La conversione del cuore è al centro della preghiera per l’unità dei cristiani
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Siamo nel bel mezzo dell’Ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani, che culminerà con la festa della Conversione dell'apostolo San Paolo. Questa occasione non è priva di significato, perché ricorda che la conversione del cuore è al centro di questo tempo di preghiera particolarmente intenso.
Tutti i cristiani sono invitati a rinnovare la loro fedeltà a Gesù Cristo, poiché è in Lui, nel suo Cuore, che noi cristiani dobbiamo ritrovarci. Ciò significa che l'unità di tutti i cristiani è radicata nella "comunione" in Cristo Gesù, e che nessuna tattica, manovra o strategia umana può essere la causa di questa desiderata unità.
Infatti, nel discorso di Gesù durante l'Ultima Cena, il cosiddetto Discorso di addio e Preghiera sacerdotale, Gesù affida al Padre la cura dei suoi discepoli, il mantenimento dell'unità tra loro: «Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.» (Gv 17,11). Cristo nostro Signore, ha pregato proprio per questa intenzione. Si vede che era nel profondo del suo cuore, proprio nelle ore che si stavano già avvicinando alla sua dolorosa passione e quindi alla nostra redenzione. Quindi è qualcosa di caro a Dio; è uno scopo generale nella Chiesa ed è un’iniziativa a cui tutti dobbiamo aderire
L'unità dei discepoli che Gesù chiede non può essere realizzata solo con sforzi umani; è frutto dell'azione di Dio: «Custodiscili, Padre santo!», dice Gesù. Per questo, questi giorni della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani sono giorni di preghiera, consapevoli che l'unità, come la pace che chiediamo ogni giorno nella celebrazione dell'Eucaristia, non è un dono che il mondo può dare; è un dono che dobbiamo chiedere a Dio.
In questi giorni, i cristiani, uniti nella preghiera, chiedono insieme questo dono al Padre, confidando nelle parole di Gesù stesso che dona una forza speciale alla preghiera comunitaria: «In verità io vi dico: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".» (Mt 18, 19-20).
Il tema di quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è tratto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini (4,4) e recita: “Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione”. E’ molto interessante vedere la Chiesa da questa doppia prospettiva. Quando parliamo di unità nello spirito, stiamo parlando di quell’opera che è interiore, perché lo spirito raggiunge con precisione i nostri cuori (cfr. Romani 5.5).
Ma poi è necessaria anche l’unità del corpo, cioè un’unità visibile. Non dobbiamo avere solo una carità generale nei confronti delle altre persone, è necessario che anche visibilmente sia evidente che crediamo nello stesso Dio, che crediamo nella stessa Scrittura e che celebriamo con coscienza e verità gli stessi sacramenti.
L’unità, oggetto della nostra preghiera, non è semplicemente l’assenza di conflitti, ma un legame profondo e spirituale che riflette l’unità della Santissima Trinità.
Se la Chiesa è, ed è chiamata a essere, sempre più pienamente, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1), allora tutti noi al suo interno dobbiamo tenere presente che l’amore reciproco è “l’essenza dell’unità”.
Questo amore reciproco deve necessariamente esprimersi in sentimenti e atteggiamenti di comprensione, rispetto, affetto, concordia e collaborazione con i cristiani non cattolici.
Le parole dell’apostolo Paolo, quando esorta alla fine della sua Prima Lettera al discepolo Timoteo: “Custodisci il deposito”, non sono contrarie a questo spirito. Vale a dire, preservare in ciò in cui si è creduto e trasmetterlo agli altri, trasmettendo ciò che si è ricevuto senza sostituirlo con nulla.
Allo stesso tempo, la passione per l'unità nella fede e nella morale non dovrebbe minimamente sminuire la passione che dobbiamo avere per la libertà in tutto ciò che Dio ha lasciato al libero giudizio dell'umanità. È l'unità nell'essenziale che consente la varietà nell'accidentale; altrimenti, l'unità equivarrebbe a un egualitarismo soffocante e la varietà si trasformerebbe presto in pericolosa confusione.
La preghiera continua, chiede di superare, di avvicinarci, senza dimenticare le nostre radici, accettando l’invito a camminare verso l’unità, non solo perché ne abbiamo bisogno, ma perché il mondo intero ha bisogno di testimoni di unità.
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