I segni della Quaresima
preghiera, digiuno, elemosina

<< Torna indietro



 
 
Il digiuno, l’elemosina e la preghiera fanno parte da sempre della vita della Chiesa. E ne caratterizzano da sempre il tempo della Quaresima. A metà circa del nostro itinerario quaresimale, fissiamo, una volta ancora, nel nostror cuore il loro significato originario e il loro spirito autentico, soprattutto alla luce della Parola di Dio e della tradizione vivente della Chiesa. La pratica penitenziale è ascesi cristiana che indica un insieme di comportamenti consigliati in vista di un perfezionamento spirituale e per corrispondere alla volontà di Dio.
 
Il Digiuno 

Il digiuno. Digiunare significa privarsi di qualcosa di vitale – e il cibo è vitale – ma non come forma di sacrificio di sé o perché Dio vuole che soffriamo in qualche modo. Queste idee nascono da una concezione dualistica che ha accompagnato la tradizione cristiana, dove il corpo era considerato malvagio e quindi meritevole di punizione. Questa non è la concezione biblica, che comprende l'essere umano nella sua interezza, "un corpo animato dallo spirito, uno spirito incarnato in questo mondo".  Pertanto, il digiuno riguarda più la persona intera (non solo il corpo) e l'astensione da atteggiamenti o azioni che non contribuiscono alla costruzione del Regno di Dio. Il digiuno può essere inteso come un atto di generosità, di servizio e di amore verso gli altri, espresso nelle realtà materiali che meglio ci aiutano a farlo.
 
Ovviamente il digiuno cristiano ha un significato spirituale. Esso è un segno esteriore di conversione, del nostro impegno a vivere una vita cristiana più autentica. Il digiuno e l’astinenza quaresimale, oltre a limitarsi nel cibo e bevande, comprende anche il contenere o eliminare l’eccesso di fumo, di vedere troppa TV, di stare a giocare troppo davanti al computer.
 
L’Elemosina
 
Eleémosynè traduce il termine ebreo sedaqah, che significa “giustizia”, probabilmente perché l’elemosina è un mezzo per ristabilire la giustizia quale Dio la vuole sulla terra, dando a tutti gli esseri ciò di cui essi hanno bisogno. Tuttavia, senza l’amore, l’elemosina è cosa vana: “Quand’anche io distribuissi tutti i miei beni per sfamare i poveri, e dessi il mio corpo in preda al fuoco, se non ho la carità, tutto ciò non mi giova a nulla” (1Cor 13,3). La pratica dell’elemosina appare dunque come una forma concreta di andare in aiuto a coloro che si trovano nel bisogno e, allo stesso tempo, essa costituisce un esercizio ascetico, cioè un allenamento per liberarsi definitivamente dall’attaccamento ai beni terreni, che si potrebbe correre il rischio di assolutizzare e idolatrare
 
San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «L’elemosina … sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi è frutto di una privazione personale. L’elemosina, anche se piccola, aiuta ad alzare gli occhi da noi stessi e ad avere compassione per chi stende la mano in cerca di aiuto. Facendo così ci avviciniamo alla compassione che il Signore ha per noi. Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi.
 
La Preghiera

La Quaresima è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. E san Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».

I Vangeli narrano che Gesù si ritirava per pregare, ma sempre in relazione alla vita che conduceva. Ad esempio, Luca ci dice che "la sua fama si diffondeva sempre di più e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi solitari a pregare" (5,15-16). Oppure dopo la moltiplicazione dei pani, una volta congedata la folla, "salì sul monte, solo, a pregare" (Matteo 14,23).

 

 

Ci viene anche raccontata la preghiera di Gesù in momenti molto importanti della sua vita: all'inizio del suo ministero in Galilea (Marco 1,35); prima di scegliere i Dodici (Luca 6,12); e nel Getsemani, prima della sua Passione (Marco 14,32; Matteo 26,36-39; Luca 22,41).

 

Questi riferimenti biblici alla preghiera di Gesù invitano a essere persone di preghiera, ma sempre assicurandoci che la preghiera integri la vita e non ce ne allontani.


La Chiesa, madre e maestra, in Quaresima, invita ad una preghiera più fedele e intensa e ad una prolungata meditazione sulla Parola di Dio. La preghiera non è moltiplicare parole e gesti, ma porsi nel silenzio e ascoltare le Sante Scritture che ci riportano alla Parola di Dio. In questo tempo ancor prima di parlare noi al Signore, ascoltiamo ogni giorno il Signore che parla a noi nella sua Parola. Occorre però essere capaci di ascoltare: non è un'arte facile e richiede profonda umiltà nel riconoscere il bisogno della sua Parola. Il fondamento di ogni preghiera sarà sempre la contemplazione dell'amore che Dio ha per noi. Nasce da qui la più bella definizione di preghiera che io abbia mai trovato ed è di Charles de Foucauld: "Pregare è pensare a Dio, amandolo".
 
Nel nopstro inerario quaresimale non dobbiamo dimenticare mai che il credente prima di essere “uno che fa” è “uno che loda il Signore" e ne proclama il primato assoluto; è “uno che sta davanti a lui in silenziosa adorazione". 

Intensificare la preghiera, il digiuno e l'elemosina durante questo periodo quaresimale può essere un buon modo per vivere questo tempo con serietà. Ma ciò deve essere fatto nello spirito di quanto detto nei paragrafi precedenti, e non semplicemente ripetendo rituali o pratiche vuote che non cambiano nulla. Come sottolinea il Vangelo di Matteo, la preghiera, il digiuno e l'elemosina non servono per vantarsi e cercare il plauso degli altri (Matteo 6,1-18). Devono essere vissuti con l'autenticità di un cuore disposto ad amare come Dio stesso ama, dimostrandolo attraverso azioni concrete che trasformano la realtà in cui viviamo.
 
© Riproduzione Riservata