Credo e aspetto la vita del mondo che verrà

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In questo mondo tutto passa. Nel mondo creato tutto finisce. Il tempo non si ferma, e sembra che la vita passi troppo in fretta. Vorremmo che durasse più a lungo, o meglio ancora, che non finisse mai.
Noi esseri umani vorremmo vivere per sempre.
In tutte le culture e in tutti i tempi si è parlato di una vita dopo quella presente. E mentre molti popoli hanno cercato di inventare come sarebbe potuta essere la vita futura, nel nostro caso non abbiamo dovuto inventare nulla, poiché Dio stesso ha rivelato la vita che ci sarà dopo questo mondo.
 
Siamo destinati all'eternità; la nostra vita non finirà mai; la morte non avrà la parola definitiva; sarà la porta d'accesso a un'esistenza senza fine.
 
Basandosi sulla Sacra Scrittura rivelata da Dio, la Chiesa insegna che dopo la morte il corpo decadrà e l'anima affronterà un giudizio personale che determinerà dove trascorrerà l'eternità.
 
L'anima di chi morirà in grazia, ossia nell’amicizia con Dio, senza dover espiare peccati o colpe, entrerà in quello stato che chiamiamo Paradiso per godere della presenza di Dio, della pienezza di tutto ciò che è bello e buono, dove non ci saranno più pianto né dolore (cfr Ap 21,4), e godrà della beatitudine eterna.
 
L'anima di chi muore in amicizia con Dio, ma ha ancora delle pene veniali che devono essere purificate per entrare in cielo con quella "veste della festa" di cui parla il Vangelo (cfr Mt 22,11-14), dovrà passare attraverso uno stato di purificazione chiamato Purgatorio. «Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo». (CCC 1030). I viventi potranno aiutare quest’anima a uscirne più rapidamente con preghiere di suffragio (cfr CCC 1032).
 
L'anima di chi morirà in peccato mortale senza pentimento «e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, rimarrà separata per sempre da lui per libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno». (cfr CCC 1033)
 
Così andranno le cose fino alla Seconda Venuta di Cristo, quando Egli ritornerà alla fine del mondo, alla fine dei tempi.
Allora i morti risorgeranno e le loro anime e i loro corpi saranno riuniti, ma non come in questo mondo, bensì saranno corpi gloriosi, come quello del Cristo Risorto che non era soggetto alle leggi della gravità, dello spazio o del tempo.
 
E ci sarà un Giudizio Universale per i vivi e per i morti, nel quale ogni cosa sarà resa nota e verrà deciso o ratificato il destino eterno di ogni persona.
E ci saranno solo due possibilità: trascorrere l’eternità nello stato beato che chiamiamo paradiso/cielo, o soli e tristi, lontani da Dio per sempre nello stato che chiamiamo inferno. La Parola di Dio ne fa memoria: «Tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.» (Gv 5,29).
 
Quindi, quando nel Credo affermiamo di attendere "la vita del mondo che verrà", esprimiamo la nostra speranza che, quando giungerà il momento della risurrezione finale, potremo vivere l'eternità alla presenza di Dio, in compagnia della Beata Vergine Maria e di tutti i santi e dei  nostri cari che ci hanno preceduto nel segno della fede.
 
E allora facciamo nostre le ultime parole della Bibbia invocando: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).

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