Omelia nella 27 domenica per annum
«Signore accresci in noi la fede! »
<< Torna indietro
✠ Dal Vangelo secondo Luca 17,5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Nel Vangelo della XXVII domenica per annum gli apostoli hanno rivolto a Gesù una supplica: «Accresci in noi la fede!».
Non si trattò di una richiesta frivola. Certamente avevano ascoltato Gesù proclamare la necessità della fede per accettare il suo messaggio.
Il Maestro, infatti, aveva ripetutamente parlato di ciò che la sequela esige.
Sono, infatti le richieste radicali di Gesù a far nascere nei discepoli la domanda sull’accrescimento della fede. Proprio in vista della sequela e delle esigenze radicali della medesima i discepoli scoprono la pochezza della propria fede, la propria incapacità a capire la validità delle richieste del Maestro e soprattutto la propria incapacità a tradurle in vita concreta.
I discepoli hanno avvertito in maniera acuta e profonda che per seguire Gesù fino a Gerusalemme occorreva passare attraverso la croce, occorreva credere all'Amore, occorreva avere il coraggio di scelte radicali, proprio quelle che Gesù aveva insegnato e proposto.
Nacque da qui la preghiera per la fede: «Accresci in noi la fede!».
Gesù non rispose dicendo: "Fate questo, o fate quell'altro". Il Maestro diede loro un criterio descrittivo al fine di constatare quanta fede essi avessero: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».
L’immagine di un albero che, in obbedienza alla parola pronunziata dal credente, si sradichi e si trapianti «nel mare» (o meglio, «presso il mare»), è piuttosto curiosa. Si tratta chiaramente di un paragone vivacissimo, di una frase paradossale, frequente nella letteratura rabbinica, usata per indicare la forza della fede genuina.
Secondo Gesù non è la quantità di fede che opera prodigi.
Non c'è bisogno di una grande fede sembra dire Gesù.
Basta una fede piccola, ma che sia fede, ossia fiducia, affidamento, confidenza in Dio più che in qualsiasi altra cosa.
La fede cambia i cuori, sposta le montagne, sradica i gelsi.
Avere fede non è semplicemente credere nella Divinità; avere fede vuol dire assumere responsabilmente la sequela di Gesù, incarnare lo stile di vita che gli è proprio. Solo mediante una fede forte e autentica è possibile adeguarsi al Vangelo, le cui esigenze sono spesso contrarie ai comportamenti abituali degli uomini.
Ecco perché nella sua risposta Gesù si riferì non tanto alla quantità della fede, ma alla sua autenticità.
Il più umile gesto di fiducia in Dio grande «quanto un granello di senape» apre al miracolo della vita.
Chi ha una fede autentica non potrà mai venire meno di fronte agli ostacoli e alle sofferenze disseminate sul cammino.
Sull’esempio di Gesù, che va verso Gerusalemme, il luogo del suo dono totale, il credente sarà capace di andare fino in fondo nella sua fedeltà a Cristo Gesù e al suo messaggio.
Cari Amici
Gesù ha educato i suoi discepoli a crescere nella fede, a credere e ad affidarsi sempre di più a Lui per costruire sulla roccia la propria vita. Per questo essi gli hanno chiesto: «Accresci in noi la fede». E’ la domanda fondamentale!
«Accresci in noi la fede». Questa preghiera deve ritmare il cammino quotidiano del credente. La fede è chiamata e risposta. La fede è dono che ci è stato elargito gratuitamente, che tuttavia deve crescere grazie a Dio e mediante la nostra umile collaborazione.
«Accresci in noi la fede». Questa preghiera esige la revisione l’itinerario della Chiesa nel tempo “santa ma sempre bisognosa di purificazione”.
«Accresci in noi la fede». Questa preghiera può illuminare i passi di tutta l’umanità. Ogni essere umano deve mantenersi aperto alla ricerca del significato dell’esistenza.
Ma la fede non è un insieme di verità. La fede non è l'esito di un apprendimento più o meno approfondito.
La fede:
— è l'incontro con Cristo;
— è la scoperta della sua Persona;
— è abbandono fiducioso in Lui e nella tenerezza del Padre;
— è affidarsi totalmente a Dio;
— è fidarsi di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo fino in fondo; è la vera "ricchezza" del credente per entrare nella vita.
Non si può essere cristiani a intervalli!
Non si può essere cristiani senza Cristo.
La fede e l'amore per Dio non possono conoscere "vacanze".
Una fede così profonda, così grande, così viva, non è facile averla. Per questo siamo chiamati ad interrogarci sul senso di una «fede adulta» verso la quale tutti dobbiamo tendiamo. Adulta è quella fede che si radica nella fedeltà di Dio e da questa si lascia modellare per scelte di fedeltà nella vita. «Adulta non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. È quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità». (card. J. Ratzinger, 18 aprile 2005)
Signore, «accresci in noi la fede!».
E’ la preghiera che sgorga dal cuore di chi vuole imparare a credere e a vivere la fede nella concretezza della quotidianità della vita.
O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede
quanto un granello di senapa,
donaci l’umiltà del cuore,
perché, cooperando con tutte le nostre forze
alla crescita del tuo regno,
ci riconosciamo servi inutili,
che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore.
© Riproduzione Riservata