Credo in Gesù Cristo
che è salito al cielo
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Quando nel Credo diciamo che Gesù Cristo “è asceso al cielo”, non dobbiamo pensare che Gesù abbia intrapreso un movimento ascensionale dal basso verso l’alto. Il cielo, infatti, non è un luogo fisico, ma rappresenta il regno del divino, una situazione, una dimensione infinitamente superiore alla nostra.
Dire che Gesù Cristo "è asceso al cielo" esprime che, essendo Uomo, Egli è anche Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive che «L'ascensione di Gesù Cristo segna l'entrata irreversibile dell'umanità di Gesù nella gloria divina, simbolizzata dalla nube e dal cielo ove egli siede ormai alla destra di Dio. …» (CCC 665).
Cristo ha annunciato che sarebbe andato a prepararci un posto (cfr Gv 14,2). Dire che è «asceso al cielo» non implica che ci abbia lasciati e non si sia più preoccupato di noi, ma che è andato avanti e ci attende.
San Paolo afferma che formiamo un solo corpo in Cristo (cfr Rm 12,5), quindi dove va lui, il nostro capo, dobbiamo andare anche noi.
Dire che Gesù "è asceso al cielo" ci conforta, considerando che come il cielo è ovunque andiamo, siamo e viviamo, così anche lo sguardo amorevole di Colui che è asceso al cielo è su di noi ovunque andiamo (cfr Sal 139,7-8). Egli non ci perde mai di vista perché è attento a ciò di cui abbiamo bisogno, per aiutarci, per liberarci da innumerevoli pericoli e problemi, o per donarci la sua grazia per superarli (cfr Sal 18,7-20).
Gesù è l'unico ed eterno Sacerdote che, con la sua Passione, è passato attraverso la morte e la tomba, è risorto ed è asceso al cielo; è presso Dio Padre, dove intercede per sempre per noi (cfr Eb 9,24).
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