I segni della Quaresima
preghiera, digiuno, elemosina
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Il digiuno. Digiunare significa privarsi di qualcosa di vitale – e il cibo è vitale – ma non come forma di sacrificio di sé o perché Dio vuole che soffriamo in qualche modo. Queste idee nascono da una concezione dualistica che ha accompagnato la tradizione cristiana, dove il corpo era considerato malvagio e quindi meritevole di punizione. Questa non è la concezione biblica, che comprende l'essere umano nella sua interezza, "un corpo animato dallo spirito, uno spirito incarnato in questo mondo". Pertanto, il digiuno riguarda più la persona intera (non solo il corpo) e l'astensione da atteggiamenti o azioni che non contribuiscono alla costruzione del Regno di Dio. Il digiuno può essere inteso come un atto di generosità, di servizio e di amore verso gli altri, espresso nelle realtà materiali che meglio ci aiutano a farlo.
La Quaresima è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. E san Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».
I Vangeli narrano che Gesù si ritirava per pregare, ma sempre in relazione alla vita che conduceva. Ad esempio, Luca ci dice che "la sua fama si diffondeva sempre di più e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi solitari a pregare" (5,15-16). Oppure dopo la moltiplicazione dei pani, una volta congedata la folla, "salì sul monte, solo, a pregare" (Matteo 14,23).
Ci viene anche raccontata la preghiera di Gesù in momenti molto importanti della sua vita: all'inizio del suo ministero in Galilea (Marco 1,35); prima di scegliere i Dodici (Luca 6,12); e nel Getsemani, prima della sua Passione (Marco 14,32; Matteo 26,36-39; Luca 22,41).
Questi riferimenti biblici alla preghiera di Gesù invitano a essere persone di preghiera, ma sempre assicurandoci che la preghiera integri la vita e non ce ne allontani.
La Chiesa, madre e maestra, in Quaresima, invita ad una preghiera più fedele e intensa e ad una prolungata meditazione sulla Parola di Dio. La preghiera non è moltiplicare parole e gesti, ma porsi nel silenzio e ascoltare le Sante Scritture che ci riportano alla Parola di Dio. In questo tempo ancor prima di parlare noi al Signore, ascoltiamo ogni giorno il Signore che parla a noi nella sua Parola. Occorre però essere capaci di ascoltare: non è un'arte facile e richiede profonda umiltà nel riconoscere il bisogno della sua Parola. Il fondamento di ogni preghiera sarà sempre la contemplazione dell'amore che Dio ha per noi. Nasce da qui la più bella definizione di preghiera che io abbia mai trovato ed è di Charles de Foucauld: "Pregare è pensare a Dio, amandolo".
Intensificare la preghiera, il digiuno e l'elemosina durante questo periodo quaresimale può essere un buon modo per vivere questo tempo con serietà. Ma ciò deve essere fatto nello spirito di quanto detto nei paragrafi precedenti, e non semplicemente ripetendo rituali o pratiche vuote che non cambiano nulla. Come sottolinea il Vangelo di Matteo, la preghiera, il digiuno e l'elemosina non servono per vantarsi e cercare il plauso degli altri (Matteo 6,1-18). Devono essere vissuti con l'autenticità di un cuore disposto ad amare come Dio stesso ama, dimostrandolo attraverso azioni concrete che trasformano la realtà in cui viviamo.