Magnifica Humanitas in 45 frasi (seconda parte)

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LETTERA ENCICLICA
MAGNIFICA HUMANITAS
DEL SANTO PADRE
LEONE XIV
SULLA CUSTODIA DELLA PERSONA UMANA
NEL TEMPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE




Spezzare le catene delle nuove schiavitù

 
26.       In alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare. Corpi segnati, mutilati, consumati perché il flusso del calcolo non si interrompa. Inoltre, reti criminali si servono di piattaforme di rete, sistemi di messaggistica, pagamenti anonimi e tecniche di profilazione per reclutare, controllare e spostare vittime di tratta, molte volte minori, trasformando uomini e donne in “dati” da tracciare e “pacchi” da trasferire entro gli stessi circuiti digitali che sostengono gran parte dell’economia globale». (173)
27.       La lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale». (174)
28.       È inevitabile provare un profondo dolore considerando l’enorme sofferenza e umiliazione che la schiavitù ha significato per tante persone, in contrasto con la loro dignità senza limiti, amata infinitamente dal Signore. Per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono». (176)
29.       Se la tecnica diventa criterio assoluto, la persona rischia di essere trattata come dato, ingranaggio o merce; se invece la tecnica è assunta dentro un orizzonte di sapienza, può diventare occasione di crescita, di giustizia e di fraternità». (180)
30.       La rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti. Alla guerra visibile si affiancano forme ibride: attacchi cibernetici, manipolazione dell’informazione, campagne di influenza, automazione di decisioni strategiche». (183)
 
La civiltà dell’amore nell’era digitale
 
31.       L’IA può potenziare la difesa e la protezione dei civili, ma può anche abbassare la soglia dell’uso della forza, rendere opache le responsabilità, alimentare una cultura in cui il nemico è ridotto a dato e la vittima a “danno collaterale”. ”. (183)
32.       Oggi dobbiamo recuperare con forza questa visione: la civiltà dell’amore non è un’utopia ingenua, ma un progetto esigente». (186)
33.       Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto». (192)
34.       Lo sviluppo e l’uso dell’IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignità umana e della sacralità della vita, evitando una corsa agli armament». (197)
35.       Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile. L’IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità: può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati». (198)
 

La fede non può legittimare il terrorismo

 
36.       In questo clima, nichilismo e pragmatismo finiscono per intrecciarsi e normalizzare errori gravissimi: estremismi religiosi e fanatismi identitari si alleano con un economicismo irrazionale, mentre la politica ricorre con facilità alla disinformazione, alla ridicolizzazione dell’avversario e alla costruzione sistematica di paure e risentimenti». (206)
37.       Chi usa il nome di Dio per legittimare terrorismo, violenza o guerra ne tradisce il volto: combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa». (223)
38.       La Santa Sede sostiene e accompagna questo impegno, pur riconoscendo che la debolezza attuale dell’ONU e del sistema politico internazionale rivela la necessità di riforme profonde: non si tratta solo di aggiustamenti tecnici, poiché la crisi di convinzioni e di valori tocca anche i fondamenti etici della vita delle nazioni e rende più difficile orientare il multilateralismo al vero bene comune». (226)
39.       Nelle promesse del transumanesimo e di alcune correnti postumaniste, che inseguono un’umanità potenziata e quasi disincarnata, riconosciamo un desiderio che ci riguarda: il bisogno di una vita più piena, meno esposta alla fragilità e alla sofferenza. L’Incarnazione apre però una via diversa». (232)
40.       In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità». (233)

 

L’algoritmo non decide il bene

 
41.       Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene». (233)
42.       Dobbiamo educarci a considerare il mondo digitale come un nuovo continente da evangelizzare, che richiede missionari generosi e maturi nella fede». (238)
43.       Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi più preziosi al bene comune». (238)
44.       Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai pover». (239)
45.       Ogni scelta tecnica o economica si trasforma in luogo di discernimento spirituale, occasione per verificare se i progressi dell’IA aprano spazi di giustizia e partecipazione oppure concentrino ricchezza e potere nelle mani di pochi ”. (240)