Che cosa ha lasciato il Giubileo dei Giovani?

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La prima sorpresa del Giubileo dei Giovani è stata questa. Quando Leone XIV apparve alla Messa di apertura, nessuno se lo aspettava. La sua presenza non era stata programmata. E le sue parole scatenarono l’euforia dei partecipanti.

 

A loro Papa Leone disse: «Voi siete il sale della terra, la luce del mondo! E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida, tutte per Gesù Cristo, saranno ascoltate fino alla fine del mondo! ».

 

Il Giubileo dei Giovani è stato molto più di un incontro con il Papa. È stata un’esperienza intensa, un'opportunità per approfondire la propria fede e sperimentare la grandezza della Chiesa cattolica. Molti arrivano con crisi, dubbi, ferite. È la generazione dei cercatori; ragazzi e ragazze che rivendicano valori essenziali: pace, giustizia, riconciliazione, solidarietà, carità.

 

Sono stati organizzati catechesi e celebrazioni penitenziali. Ci furono confessioni di massa al Circo MassimoPiù di ogni altra cosa, chiedere perdono a Gesù per i propri peccati e poi sentirsi in pace; più pulito, più felice.

 

La veglia a Tor Vergata è stata un momento cruciale. E il gesto del Papa di portare la croce del Giubileo non è passato inosservato.

 

Pochi minuti dopo, ha intrattenuto un dialogo con i giovani. Uno dei concetti

più ribaditi dal Pontefice è stato questo. «Carissimi giovani, impariamo a scegliere attraverso le prove della vita, e soprattutto ricordando che siamo stati scelti. Questa memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratuitamente, senza averla scelta! All'origine di noi stessi, non c'era una nostra scelta, ma un amore che ci desiderav».

 

Non sono mancate le spine del Giubileo. Due pellegrini sono morti durante il viaggio. E un altro giovane è stato ricoverato in ospedale. Il Papa ha avuto parole per tutti loro.

 

Il giorno dopo, durante la Messa, il Papa ha rivolto ai giovani il suo ultimo messaggio. «Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque tu sia. Non accontentarti di meno. Allora vedrai la luce del Vangelo crescere ogni giorno, dentro di te e intorno a te».

Si è così concluso uno degli eventi più attesi del calendario giubilare e di questo Anno Santo. Una delle settimane più attese.

È stato il più grande raduno presieduto finora da Leone XIV.

 

Ed è stato bello perché erano tanti i giovani/ragazzi. Attenzione: non era la Giornata mondiale della Gioventù; quella si celebrerà a Seul in Corea nel 2027. Era è Giubileo dei Giovani, e si sono visti tanti bei ragazzi convinti di quello che stavano celebrando.

 

Il momento dell’adorazione del Santissimo è stato esaltante. Sulla spianata di Tor Vergata era presente circa 1 milione, forse un milione e mezzo di giovani provenienti da 146 paesi di tutto il mondo di ragazzi e per 30 minuti non si è sentito, volare una mosca. Una nota critica? La veglia è stata davvero troppo distratta e chiassosa. I canti di Marco Frisina? Forse troppo “lunghi e noiosi”. E assolutamente troppo latino per dei ragazzi …. Lingua universale si dirà! NO: la lingua universale per loro è ormai l’inglese.

 

Ma è andata: a Tor vergata è stato un successo sotto tutti i punti di vista.

Non tacerò la mia preoccupazione: e domani?

Parteciperanno questi giovani e ragazzi in chiesa nel giorno di domenica alla celebrazione della Messa?

Quando si confesseranno la prossima volta?

Quando faranno la Santa Comunione?

Testimonieranno nella ferialità della loro esistenza la speranza piena che è il Signore?

 

Non sono domande che celano del pessimismo: sono interrogativi che un pastore non può non porsi. Perché solo così si può dire che Tor Vergata  si è posta nel mezzo di un prima e un dopo di … vita cristiana.
 

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