La vita nello Spirito
il dono del timore di Dio

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Quando si parla del timore di Dio, la prima cosa a cui pensano molti cristiani è un atteggiamento di timore reverenziale davanti alla sua grandezza e maestà, perché, come Creatore e Signore di tutte le cose, “premia i buoni e punisce i cattivi”, come molti abbiamo imparato al catechismo. L'idea di Dio associata a una concezione della giustizia divina come giustizia umana, ci porta a immaginarlo come un giudice che nell'ora del giudizio finale condannerà senza alcuna misericordia coloro che non abbiano rispettato la sua legge. Il timore di Dio, inteso in questa prospettiva, è visto come il timore che determina la possibilità della dannazione eterna.
 
Due sentimenti affiorano costantemente nella vita cristiana. La rivelazione di Dio come Padre che Gesù Cristo ci ha trasmesso e la certezza che Dio non vuole che nessuno sia condannato, ma piuttosto che «tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), ci porta ad amarlo con tutto il cuore e a vivere con fiducia e speranza. D'altra parte, sappiamo che questa speranza non deve indurci alla presunzione di voler esigere la salvezza come diritto, né all'irresponsabilità nella nostra vita cristiana. 
 
Il credente deve prendere sul serio il Vangelo con tutte le sue esigenze e accogliere la salvezza come dono. Questo riconduce a un primo approccio con questo dono dello Spirito Santo: il timore di Dio è un'espressione che traduce il concetto di assumere la nostra fede con assoluta responsabilità.
 
Ma nemmeno questa è la cosa più importante. Il vero timore di Dio è una conseguenza del nostro amore per lui. Questo dono è espressione dell'amore per Lui di chi è consapevole della propria fragilità. Può vivere un sano timore di Dio colui che ama Dio veramente. Quando amiamo veramente qualcuno, consideriamo codesta amicizia come un autentico tesoro. Lo suffraga anche un nostro noto proverbio: “Chi trova un amico, trova un tesoro!” Orbene, chi ama Dio con tutto il cuore sa che Lui è il tesoro più grande e fa tutto il possibile per non perderlo mai.
 
D'altra parte, il credente che vive autenticamente la sua fede sa bene che in questa vita non diventerà mai un cristiano perfetto; sa di essere fragile e sa che potrebbe tradire quell'amicizia. Per questo non possiamo essere presuntuosi o dimenticare che la possibilità reale di offendere il Signore è iscritta nel nostro orizzonte. 
 
Nel cammino della fede, così come ci sono dei progressi, vi possono essere anche delle battute d'arresto. Nessuno può essere sicuro di evitare sempre il peccato. E se ci riuscissimo, non potremmo mai attribuirlo alla nostra forza, ma alla grazia di Dio.
 
Una sana esperienza del timore di Dio è conseguenza del vero amore e dell'umile riconoscimento della propria personale verità. 
Sapendo che Dio è un Padre buono che ci ama, lo Spirito ci porta a vivere una relazione con Lui che, prendendo sul serio la vita cristiana, non la banalizzi né la trasformi per paura in un adempimento legalistico dei suoi comandamenti, ma che nasca da una relazione intima e personale nutrita da rispetto, dalla delicatezza, dalla diligenza, dall'affetto, dalla fiducia e dalla speranza in Lui.
 
In questo modo e in questo contesto, il dono del timore di Dio è la manifestazione più chiara di una religiosità autentica vissuta e orientata alla luce della Parola di Dio.

 

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