e degli emendamen­ti, nel mese di aprile 1963, si pervenne a uno schema di costitu­zione De sacrorum alumnis formandis.

Durante il secondo periodo del Concilio, tre sottocommissioni esaminarono le numerose osservazioni pervenute e lo schema emendato venne sottoposto alla Commissione plenaria e da essa approvato. Il titolo era De alumnis ad sacerdotio instituendis. Com­prendeva 6 capitoli distribuiti in 28 paragrafi.

L'iter redazionale, tuttavia, ha conosciuto ancora un notevole rimaneggiamento. Si registrarono osservazioni ed emendamenti, proposte di riduzione del testo, dibattito in aula, trasposizioni e aggiunte. Finché il 28 ottobre 1965 nella VII sessione pubblica i Padri approvarono il Decreto De Institutione Sacerdotali.

Il Decreto Optatam Totius traccia le linee direttive della for­mazione del futuro sacerdote, dal nascere della vocazione attra­verso il lungo itinerario spirituale, intellettuale e pastorale fino ai primi anni del ministero pastorale dopo l'ordinazione.

Le caratteristiche del Decreto conciliare possono essere così riassunte.

Esso è permeato da grande senso di equilibrio. Il decreto evi­ta ogni estremismo anche al fine di conciliare le posizioni di al­cuni, fedeli alle tradizioni del passato, e quelle di chi domandava riforme radicali nell'ordinamento dei seminari, nel convincimento della necessità di formare sacerdoti per il mondo moderno in co­sì rapida trasformazione.

Il decreto conserva quanto di veramente buono ha contribuito a formare tanti santi sacerdoti e, insieme, è aperto a una ordina­ta evoluzione nella formazione del clero.

 

La seconda caratteristica di Optatam Totius è la sua flessibilità per un prudente e sapiente adattamento alle varie necessità delle Chiese particolari. Al riguardo il decreto — proprio nel primo paragrafo — affida alle singole Conferenze Episcopali il compito di predisporre un Regolamento di formazione sacerdotale da riveder­si periodicamente e da approvarsi dalla Sede Apostolica. Spetta, in­fatti alla Santa Sede assicurare l'ordinata evoluzione nella forma­zione dei futuri presbiteri, tenendo in debito conto le valide e proficue esperienze del passato, che non possono in alcun modo essere disattese. Purtroppo, la storia anche recente insegna che una mancata tesaurizzazione delle pregresse esperienze e la labile provvisorietà delle ipotesi nuove non incide adeguatamente sulla formazione dei candidati al sacerdozio. Il giusto dosaggio delle cose antiche e nuove è la via maestra da non abbandonare.

 

Un'altra peculiare caratteristica del decreto è la partecipazione più attiva degli alunni nell'opera della loro formazione sia spiri­tuale, che intellettuale e pastorale, in vista di una equilibrata ma­turità psico-affettiva per una integrazione armoniosa di tutta la formazione. Oltre all'opera dei superiori — e ancora l'azione del­lo Spirito Santo — è il seminarista che responsabilmente deve agire nell'intento di attuare gradualmente in sé l'ideale sacerdotale che ha scelto per convinzione personale e in piena libertà.

Tale impegno e dedizione personale e consapevole il candida­to al sacerdozio saprà esprimere altresì in ordine alla formazione intellettuale e alla formazione pastorale. Al riguardo, il V e VI paragrafo di Optatam Totius —pur in una esposizione assai sin­tetica e nell'orizzonte di quasi linee-guida —orientano i candidati al sacerdozio a un lavoro intellettuale serio e paziente, umile e generoso, al fine di acquisire e sviluppare un adeguato bagaglio culturale per essere all'altezza del mondo contemporaneo e alla formazione pastorale. La pratica dell'apostolato è necessaria negli animi del seminario, naturalmente in maniera limitata e sapiente­mente orientata. Tale orientamento è indispensabile, negli anni di formazione, proprio al fine di aiutare il futuro sacerdote a cono­scere il campo di Dio che gli sarà affidato, con il senso del gran­de realismo, della necessaria prudenza, dell'umile pazienza.

 

La quarta caratteristica, che connota il decreto sulla formazio­ne dei candidati al sacerdozio, è la finalità pastorale di tutta la formazione sacerdotale. Si tratta di preparare pastori d'anime a imitazione del sommo ed eterno sacerdote Gesù, il buon pastore, che ha dato se stesso per la vita del mondo. Tale finalità pasto­rale deve permeare tutti i tratti e le variabili della formazione, perché i neo-sacerdoti si abbiano a trovare armoniosamente e realisticamente inseriti nel ministero apostolico.

Un aspetto di indubbio valore il decreto lo riserva alla forma­zione sacerdotale che non può considerarsi conclusa con il termi­ne del periodo di formazione seminaristica.

Nell'ultimo paragrafo di Optatam Totius si legge che le Confe­renze Episcopali, nelle singole nazioni, debbono farsi carico di studiare i mezzi più adatti per proseguire e perfezionare la for­mazione sacerdotale. Il decreto offre alcune indicazioni concrete, premessa profetica a quella che oggi è chiamata formazione per­manente dei presbiteri.

 

Il Decreto Optatam Totius fu approvato da 2321 Padri il 28 ottobre 1965 con 2318 voti favorevoli e con 3 voti contrari.