Santi Pietro e Paolo: 29 giugno, il giorno del Papa

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La solennità dei Santi Pietro e Paolo assume sempre una importanza speciale: tutta la Chiesa è chiamata a pregare per il Papa e sostenerlo nel sujo ministero di Pastore della Chiesa universale.
Da sempre la Chiesa, nelle ricorrenza della solennità dei Santi Pietro e Paolo ha celebrato anche la festa del Papa; il giorno del Papa.
Lo scopo è quello di stare vicino al Papa, Successore del Beato Pietro, pregare per lui, presentare al Signore tutte le sue nobili intenzioni, affidarlo alla protezione della Madonna e dei Santi perché egli possa guidare con sapeinza e pruidenza la barca di Pietro che è la Chiesa.

I cattolici devono al Papa venerazione, rispetto, obbedienza e amore perché egli è il Vicario di Cristo in terra, il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma e come tale chiamato a presiedere nella carità la Chiesa universale quale Pastore dei pastori e Servo dei servi di Dio. 

Al Papa, Successore di Pietro, il Signore ha affidato il potere delle chiavi, perché nel nome di Cristo e con la potenza dello Spirito Santo abbia a esercitare il servizio di supremo maesgtro della fede, sacerdote e pastore.

Il Papa ha il dovere di guidare, mantenere e servire l’unità e la comjunione nella Chiesa, fomentare la fraternità gtra le differenti comunità e tradizionmi cristiane, essere testimone della fede, della esparanza e dell’amore cristiano. 
Il Signore ha donato alla sua Chiesa – nel secolo appena trascorso – eccellenti Pastori, Successori di Pietro sulla Cattedra di Roma, i quali hanno meritato la ammjirazione  ela gratitudine del mondo intero, compresi anche i non credenti. 
E’ arduo esaltare la figura di uno sull’altro, perché ognuno ha brillato per qualcosa di specifico; tutti, comunque son o satati dei grandi Pontefici.
Nell’immaginario colllettivo e nel ricordo immediato vi è la figura del Santo Giovanni Paolo II anche per i molti anni durante i quali ha servito la Chiesa e l’umnaità xcon assoluta dedizione.
Il suo ricordo è vivissimo in ciascuno; la sua memoria è in benedizione.
Mi sia concesso di evocare la grande figura del beato papa Paolo VI. Lo farò con le parole di Giovanni Paolo II che nella sua prima enciclica scrisse: «Ho potuto osservare io stesso da vicino l'attività di Paolo VI. Fui sempre stupito dalla sua profonda saggezza, dal suo coraggio, come anche dalla sua costanza e pazienza nel difficile periodo postconciliare del suo pontificato. Come timoniere della Chiesa, barca di Pietro, egli sapeva conservare una tranquillità e un equilibrio provvidenziale anche nei momenti più critici, quando sembrava che essa fosse scossa dal di dentro, sempre mantenendo una incrollabile speranza nella sua compattezza». 
Non nascondo il mio forte disagio di non poter riflettere, pur se brevemente su tutti i Pontefici del secolo trascorso, di cui si potrebbero dire – per ciascuno -  cose stupende:
-    Leone XIII° (1878-1903)  e la Rerum Novarum
-  Pio X° (1903-14)  e il Catechismo, la Prima comunione all’età di 7 anni; l’Enciclica
Acerbo Nimis (15 aprile 1905): sull'insegnamento della dottrina cristiana. 
-  Benedetto XV° (1914-22) il Papa della I guerra mondiale che prodigò tutto se stesso in favore della pace (la guerra
«inutile strage».). Fu il Papa delle missioni
-    Pio XI° (1922-39): fu il Papa della Questione Romana,  dell’Azione Cattolica, dei Patti Lateranensi. Istituì la festa di Cristo Re e la devozione al Sacro Cuore.  
-   Pio XII° (1939-58): fu il papa della II guerra mondiale ("Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra". ); riuscì a far proclamare
Roma "città aperta”. Indisse l’Anno santo 1950 e proclamò il dogma della Assunzione di Maria al Cielo.
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Giovanni XXIII° (1958-63) e la grande intuizione del Concilio Vaticano II, la Pacem in Terris la Mater et Magistra.
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Giovanni Paolo I° (1978) e il  compiersi della volontà di Dio in appena 33 giorni di pontificato.

