Perché celebriamo il Natale il 25 dicembre?

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Le nostre catechesi sostengono, e con ragione (!), che per il cristiano è sempre Natale. E certamente non si tratta di uno slogan o di una reclame dettati da interessi commerciali che purtroppo e sempre più frequentemente sono le regole che impongono il calendario festivo e i suoi acquisti.

Per il cristiano, è sempre Natale, e come tale fu sempre una delle principali feste dell’anno liturgico, anticipata dai primi Vespri e seguita dall’ottava di Natale. Per cui la Chiesa festeggia il Natale per otto giorni come se fosse sempre il 25 dicembre.

Per il cristiano è sempre Natale, perché l'approccio primario della catechesi richiede e presuppone che Gesù sia eternamente nato in ognuno di coloro che credono in Lui, ed è proprio per questo convincimento che dobbiamo impegnarci sempre più anche a far Nascere il Salvatore negli altri. Altrimenti, non saremmo cristiani!

Ma Natale-Natività, che come celebrazione esprime una relazione con la data della nascita del Signore, ha una storia lunga e misteriosa. In quale giorno è nato Gesù? I Vangeli non lo riferiscono. Neppure i più antichi scrittori, cristiani o non, lo testimoniano. E non è serio riferirsi alla immaginazione né fantasiosa né devota.

San Clemente di Alessandria (215), affermando che "alcuni in Oriente avevano fissato la nascita di Gesù il 20 maggio, altri il 20 aprile e ancora il 17 novembre," osservava non senza ironia "costoro non si accontentano di sapere in quale anno sia nato Gesù, ma con una curiosità troppo audace, hanno cercato perfino il giorno". La citazione, in latino, è letterale e manifesta il buon umore e la sensibilità patristica di uno dei Santi Padri della Chiesa primitiva.

Secondo San Cipriano la data esatta era il 28 marzo.

Mentre fu Sant’Ippolito (235), nei suoi commentari su Daniele, il primo a fissare la data del 25 dicembre, anche se i critici asseriscono che si tratti di un'interpolazione posteriore nel suo testo, rifiutando praticamente i riferimenti apocrifi secondo cui il Bambino Gesù sarebbe nato il 28 marzo, per la semplice ragione che "in quel giorno fu creato il sole". Infine, e respinto anche la data del giorno dell'Epifania - 6 gennaio - che era già celebrata in Oriente, nella Roma "ufficiale" fu definitivamente fissata la data del 25 dicembre.

La ragione che ha prevalso fu quella di sostituire la festa pagana del dio Mitreo, "Vincitore delle tenebre" al quale, nell’anno 274, l'imperatore Aureliano aveva eretto un sontuoso tempio con le corrispondenti celebrazioni di giochi circensi. La sostituzione delle feste e dei luoghi pagani, "ricristianizzandoli", sarebbe stata, con il tempo, una norma e una consuetudine assolutamente accettata dalla Chiesa romana. Il "Sole, nuovo e visibile" - "sol iustitiae" - nato il solstizio d'inverno - 25 dicembre - ha in sé una proiezione di crescita e di rinnovamento salvifico universale.

Altre teorie e spiegazioni hanno permesso di fissare nella data del 25 dicembre il Natale a Roma e più tardi a Milano da Sant'Ambrogio, a Torino, a Ravenna e nel resto delle chiese, aprendosi anche in alcuni paesi dell'est.
La mangiatoia, l’asino e il bue, la stella, i Magi, i Santi Innocenti, il presepe ideato da San Francesco d'Assisi a Greccio nel 1223 e molti altri segni, cerimonie e idee, costituirono una festa di singolare importanza nel calendario liturgico, con gioiose rappresentazioni e ripercussioni nella vita domestica, familiare e sociale nel corso dei tempi, con abbondanza di canti e pie tradizioni popolari.

"Christus natus est nobis, venite adoremos!"
 
Era, è e continuerà ad essere un segno di religiosità eminentemente cristiana.
 

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