Pentecoste
Il dono dello Spirito

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È la Pentecoste. È la festa dello Spirito Santo. L’evangelista Luca nel suo secondo Libro Atti degli Apostoli ne indica il momento: stava per finire il computo delle sette settimane, a partire dalla Pasqua, al termine delle quali avrebbe avuto luogo la Pentecoste. E scrive: «Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi».

Non è facile parlare dello Spirito Santo. L'uomo moderno esprime immediatamente il suo scetticismo nei confronti di tutto ciò che non può essere verificato con una prova tangibile, e tutto ciò che è "spirituale" appartiene a un mondo sconosciuto, incerto ed etereo. Chi può credere oggi nello Spirito Santo?
 
Alcuni anni fa il teologo Karl Rahner ha osato dire che il problema principale e più urgente della Chiesa e dei cristiani del nostro tempo è la loro "mediocrità spirituale". La situazione sembra peggiorare di anno in anno. La società contemporanea ha optato per l'esteriorità e la mondanità. Tutto invita a non vivere "l'interiorità". Tutto ci spinge a muoverci in fretta, senza fermarsi mai per nessun motivo e con nessuno. Viviamo per lo più nella corteccia della vita dimenticando ciò che significhi assaporare la vita dal di dentro. Per essere umana alla nostra vita manca una dimensione essenziale: l’interiorità.

Anche per questo (o forse soprattutto per questo) è difficile comprendere che cosa significhi credere nello Spirito Santo. La nostra catechesi di iniziazione cristiana ha spesso trascurato l'importanza di insegnare a credere nell'azione dello Spirito di Dio. Molti cristiani invocano il Padre; molti si sforzano di vivere come Gesù ha insegnato; ma tantissimi ignorano quasi del tutto lo Spirito. Il Credo di Nicea afferma che lo Spirito Santo è «Signore e dà la vita»; ma per molti credenti resta il Grande Sconosciuto.

Sappiamo bene che non è possibile comunicare agli altri la propria fede attraverso le parole. Sappiamo altresì che ciascuno ha il proprio particolare modo di vivere l'esperienza cristiana e che tutti sono chiamati ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo. Il Catechismo ricorda che il «Signore che dà la vita» è lo Spirito di Dio.  Dio mi ha creato e mi ha dato la vita. La vita non era cosa mia. La mia vita ha una sola spiegazione: "Qualcuno mi ha amato ancor prima che io venissi alla luce". E Dio non è stato per me una forza che ha messo in cantiere la mia vita per poi disinteressarsene. Questa vita che vivo e sperimento in questo momento continua a essere creata, sostenuta e animata dallo Spirito di Dio.
 
Tutta la mia vita è posta sotto il segno dell'amore. Eventi, persone, gioie e dolori, successi e fallimenti ... nulla sfugge o è al di fuori dell'amore di Dio. Neppure il mio peccato e la mia mediocrità sono un ostacolo. Lo spirito di Dio continua ad avvolgermi con il suo amore. Io non posso "spiegarmi" la mia esistenza senza lo Spirito di Dio!
Indubbiamente anche il non credente può sperimentare la vita come grazia e dono poiché lo Spirito di Dio opera in tutti e nessuno può vivere se non è sostenuto dal suo amore. Ma Gilbert K. Chesterton una volta disse che "il momento più fastidioso per un ateo è quando sente il bisogno di dover ringraziare e non sa a chi debba dire grazie!".
 
Occorre prendersi cura e promuovere la propria vita interiore. Molti uomini e donne del nostro tempo non conosco e non hanno mai sperimentato il silenzio del cuore. Privati dell’esperienza della interiorità sopravviviamo dimenticando la nostra anima ascoltando parole con gli orecchi e pronunciando preghiere con le labbra, mentre il nostro cuore è assente.
 
Nella Chiesa si parla molto di Dio, ma dove e quando i credenti sentono la presenza silenziosa di Dio nel profondo del cuore?
Dove e quando i credenti accolgono lo Spirito del Risorto nel proprio essere e nella propria vita?
Quando i credenti vivono in comunione con il mistero di Dio?
Accogliere lo Spirito di Dio significa impegnarci a parlare con un Dio vicino, che quasi sempre noi collochiamo fuori di noi e lontano dalla nostra vita. Accogliere lo Spirito di Dio significa imparare ad ascoltare Dio nel silenzio del cuore.
 
In questa festa di Pentecoste i cristiani sono chiamati ad apprezzare e accogliere nella fede la grazia dello Spirito Santo e a pregarlo così:
 
   Vieni Spirito Santo e insegnaci a invocare Dio con quel nome dolce e accattivante di "Padre" che Gesù ci ha insegnato.
 
     Vieni Spirito Santo e facci camminare nella verità di Gesù. Senza la tua luce e il tuo respiro ci dimenticheremmo del progetto del Regno di Dio e vivremmo senza speranza.
 
    Vieni Spirito Santo e insegnaci ad annunciare la Buona Novella di Gesù agli uomini e alle donne del nostro tempo. Rendici testimoni convinti della “gioia del Vangelo”.
 
   Vieni Spirito Santo e infondi in noi l'esperienza religiosa di Gesù. Fa’ che non ci perdiamo in inezie trascurando la giustizia, la misericordia e la fede. Niente e nessuno ci distragga dal seguirlo come unico Signore. Che nulla ci allontani dalla verità del Vangelo.
 
   Vieni Spirito Santo e aumenta la nostra fede per sperimentare la potenza di Gesù nella nostra debolezza. Insegnaci ad alimentare la nostra vita non con tradizioni umane e parole vuote, ma mediante la conoscenza e l’incontro personale con Gesù Maestro.
 
     Vieni Spirito Santo trasforma il nostro cuore e convertici a Gesù. Se ognuno di noi non cambierà, non cambierà nulla nella sua Chiesa. Se tutti continueremo a essere prigionieri di inerzia, nulla di nuovo e di buon nascerà tra i discepoli del Signore Risorto.
 
   Vieni Spirito Santo e difendici dal rischio di dimenticare Gesù. Attanagliati dalle nostre paure e insicurezze rischiamo di non essere più in grado di ascoltare la sua voce e di percepire il suo respiro.
 
  Vieni Spirito Santo e ridesta il nostro impegno e il nostro entusiasmo poiché se dovessimo perdere il contatto con Gesù Via Verità e Vita conosceremmo solo inquietudine e insicurezza.

 

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