Credo in Gesù Cristo
che fu sepolto
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Dobbiamo riconoscere che la paura del buio non è un problema solo dei bambini. Se all'improvviso fossimo immersi in un'oscurità totale, in cui non potessimo distinguere assolutamente nulla; se fossimo involontariamente immersi in un'oscurità assoluta, da cui non sapessimo quando o se mai emergeremmo, saremmo davvero spaventati, davvero terrorizzati.
Senza luce non sopravviveremmo.
Non è vano che nella Bibbia l'oscurità sia collegata alla morte (cfr. Mt 4,16; Lc 1,79). Questo concetto era palpabile ai tempi di Gesù, perché le persone seppellivano i loro morti in grotte buie scavate nella roccia, lasciandoli avvolti nell'oscurità più totale.
Questo è ciò che accadde con Gesù. I Vangeli non solo narrano come morì (cfr. Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,44-46; Gv 19,30-34), ma descrivono in modo puntuale anche la sua sepoltura (cfr Mt 27,57-61; Mc 15,42-47; Lc 23,50-55; Gv 19,38-42).
Nel Credo proclamiamo che Gesù “fu sepolto”, e ci sconvolge capire che il Figlio di Dio sia penetrato nelle profondità della realtà umana più devastante, spaventosa e oscura; quella che ci ha fatto perdere la speranza; una fine senza fine.
Perché lo fece? San Massimo il Confessore suggerisce che, poiché Cristo è Vita, si lasciò inghiottire dalla morte per seminare in essa un seme vitale che la distruggesse dall'interno.
Da qualche parte si dice che la morte è diventata "indigesta" perché, dopo aver inghiottito l'Autore della vita, è stata avvelenata e distrutta.
Ecco perché Gesù accettò di morire e di essere lasciato in una tomba, perché non aveva intenzione di restarci.
Se Egli entrò nella tomba, non fu perché potessimo avere il conforto della sua compagnia in quella spaventosa oscurità, ma per aprire una porta, per aiutarci a trovare la via d'uscita.
Vale la pena aggiungere che il Credo degli Apostoli, dopo aver proclamato che Gesù fu sepolto, afferma che egli "discese agli inferi". Cosa significa?
Significa che Dio, fatto uomo, è giunto al punto di entrare nella massima e assoluta solitudine dell'uomo, dove non giunge alcun raggio d'amore, dove regna l'abbandono totale senza alcuna parola di consolazione: "gli inferi”.
Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha varcato la porta di questa solitudine estrema per guidarci ad attraversarla anche noi insieme a Lui.
Tutti noi abbiamo provato, almeno una volta nella vita, una terrificante sensazione di abbandono, e ciò che più ci spaventa della morte è proprio questo: proprio come i bambini hanno paura di restare soli al buio, solo la presenza di una persona che ci ama può rassicurarci.
Proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte risuonò la voce di Dio. L'impensabile è accaduto: cioè l'Amore è penetrato "negli inferi"; anche nell'oscurità più totale dell'assoluta solitudine umana, possiamo udire una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori.
Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù «è risuscitato dai morti» (1 Cor 15,20) presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti. È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi: Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri». (CCC 632).
Gli esseri umani vivono perché sono amati e possono amare; e se l'amore è penetrato anche nel regno della morte, allora la vita ha raggiunto quel punto.
Nell’ora della massima solitudine non saremo mai soli.
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