Credo in Gesù Cristo
che il terzo giorno è risuscitato

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Perché "il terzo giorno"? Forse è possibile una risposta triplice:

Il numero tre nella Sacra Scrittura esprime superlativo, totalità, qualcosa al suo livello più alto. Ad esempio, per riferirsi a Dio nella Bibbia, non si usa il termine "Santissimo", come facciamo oggi, ma piuttosto Egli è chiamato tre volte Santo (cfr Is 6,3; Ap 4,8).

 

Pertanto, il fatto che Gesù sia rimasto nel sepolcro per tre giorni significa che è entrato pienamente nella realtà della morte, nella sua massima estensione.

Non solo è entrato e ne è uscito subito, ma è rimasto morto per tutta la sera e la notte del venerdì, per tutto il giorno e la notte del sabato, e solo all'alba della domenica è risorto. Questa permanenza di Gesù nella morte esprime la totale solidarietà del Signore con noi.


Per darci la vita, ha preso su di sé la nostra morte, abbracciandola fino alle sue ultime conseguenze; quindi non esiste realtà umana, per quanto oscura o irrimediabile possa sembrare, che Egli non sia in grado di comprendere, illuminare e da cui non possa trovare una via d'uscita.

 

Ai tempi di Gesù, si credeva che un cadavere iniziasse a decomporsi il quarto giorno (cfr. Gv 11,39). Il fatto che Gesù sia risorto il terzo giorno indica che il suo corpo morto non ha subito corruzione.

Ciò adempie quanto profetizzato nel Salmo 16,8-11, come interpretato da San Pietro nel suo primo discorso (cfr. Atti 2,22-31) e affermato da San Paolo (cfr. 1 Cor 15,3-5).


Oltre alla Bibbia, c'è una testimonianza che rivela ciò che accadde a Gesù nella tomba: la Sindone, che gli scienziati sostengono fosse avvolta attorno al corpo di Gesù. È di lino; misura 4,6 x 1,10 metri e presenta due diversi tipi di segni: i primi sono segni di sangue provenienti da ferite che coincidono in tutto e per tutto con quelle subite da Gesù: un colpo al naso, la flagellazione, la corona di spine, le cadute, le ferite alla spalla e alla schiena per aver trasportato qualcosa di ruvido e pesante, la crocifissione mediante chiodi che hanno trafitto polsi e caviglie e, da morto, la penetrazione di una lancia nel costato.

 

In verità questi segni di sangue sono segni di vita, poiché Cristo ci ha donato la vita versando il suo sangue. E va aggiunto che per gli ebrei il sangue è la sede della vita.


Gli altri segni sulla Sindone, successivi a quelli del sangue, sono stati prodotti dalle radiazioni emesse, in assenza di peso, dal corpo in essa avvolto. Questi segni hanno impresso, in negativo un'immagine tridimensionale dell'uomo che è stato avvolto nella Sindone e poi è svanito, lasciandola intatta, ma vuota. Per questo Giovanni «vide e credette» (Gv 20,8). (cfr. CCC 640).


Secoli prima della venuta di Cristo, i profeti avevano già predetto questo "terzo giorno".

 

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