Per me vivere è Cristo
<< Torna indietro

L’invito di Papa Francesco di chiederci, nel corso di questa settimana: "per te chi è Gesù"? sollecita senza dubbio la nostra risposta e il nostro impegno.
L'annuncio di Cristo è sempre motivo di gioia per l’Apostolo Paolo. Egli sa che questo gioverà alla sua salvezza.
L'annuncio di Cristo è sempre motivo di gioia per l’Apostolo Paolo. Egli sa che questo gioverà alla sua salvezza.
Nella lettera ai Filippesi batte il cuore dell’Apostolo e si percepisce la testimonianza convinta di questo “libero prigioniero del Signore”.
Per san Paolo è un programma di vita: egli non antepone nulla all’amore di Cristo e il senso della sua esistenza è vivere per Gesù Cristo nell’attesa di vivere assieme a Lui per sempre.
Scrive in catene … la situazione è pesante, dolorosa. Si pone di fronte alla possibilità reale e concreta del martirio.
Eppure la lettera è pervasa dalla gioia: la parola come sostantivo o verbo ricorre 16 volte. E’ la gioia come dono dello Spirito, come comunione con Dio. Una gioia che nasce dalla certezza della presenza di Cristo e che rende l’apostolo capace di guardare la morte negli occhi, rimanendo assolutamente sereno.
E’ in questo contesto di gioia e di serenità interiore che s’inserisce l’intensa espressione paolina: «Per me vivere è Cristo» (Fil 1,21), che integra quella di Gal 2,20: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
E mentre ai Galati Paolo descriveva la sua esperienza mistica, incita i Filippesi all’emulazione mettendo a fuoco la sua totale dedizione per il Regno.
Tutto ciò che egli fa ha un’unica motivazione: Gesù Cristo.
Ed è questa dedizione radicale per l’evangelizzazione che permette a Paolo di “relativizzare” il suo desiderio di morire per da rimanere unito definitivamente al suo Signore.
Non è il tornaconto personale, fosse anche spirituale, a determinare la vita e l’opera dell’Apostolo, ma il bene che «per suo mezzo», Cristo Gesù può fare «per il progresso e la gioia della fede» dei discepoli.
Paolo vive un rapporto così profondo con Cristo, così appassionato ed esauriente che vive per Lui. Semplicemente e direttamente … Ormai per lui vivere è Cristo.
Conquistato conquista, amato ama, graziato vive la gratuità nei confronti di tutti … Guarda tutto a partire da Cristo, vive tutto in Cristo che lo abita.
Vive immerso in questa presenza.
Nell’agenda di Paolo non c’è più qualcosa da fare ma qualcuno da incontrare, da amare, tutto è sacramento…
Potremmo dire che il programma dell’apostolo è l’immedesimazione con Cristo. Il suo rapporto con Cristo crocifisso e risorto è il fondamento della sua corsa verso la patria, del suo infaticabile ministero apostolico.
L’incontro con il Signore non lo fa più vivere per se stesso, ma vive per colui che è morto e risorto per lui.
Paolo è uno sradicato da sé. Lo stile di vita dell’Apostolo è la piena conformità al Cristo integrale; egli vuole aderire a Cristo con tutto se stesso.
La vita per lui, è una moneta da spendere, non è un valore assoluto; l'assoluto è il progetto di Dio in Cristo: è la moltitudine degli uomini; l’assoluto è la vita degli altri e non la propria.
Per Gesù c'è qualcosa che vale molto di più della vita biologica: il compimento della sua missione, a qualsiasi prezzo, l'amicizia con i discepoli, il riscatto dell'umanità peccatrice.
La vita diventa, allora, una moneta da spendere, un talento da impiegare. Non è una fortezza da difendere a qualsiasi costo, ma va spesa per qualcosa di molto più importante.
Se la vita è Cristo si capisce … Se Cristo è la ragione del vivere allora c’è una logica …
La riflessione fin qui condotta costringe ad alcune domande:
— Quanto conta Cristo nella mia vita?
— Conosciamo Cristo da tanti anni, ho conservato una autentica capacità di stupore e di amore, come risposta alla provocazione del Vangelo?
— E' la fede in Cristo che guida tutti i miei criteri di giudizio e le mie azioni?
— Ho la passione per Cristo, oppure Gesù é una figura sfumata, che mi dice poco, non mi commuove?
— La sfida della mia vita cristiana é l'imitazione di Cristo, che non può avvenire senza un profondo amore alla persona di Gesù?
Nel nostro tempo è molto facile vivere una vita superficiale, travolti come siamo dalle occupazioni e dagli impegni quotidiani. Dobbiamo continuamente dirci: la vita cristiana è una consacrazione, una concentrazione, non una dispersione.
Nella Evangelii Gaudium Papa Francesco scrive: "L’esperienza di essere salvati da Gesù ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale. Posti dinanzi a Lui con il cuore aperto, lasciando che Lui ci contempli, riconosciamo questo sguardo d’amore .... Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, «quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo» (1 Gv 1,3). La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri. (264)
Ricerca articoli
Affidati alla Parola
Argomenti