1 domenica di Avvento
«Vigilare e vegliare!»

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Gesù era a Gerusalemme, e dal monte degli Ulivi guardava verso il Tempio. Conversando confidenzialmente con i discepoli Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea li percepiva preoccupati sulla fine del tempo. Egli, d'altro canto, era preoccupato per come i suoi seguaci avrebbero vissuto quando non sarebbe più stato tra loro.
E così, ancora una volta, venne loro incontro con una decisa raccomandazione: «Fate attenzione, vegliate». Poi, lasciando da parte il linguaggio terrificante dei visionari apocalittici, raccontò loro una piccola parabola che è passata quasi inosservata tra i cristiani. Un uomo partì per un viaggio e lasciò la sua casa. Ma prima di partire affidò a ogni suo servo il compito specifico. Salutando i suoi servi raccomandò loro: «Voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà». La cosa fondamentale è che «giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati».
 
Il tema della vigilanza è uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento. I Vangeli lo ripetono costantemente: «fate attenzione, vigilate, vegliate!».
Ma il comando di Gesù non era indirizzato solo ai discepoli che lo stavano ascoltando: «Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». L'invito perentorio è per tutti i suoi seguaci di tutti i tempi. Secondo l’evangelista Marco occorre vivere più attenti alla venuta del Signore nella nostra vita, nella nostra società e nella nostra Chiesa.
 
Le prime generazioni cristiane erano molto sensibili al ritorno del Signore risorto che non avrebbe né dovuto né potuto tardare. Vivevano così attratti da lui che desideravano incontrarlo il più presto possibile. Presto, però, si resero conto che questo ritardo avrebbe portato con sé un pericolo mortale: il primitivo ardore si sarebbe potuto estinguere. La preoccupazione era sintetizzata dalla frase del Vangelo: «Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati».

Sono passati venti secoli di cristianesimo.
Che cosa è stato di questo comando di Gesù?
Come vivono i cristiani oggi?
Vivono attratti da Gesù o distratti da ogni sorta di questioni secondarie?
Sono ancora svegli?
La fede continua a vivere, oppure ha ceduto il passo all’indifferenza e alla mediocrità?
Non sarà il caso di scuotere l'apatia e l'auto-inganno?
Che cosa impedisce di recuperare quella fede umile e pulita di tanti semplici credenti?
Siamo immuni alle chiamate del Vangelo. Abbiamo un cuore, ma si è indurito. Abbiamo orecchie aperte, ma non ascoltiamo quello che Gesù ci vuole dire. Abbiamo gli occhi aperti, ma non vediamo più la vita come l’ha vista Lui.
 
Dobbiamo vivere più attenti alla venuta del Signore nella nostra vita, nella nostra società e nella nostra Chiesa. Dobbiamo renderci persuasi che occorre urgentemente incontrare il volto affascinante e bello di Gesù, che attrae, richiama, interpella e ridesta.
Più che parlare, scrivere e discutere di Cristo, dovremmo innamorarci di lui perché la sua persona ci attiri a lui e ci trasformi sempre di più. Se continueremo a vivere addormentati Gesù non potrà sedurci e non potrà toccarci il cuore e saremo destinati a un invecchiamento spirituale per mancanza della vita dell’Eterno.
 
Vigilare/Vegliare è innanzitutto svegliarsi dall'incoscienza. Viviamo il sogno di essere cristiani quando, in realtà, non raramente i nostri interessi, i nostri atteggiamenti e il nostro stile di vita non sono quelli di Gesù. Questo sogno impedisce la ricerca personale della nostra conversione. Senza "risvegliarci" continueremo a ingannarci.
 
Oggi non è una domenica qualunque per i cristiani. Con questa prima domenica dell'avvento inizia un nuovo anno liturgico. Le parole di Gesù sono indirizzate a ognuno di noi: «vegliate!». È un deciso invito a ridestare la speranza.
Solo un Dio accolto responsabilmente nel profondo del cuore può trasformare l'essere umano. Ecco perché celebriamo l'Avvento.

Solo Gesù Cristo potrà risvegliare il nostro cristianesimo dall'immobilità, dall'inerzia, dal peso del passato, dalla mancanza di creatività. Solo lui potrà darci la gioia del Vangelo, la sua forza creatrice e la sua vitalità.
Il profeta Neemia ha assicurato: «La gioia del Signore è la nostra forza». (Ne 8,10)

 

 

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