14 settembre
L'esaltazione dell'amore

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni 3, 13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». <+++>

 


La festa liturgica della esaltazione della Croce è, all’apparenza, una festa strana e sconcertante. Cicerone e Tacito hanno descritto la croce come “crudelissimo supplizio”.

La Chiesa ha voluto celebrare la Croce anche in un giorno diverso dal venerdì santo, al fine di narrare la gloria dell’amore che Gesù ha mostrato. Così nel IV secolo a Gerusalemme sorse questa festa che la chiesa cattolica e quella ortodossa celebrano ancora insieme il 14 settembre.

 

Una festa incomprensibile e folle per coloro che non hanno scoperto il senso ultimo della fede nel Crocifisso. Che senso ha parlare della "esaltazione della croce" a una società che sembra esaltare solo il piacere e il benessere? Non è questo esaltare il dolore, glorificare la sofferenza, inneggiare alla umiliazione che forse può incoraggiare un ascetismo morboso che si oppone addirittura alla gioia della vita?  


Ma la festa non è data dal legno dalla croce, ma dal mistero d'amore che su di essa si è compiuto. E quando un credente guarda il Crocifisso e penetra con gli occhi della fede il mistero che è racchiuso nella Croce, scopre l'immenso amore e l'insondabile tenerezza di Dio che ha voluto condividere la nostra vita e la nostra morte fino all'estremo. Il Vangelo di Giovanni lo scrive in modo ammirevole: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). La Croce rivela l'incredibile amore di Dio. Niente e nessuno potrà separarci da Lui.


Se Dio soffre sulla croce, non è perché ami la sofferenza, ma perché non la vuole per nessuno di noi.

Se muore sulla croce, non è perché intende sminuire la felicità, ma perché ama e la cerca per tutti.

Se Dio muore sulla croce, non è perché disprezzi la vita, ma perché la ama così tanto che vuole solo che tutti ne godano, un giorno, in pienezza.

 

Per questo motivo, l'Esaltazione della Croce non deve essere celebrata come una festa di dolore e di morte, ma come mistero di amore e di vita.

 

Cari Amici

Quando i cristiani adorano la croce, non esaltano la sofferenza, l'immolazione e la morte, ma l'amore, la vicinanza e la solidarietà di Dio che ha voluto condividere la nostra vita e la nostra morte fino alla fine. Di croce si muore e dalla croce si riceve la vita.

Non è la sofferenza che salva, ma l'amore di Dio che è solidale con la dolorosa storia degli uomini.

Non è il sangue che purifica, ma l'infinito amore di Dio che ci ama come figli. Per questo motivo, essere fedeli al Crocifisso non è cercare la sofferenza, ma sapere come avvicinarsi a coloro che soffrono, solidarizzando con loro nello spirito della carità vera.

 

La croce gloriosa di Gesù è il segno di come Dio ci ha amati. Scoprire la grandezza della croce è percepire la forza liberatrice racchiusa nell'amore quando è vissuto in tutta la sua profondità. Nella croce c'è tutto: il dolore dell'uomo e l'amore di Dio.

 

Le croci che i nostri antenati hanno innalzato ai crocicchi di alcune strade, o sulle vette delle nostre montagne, indicandoci il cielo, ci ricordino la celebrazione dell'Esaltazione della Croce: esaltazione dell’amore

 

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