Una sana e positiva laicità

<< Torna indietro

Una sana e positiva laicità


In occasione di avvenimenti che segnano la vita e la morte dell’uomo e delle persone torna il tema della laicità dello Stato come la "corrente di pensiero che rivendica l’autonomia dello stato dall’autorità ecclesiastica sul piano politico, sociale e culturale".
Nulla da obiettare! Anzi da condividere.
Nessuno in alcun modo nega la «giusta e sana laicità» che tuttavia non va confusa con il «laicismo ideologico».
Laico è colui che non possiede una verità dogmatica assoluta, ma che attraverso la discussione e l’analisi cerca di raggiungere una verità che lo sorpassa, che è sempre più grande di quello che la sua intelligenza può comprendere. In questo senso la laicità non contraddice la religione.
La sana e positiva laicità cerca la cooperazione attiva con tutti, Chiesa compresa per il bene delle persone e della società. Il concetto è ben espresso nell’art. 1 del Concordato tra Italia e Santa Sede del 1984, in cui Stato e Chiesa dichiarano di volersi impegnare «alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese».
Ma non v’è dubbio che esista – e neppure in forma tanto strisciante – una posizione «laicista», la quale vorrebbe impedire al magistero della Chiesa di parlare.
In un recente suo volume il prof. Stefano Rodotà ammettendo di essere un laico ha dichiarato senza tema che “laicità non significa ostilità pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede ... L’essere laico non significa osteggiare ed essere ostile alla Chiesa e in genere alla fede. In quel caso possiamo serenamente parlare di laicismo. Il laicismo è un atteggiamento culturale estremista, che tende a disprezzare e dimostrare ostilità alla Chiesa ... La fede non è un affare esclusivamente privato che attiene alla sfera personale dell’uomo. Insomma ritengo che non sia giusto voler relegare il cattolico nella sacrestia. Il cattolico, al pari di chi professa altre idee o culture, ha tutto il diritto a portare nel vissuto sociale le sue idee. Pretendere di chiudere il cattolico nella Chiesa, fa parte di visioni laiciste e superate della cultura e della storia ... Quando parlo di laicità intendo dire che la Chiesa, religiosi e i vescovi abbiano la facoltà di opinare su temi pastorali con implicazioni sociali e anche indirettamente politiche”.
Riflessione equa e condivisibilissima!
La libertas ecclesiae non può essere limitata, proprio in nome della laicità.
La libertà non può mai fare a meno della verità anche se vi è qualcuno che non la condivide.
Parlando ai giuristi cattolici Benedetto XVI ha dichiarato che la chiesa ha il diritto di pronunciarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani. Per questo egli rifiuta l’accusa di «ingerenza» per la Chiesa quando essa difende i grandi valori che danno senso alla vita e salvaguardano la dignità della persona umana.
Le basi di una «sana laicità», spiega il Papa, sono già contenute nei documenti del concilio Vaticano II: essa «implica l’effettiva autonomia delle realtà terrene, non certo dall’ordine morale, ma dalla sfera ecclesiastica».
Dunque «non può essere la chiesa a indicare quale ordinamento politico e sociale sia da preferirsi, ma è il popolo che deve decidere liberamente i modi migliori e più adatti di organizzare la vita politica».
Nell’ottobre 2006 Benedetto XVI ha detto chiaramente: «La chiesa non è e non intende essere un agente politico»; spetta dunque ai fedeli laici il compito immediato di agire in campo politico, in quanto cittadini che si impegnano secondo coscienza e responsabilità.
E in occasione del suo viaggio in Francia nel settembre 2008, il Papa, sull’aereo che lo ha portato a Parigi, ha ripetuto che «la laicità non è di per sé in contraddizione con la fede». Ha poi aggiunto, nel saluto alle autorità francesi: «È fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l’ambito politico e quello religioso, al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi e, dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo, nella società».
Si tratta dunque di impostare i rapporti tra stato e chiesa secondo una «laicità positiva» che sappia dialogare con la religione, e viceversa secondo una religiosità che rispetti la natura laica dello stato.
Di fronte alle sfide con cui la nostra epoca deve misurarsi «la laicità positiva offre alle nostre coscienze la possibilità di dialogare sul significato che vogliamo dare alla nostra esistenza».