È tempo di Sinodo

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Nei prossimi giorni questo fonema diventerà un “tormentone ecclesiale” per quasi tre anni, almeno fino all’autunno del 2023. La nostra buona gente, nella sua stragrande maggiorana, non sa che cosa significhi la parola Sinodo. È pur vero che in molte Diocesi italiane è stato celebrato un Sinodo diocesano per lo più per dare concreta attuazione al Concilio Ecumenico Vaticano II. Sono personalmente persuaso, tuttavia, che tali celebrazioni siano state fatte tra pochi eletti o “per addetti ai lavori”, ma non abbia coinvolto il santo popolo di Dio.  
 
La parola sinodo significa “percorrere un cammino insieme ad altre persone”. Ciò evoca e aiuta a comprendere nozioni come partecipazione e corresponsabilità, e anche a scambiare punti di vista che dovessero emergere dalla stessa interazione tra uomini e donne che lavorano insieme a tutti i livelli dell'istituzione ecclesiale. Questo spirito sinodale condurrà inevitabilmente a sapersi ascoltare gli uni gli altri, e tutti ascoltare lo Spirito Santo che guida la Chiesa.
 
Fu il Papa Paolo VI a ripristinare questa antica forma di comunione da sempre presente nella Chiesa antica e, a cadenze prestabilite, la Chiesa universale ha celebrato a Roma molti Sinodi, convocati dal Papa, per riflettere su temi specifici: la famiglia, le vocazioni, il sacerdozio, la catechesi, i laici... Il Papa, dopo aver ascoltato e raccolto le proposte dei Padri sinodali, normalmente redige una Esortazione apostolica post-sinodale destinata a tutti i cattolici con gli orientamenti appropriati per la loro vita e per la loro missione.
 
Il Santo Padre Francesco ha convocato un Sinodo per affrontare un tema che gli sta molto a cuore e sul quale desidera che tutti i cattolici riflettano a fondo e agiscano di conseguenza. Lo ha intitolato: "per una chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione".
 
La Chiesa è una grande famiglia che cresce e avanza, condividendo la vita e lavorando insieme, guidata dallo Spirito Santo. In questo senso usiamo un termine ben preciso per qualificarla, parliamo di Chiesa sinodale. La missione evangelizzatrice e la sinodalità definiscono il modo di fare e di essere della Chiesa, ne sono l'essenza. Camminare insieme con lo sguardo e il cuore di Dio è la chiave che ci permette di interpretare la realtà.
 
Il Santo Padre Francesco ha stravolto la metodologia l’antica metodologia della celebrazione del Sinodo e ha prestabilito un itinerario suddiviso in alcune fasi molto interessanti, con lo scopo di coinvolgere davvero tutti i membri del Popolo di Dio, soprattutto i laici.

Questa la tabella di marcia:
Dopo l'apertura del Sinodo in Vaticano il 9 ottobre 2021 ci saranno diverse fasi. Da domenica 17 ottobre, fino ad aprile 2022, si svolgerà una prima fase in cui verranno interrogate le Chiese particolari, che invieranno le proprie conclusioni alle rispettive Conferenze Episcopali e queste lo faranno alla Segreteria del Sinodo. Avremo tutti la possibilità di partecipare attraverso parrocchie, istituzioni o movimenti.
 
Tra settembre 2022 e marzo 2023 arriverà la fase di lavoro per continenti, con incontri internazionali. Infine, tutto questo processo entrerà nella fase universale che culminerà in Vaticano con la celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell'ottobre 2023.
·       Dal 9-10 ottobre 2021: Apertura del Sinodo con il Santo Padre in Vaticano.
Domenica 10 ottobre il Santo Padre celebrerà la Santa Messa con tutti i Padri sinodali nella Basilica Vaticana
·       Domenica 17 ottobre: ​​Apertura del Sinodo nelle Chiese particolari.
·     Da ottobre 2021 ad aprile 2022: Fase sinodale nelle Chiese particolari e in altre realtà ecclesiali, con la partecipazione e il sostegno delle Conferenze Episcopali dei diversi paesi o regioni.
·       Da settembre 2022 a marzo 2023: Fase sinodale continentale.
·       Ottobre 2023: Fase sinodale della Chiesa Universale.
 