 

Oggi siamo fieri e felici di venerare e di esprimere il pieno nostro ossquio all’amato papa emerito Benedetto, che brilla quale indiscusso maestro della fede per la ricchezza della dottrina, l’efficacia del suo insegnamento, la chiarezza della esposizione. Lucidità intellettuale e zelo per la dottrina: sono questi i tratti del papa emerito Benedetto. Egli ha dato alla Chiesa di oggi, alla cultura di oggi, un grande contributo sul rapporto inscindibile, intimo e profondo tra la fede e la ragione. Nella cltura contemporana molte volte si contrappone la fede alla ragione, come se fossero incompatibili tra di loro. E’ uno sbaglio. La ragione ha bisogno della fede e la fede ha bisogno della ragione. Senza la fede, la ragione non può far molto e l’esperienza ce lo insegna. E la fede, senza la ragione, non sarebbe una vera fede cristiana, perché la fede cristiana è ragionevole, ha un fondamento nella ragione. Non vanno contrapposte come incompatibili, ma vanno accostate insieme, come due realtà che si esigono vicendevolmente, assolutamente, per potere esistere, sia la fede che la ragione.

Che dire di Papa Francesco? Il suo traguardo è quello di mettere al centro della Chiesa e del mondo Gesù Cristo. Una Chiesa che non annunci se stessa, ma che annunci Cristo. E solo chi è davvero innamorato di Cristo potrà parlare di Lui! E tutto questo prima ancora che con le parole dovrà essere incarnato nei fatti e nelle azioni

Pe questo gli stessi progetti di cambiamento di papa Francesco non sono finalizzati al solo piano organizzativo, ma intendono raggiungere anche la prassi pastorale della Chiesa. Al riguardo ha convocato due sinodi dei Vescovi, uno straordinario e uno ordinario, che hanno analizzato le sfide che attendono la famiglia nel mondo contemporaneo. Resteremo in attesa della esortazione apostolica post sinodale per conoscer il pensiero del Papa, il quale mantenendo integra la dottrina sacramentale del matrimonio indicherà senza dubbio vie e modi pastorali per essere accanto ai giovani al fine di prepararli convenientemente alla celebrazione del matrimonio sacramento e vicini a coloro che soffrono il dolore di un fallimento della loro unione per le ragioni le più differenti.

 

Ma la caratteristica di questo pontificato è davvero il servizio alla Parola.

Il linguaggio della parola è semplice, accessibile a tutti, immediatamente intelligibile; è fatto di frasi brevi, poche subordinate, vocaboli ordinari, ripetizione delle parole chiave. Non da meno è la forza delle storie. Quando parla a braccio il linguaggio di Papa Francesco è intriso di storie e di piccoli racconti emblematici, spesso ritagliati dalla vita personale. Trattasi di un tipo di narrazione vivido ed efficace, capace di costruire cornici cognitive e di attribuire senso alle vicende umane e storiche. Questi piccoli esempi danno alla comunicazione una forza speciale, come quando ha ricordato che la sua nonna gli diceva che “il sudario non ha tasche”. Chiarissimo il riferimento che da morti non potremo portare con noi il denaro. 
I gesti esprimono vicinanza, cordialità, incoraggiamento, speranza. La parola è immediata, sottolineata con la voce, intelligibile anche all’ascoltatore distratto. Francesco sa arriva dritto al cuore e all’intelletto del suo ascoltatore perché parla il linguaggio dell’ascoltatore. Evita la costrizione della riflessione: afferma, incita, sollecita, chiede la risposta della partecipazione; traduce nel linguaggio della gente i concetti complessi della teologia e della fede cristiana in maniera semplice e preziosa non perdendo mai di vista il primato della colloquialità, dell’accessibilità e della chiarezza e anche della bellezza. E l’unica sua vera strategia è l’adesione al Vangelo.

Nel giorno della festa  del Papa chiediamo per il Papa che il Signore ci ha donato, Francesco, vita  e salute, serenità e sapienza.

 

E per un bisogno del cuore auguriamo lo stesso al papa emerito Benedetto XVI.

E noi sappiamo nutrire sempre e mantenere verso di Loro vincoli e sentimenti di rispetto, di venerazione, di amore e di gratitudine.

 

Che il Signore conservi a lungo il nostro amato papa Francesco!