«Fratelli tutti»
L’icona del "Buon Samaritano" come sistema politico-sociale per un nuovo mondo

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Com'è possibile per un Papa scrivere in maniera così semplice, così bella e così evangelica? 
Come può un Papa dire cose così belle e allo stesso tempo così ardite in un'enciclica? 
Fino ad ora, questi documenti papali richiedevano l'esegesi da parte di esperti autorizzati. 
Francesco scrive per il popolo santo di Dio e non ha bisogno di interpreti.
 
A leggere la sua enciclica Fratelli tutti, si ha la sensazione di essere davanti a un poema sgorgato dalla sua anima di pastore e profeta. La quintessenza della sua esperienza di vita distillata negli anni di gesuita e di vescovo, che dona la sua vita in chiave di misericordia. 
Come recita il suo motto episcopale, "Miserando atque eligendo".
 
Papa Francesco, che conosce molto la teologia pastorale, non è un perito teologo. In questo, anche in questo, è molto simile a Gesù di Nazareth, l'artigiano che conosce la vita, il maestro itinerante che parla alle persone con immagini, con storie, racconti e parabole che i più semplici e umili capiscono facilmente e li spingono a essere migliori, a lottare per una vita più dignitosa e, soprattutto, a immaginare un orizzonte di speranza per se stessi e per i loro cari.
 
Sulle orme del Giovane Rabbi di Nazaret, Papa Francesco incastona nel quadro della sua enciclica sociale la parabola del Buon Samaritano per rendere chiaro alle persone del 21° secolo che l'amore, la compassione, la tenerezza e la misericordia non passano. In Papa intende proclamare, ancora una volta, che la fraternità è il sistema migliore (perché è quello insegnato da Gesù stesso), per crescere come individui e come società. Tutti i fratelli nella stessa casa comune!
 
Come ottenere questo regno di fratellanza universale? 
L’icona è quella del
Buon Samaritano. Ecco perché il Santo Padre Francesco sminuzza la parabola evangelica che archetipicamente descrive l'umanità ferita e gettata lungo il ciglio della strada, dopo che alcuni spogliarono, percossero e poi se ne andarono, lasciando mezzo morto al suo destino, il viandante che scendeva da Gerusalemme a Gerico. 
Proprio come gli attuali attori di un malvagio macrosistema che scarta e lascia milioni di esseri umani lungo i bordi della storia e della vita.
 
Alla vista di quelli scartati, spiega il Papa seguendo la parabola, alcuni passano e guardano dall'altra parte. Sono molto impegnati nelle cose del Signore. "Che forza!", esclama il Papa. Sono persone religiose, molto religiose, ma hanno trasformato la fede in credenze e ideologia. E il Papa Francesco richiama questa citazione di san Giovanni Crisostomo : “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non disprezzarlo quando lo contempli nudo [...], né onorarlo qui, nel tempio, con tele di seta, se lasciandolo lo abbandoni al freddo e nella sua nudità ”.
 
Il Buon Samaritano, invece, non guarda dall'altra parte, si ferma, prende in braccio il ferito, lo accompagna alla locanda, si prende cura di lui, paga il conto e, soprattutto, gli dedica il suo tempo. E anche lui aveva delle faccende importanti. Importanti, almeno, quanto quelle del sacerdote o del levita. Ma, a differenza dei due, è in grado di fermarsi e amare l'altro, senza domande e senza riserve previe o successive. E il Buon Samaritano non era un credente fanatico o un alto ecclesiastico. Dare dal samaritano a qualcuno era quasi un insulto. Scrive il Papa nell’Enciclica: "il paradosso è che a volte, coloro che dicono di non credere, possono vivere la volontà di Dio meglio dei credenti".
 
Sull'esempio della parabola, il Papa propone la fraternità come unica via d'uscita da un mondo malato. E non solo dal Covid, ma anche . Perché le ombre del mondo oggi sono tante e abbondanti. Così tante e così profonde che, a volte, sembra che il Papa carichi le tinte davanti a “tanto dolore”, che può portare “dall'inganno che tutto è sbagliato”, a rispondere “nessuno può aggiustarlo”. Ma non è così, perché, per lui ci sono vie d'uscite e vie di speranza.
 
Certo, con un'altra "logica", con un cambio di paradigma, con la nuova normalità del Regno di Dio, con un cambio di sistema, perché quello attuale ha dato ampia evidenza che giova solo a pochi e uccide molti. E non è nemmeno conforme alla teoria del bicchiere pieno che trabocca e lascia cadere le gocce rimanenti ai poveri. È un sistema iniquo che impedisce alla grande maggioranza di vivere una vita dignitosa, basata sulle tre T: tierra, techo, trabajo (terra, casa e lavoro).
 
È possibile qualcosa del genere? Quando descrive le ombre del mondo di oggi, il Papa sembra peccare di pessimismo. E quando delinea il paradigma della fratellanza come via d'uscita, sembra utopistico e idealista. Ma il Pontefice sa che non sarà facile sconfiggere l’"impero del denaro". 
Se qualcosa caratterizza questo Papa è il suo sano realismo e i suoi piedi per terra.
 
Il Santo Padre Francesco non ha ricette pratiche, non offre la progettazione di un nuovo sistema politico, ma indica grandi linee di fondo, grandi tendenze, invitando tutti gli uomini e le donne di buona volontà alla rivoluzione dell'amore, alla rivoluzione della tenerezza e della fraternità, l'unica capace di trasformare la società mondiale e la Chiesa in Buon Samaritano.
 

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