Esaltazione della Santa Croce

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Gli storici dicono che la festa dell'Esaltazione delle Croce abbia avuto origine a Gerusalemme dove esistevano due basiliche costruite al tempo e per opera di Costantino. La ricorrenza della loro dedicazione era ogni anno celebrata con grande solennità; vi convenivano da ogni parte vescovi, ecclesiastici, monaci e fedeli, molti dei quali pellegrini. In tale occasione si facevano venerare le reliquie della croce del Signore. Nell’anno 335 a Gerusalemme l’imperatore Costantino, assieme alla madre Elena, fece consacrare la grande Basilica della Resurrezione, divenuta, col tempo, la Basilica del Santo Sepolcro, ancor oggi, meta di pellegrinaggi. La Basilica include, al suo interno, la piccola altura del Calvario e il Sepolcro del Redentore. Qui si venera il legno ritenuto della croce di Gesù. Per i cristiani orientali la solennità della Esaltazione della Croce è paragonabile a quella della Pasqua.

 

La festa liturgica della esaltazione della Croce è, all’apparenza, una festa e sconcertante. Infatti, nei due termini Esaltazione e Croce c’è tutto il paradosso cristiano, in quanto essi sembrano uno la negazione dell’altro.

 

La Chiesa ha voluto celebrare la Croce anche in un giorno differente dal Venerdì Santo, al fine di narrare la gloria dell’amore che Gesù. Ma anche le croci che i nostri antenati hanno innalzato ai crocicchi di alcune strade, o sulle vette delle nostre montagne, indicandoci il cielo, ci ricordino la celebrazione dell'Esaltazione della Croce: esaltazione dell’amore di Gesù Cristo.

 

La festa della Esaltazione della Santa Croce non intende celebrare il legno dalla croce, ma il mistero d'amore che su di essa si è compiuto.

 

Nell’Innocente Crocifisso la croce, da strumento di condanna, diventa strumento di salvezza in forza del dono di sé. L’atto d'infinito amore compiuto da Gesù in croce è diventato l'unico atto di amore dell'umanità redenta. «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

 

Amare non è sentimento o emozione: amare è compiere segni e gesti concreti d’amore!

 

Il giovane Rabbi di Nazaret cercò di farlo comprendere al vecchio dottore della legge Nicodemo, ammiratore di Gesù e discepolo clandestino, che per non compromettersi preferiva incontrare Gesù nel cuore della notte. Gesù additò a Nicodemo un evento accaduto durante il cammino di Israele nel deserto. In seguito a una ribellione del popolo, l’accampamento Israelita fu infestato da serpenti velenosi.


Su comando del Signore, Mosè innalzò un serpente di bronzo e chiunque lo avesse guardato, anche se morso, avrebbe continuato a vivere. Proprio lo strumento di morte diventò così paradossale mezzo di salvezza. Come quel serpente innalzato sul bastone, così Gesù crocifisso sulla croce portò salvezza e redenzione a coloro che credono in lui. Gesù, inchiodato e innalzato sul colle Calvario resta a braccia aperte fino alla fine del mondo «perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

 

La figura di Nicodemo tornerà al tramonto della vicenda umana dell'Uomo di Nazareth: ne seppellirà il corpo nella sua tomba nuova dopo la tragedia del Calvario.Alla fine il vecchio Nicodemo riuscirà a rinascere dall'alto: nei giorni decisivi della passione lui sarà lì vicino al Crocifisso.

 

Cari Amici

 

In Cristo obbediente e umiliato fino alla morte di Croce Dio ha espresso il suo amore incondizionato e infinito per l’uomo. Dio ama così; Dio si dona senza riserve per l'uomo. Dio ama l'uomo a tal punto che l'uomo stesso diventa, per la potenza della misericordia di Dio, la mèta dell’amore di Dio. Solo Dio scende realmente dalla sua condizione regale e onnipotente per farsi servo.  

Esaltare la croce vuol dire allora riconoscere che Dio si dona per amore dell’uomo.

 

La Croce rivela l'incredibile amore di Dio. La croce è l’unità di misura dell’amore di Dio, che è amore senza misura.

Per questo la croce diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana. La nostra salvezza, la pienezza della nostra vita, la gioia e la pace, sgorgano da una sola fonte: la Croce del Signore Gesù Cristo. E' stato solo una questione di amore: del suo amore!

 

Se oggi, contemplando la Croce, non ci sentiamo amati, significa che non abbiamo ancora compreso e sperimentato l'amore di Dio. 

 

La croce è la manifestazione dell’amore di Dio. Guardiamo bene questo uomo crocifisso, scopriremo che la Croce è il segno luminoso dell’amore; ancora di più, dell’immensità dell’amore di Dio, di ciò che mai potevamo immaginare.


La croce di Cristo è la “buona notizia” per il mondo, quella che illumina tutte le altre, quella che importa veramente. Gesù Cristo sulla Croce ha versato il suo sangue per liberare l'umanità dalla schiavitù del peccato e della morte.

 

Perciò la Croce da simbolo di morte si è trasformata in simbolo d'Amore che vince l'odio e genera la vita immortale; da segno di maledizione si è trasformata in segno di benedizione.

 

Dio ha amato così. La salvezza sta nell'Amore crocifisso che cambia la storia e la porta a compimento.

Fermiamoci oggi dinanzi al Crocifisso e in silenzio fissiamo il Cristo, e aspettiamo che ci parli. E lasciamoci accompagnare sui sentieri della verità.

 

Nella croce di Cristo si scopre un amore che ci precede, ci accompagna e ci segue sempre. Un amore che non ha misura. Un amore che chiede solo di essere accolto con fede e umiltà.

 

Senza la forza della Croce non si può sprigionare la potenza della risurrezione! Soltanto se comprenderemo che la Croce eretta sul Calvario non è l’annuncio di un fallimento, di una vita di sofferenza e di morte, ma messaggio trionfante di vita, allora potremo cantare con la liturgia:
O Crux, ave, spes unica”!
“O croce, unica speranza,
so
rgente di vita immortale,
accresci ai fedeli la grazia,
ottieni alle genti la pace”!

 

 

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