La Segreteria Generale del Sinodo avrà il compito di inviare i documenti preparatori affinché le diverse fasi pianificate funzionino bene. Inoltre, ogni Vescovo nominerà un responsabile diocesano che potrà essere punto di riferimento e collegamento con la Conferenza Episcopale. Di fondamentale importanza sarà la consultazione con il Popolo di Dio in ogni Chiesa particolare che si concluderà con un incontro presi nodale; sarà, questo, il momento culminante del discernimento diocesano.
 
È un ambizioso programma di consultazione e partecipazione affinché tutti i membri del Popolo di Dio abbiano la possibilità di esprimere il proprio parere e collaborare con la propria presenza e con la propria riflessione sulle dinamiche del camminare insieme ad altri fratelli, facendo in pratica un esercizio di corresponsabilità pastorale.
 
Non c'è dubbio che le caratteristiche di questo Sinodo costringeranno a rivedere l’intera pastorale delle singole diocesi, o adattando gli obiettivi diocesani a quelli della consultazione sinodale o combinando le linee di azione e partecipando ad entrambi i progetti. 
 
L’obiettivo fondamentale sarà quello di prendere sul serio l’impostazione, in qualche modo “rivoluzionaria”, voluta dal Santo Padre Francesco affinché questa tappa della Chiesa non sia una occasione perduta.
 
Che il Sinodo “parta dal Popolo di Dio” è un fortissimo desiderio di Papa Francesco. È davvero il momento per laici e laiche, e anche per i religiosi, di un coinvolgimento ecclesiale a 360 gradi. Siamo sinceri: nelle nostre comunità diocesane o parrocchiali i laici siano stati visti come esecutori di piani pastorali, ma poco tenuti in considerazione per partecipare a processi di discernimento ed elaborazione delle decisioni nella Chiesa. Perciò è tempo che il laicato venga riconosciuto come soggetto autentico.  E questo significherà riprendere nelle azioni concrete la teologia della Chiesa come comunità sacerdotale che ha origine dal battesimo e dal sacerdozio comune e che eguaglia tutti nei diritti e nei doveri.
 
Vedo in questa occasione voluta da Papa Francesco un momento ecclesiale decisivo per completare la parte più importante della accoglienza del Concilio in relazione all'ecclesiologia. Per questo, credo proprio che questo prossimo Sinodo sarà fondamentale per avanzare o meno nelle riforme di cui la Chiesa ha davvero bisogno. 
 
Sarà indispensabile affrontare con decisione il modello ancora imperante del clericalismo, inteso come esercizio del potere ecclesiale, che ancora non riesce a uscire dalle mentalità e dalle strutture della Chiesa. Papa Francesco ne ha parlato molto facendo riferimento al "complesso dell'eletto" o alla "patologia del potere ecclesiale" legato a una scarsa comprensione della teologia del sacramento dell’ordine sacro.
 
Il Concilio Vaticano II aveva provocato fortemente a ripensare la Chiesa, e tutte le sue istituzioni, alla luce di una grande confluenza di ministeri, carismi, doni e servizi che sgorgano dal sacramento del battesimo.
Solo una Chiesa che assuma come soggetto i laici, donne comprese, potrà avanzare in autentiche riforme e riscattare la propria credibilità. Alla fine, siamo chiamati a rispondere ai segni dei tempi di oggi che gridano ed esigono profondi cambiamenti nell'attuale modello istituzionale.
 
Non v’è dubbio che stiamo vivendo un cambio di epoca e una transizione difficile da assimilare poiché stiamo vivendo cambiamenti molto rapidi e profondi. La comunità ecclesiale, tuttavia, sembra essere quasi impermeabile a tali cambiamenti: lo si percepisce dal linguaggio che la caratterizza. Essa sembra aver perso il legame e la trascendenza con la quotidianità e con la maggioranza dei laici della Chiesa, soprattutto dei giovani.
 
Il processo sinodale descritto, che porterà all'Assemblea Generale nel 2023, sarà un evento che consentirà di pensare a una nuova “forma di Chiesa” per questi tempi nuovi. Ma per avere cambiamenti efficaci e veri essi debbo venire dal basso e debbono coinvolgere tutti nella Chiesa. Questo è il concetto base della teologia del battesimo. Infatti la grande novità del prossimo Sinodo sta nel modo in cui si svolgerà, seguendo un modo di procedere a partire dalle comunità e proseguendo con le parrocchie, le diocesi, le conferenze episcopali, i continenti e infine Roma. È la prima volta che questo viene fatto per un Sinodo.
 

 

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