Catechismo della Chiesa Cattolica
La fede professata: la divina Rivelazione (2)
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I destinatali del testo
Al n. 12 si evidenzia la mediazione delle istanze ecclesiali (vescovi, redattori dei catechismi, presbiteri, catechisti) ma, soppesando bene la preziosità e linearità del volume in relazione al fatto che, nel contesto sociale contemporaneo, in notevole parte i fedeli adulti hanno raggiunto un livello culturale di scuola media superiore, e al fatto che la carenza della catechesi non è mistero ad alcuno, riterrei cosa provvida che, nella pratica, si desse il massimo risalto all'ultima frase: «Sarà di utile lettura anche per tutti gli altri fedeli cristiani». Sarebbe cosa quanto mai provvida che gli adulti facessero anche diretto ricorso a questo strumento per approfondire la propria fede o per avvicinarsi ad essa e conoscerla.
Per le altre mediazioni poi sarà bene ricordare che esse sono cosa ottima se condotte nelle situazioni che ne necessitano ma facendo attenzione che non si diluisca la gradazione contenutistica e non si depauperi l'ampiezza della sintesi. Se non si vuole che il dono grande di questo Catechismo si riduca soltanto a un monumento magisteriale - che del resto è - con il pretesto delle più varie contestualizzazioni (tutte operazioni doverose ma che richiedono grande equilibrio, maturità teologica e squisita pastoralità: doti non facilmente reperibili su tutti i mercati, eppure urgenti), si dovrà dare la più ampia diffusione al volume ricordando che esso potrà essere oggetto di intelligenti e fedeli semplificazioni, gradualizzazioni, ad esempio per la catechesi dei bambini, dei giovani o di determinati, particolari settori.
Le vie che portano alla conoscenza di Dio (nn. 31-35)
La questione della conoscenza naturale di Dio in un catechismo, che non è e non deve essere un testo di filosofia, è senz'altro assai delicata.
Pertanto nella fase di trasmissione didattica, riterrei conveniente, anzitutto, dire esplicitamente che la ragione umana, de jure, se non de facto, può pervenire ad una conoscenza oggettivamente certa dell'esistenza di Dio e degli altri praeambula fidei, anche se queste dimostrazioni non sono rigorosamente necessarie alla fede.
I misteri della vita di Gesù
Ci piace rilevare nei nn. 514-560 un'ottima presentazione catechistica, che consente di cogliere l'unità profonda intercorrente fra presentazione sistematica della dottrina, lettura dei Vangeli, vita liturgica della Chiesa. In questa parte, come in quella successiva sulla passione, il metodo adoperato non potrà che apportare frutti copiosi.
La storicità della Risurrezione
«Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare
La mediazione catechistica dovrà ben spiegare invece laddove si dice: «Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole» (n. 645). Occorrerà spiegare l'espressione sopra riportata in corsivo che è, peraltro, verissima; che il corpo di Cristo sia attualmente fuori del tempo si comprende in quanto non è sottomesso al movimento cosmico, ma che sia fuori dello spazio è questione meno afferratole. Cristo non fa parte dello spazio in modo astronomicamente reperibile; tuttavia, avendo un corpo, egli ha, in modo forse analogico, un luogo reale, come reale è la sua corporeità, giustamente affermata nello stesso paragrafo.
Inoltre, le nozioni di «spazio e tempo» sono un modo comodo per parlare della misura, della quantità estesa e del movimento, ma risentono - usate insieme - della matrice newtoniana, poi kantiana, nella quale sono state elaborate. Nella didattica catechistica di trasmissione, potrebbe costituire elemento di semplificazione spiegare che «il corpo di Cristo, che è vero corpo materiale, non è più sottomesso alle leggi di questo cosmo, ma le supera». Inoltre, si chiarificherebbe la distinzione fra quello che nella Risurrezione di Cristo era oggetto di percezione sensibile, e quello che appartiene formalmente all'ambito della fede. «Avvenimento storico constatabile attraverso il segno del sepolcro vuoto e la realtà degli incontri degli Apostoli con Cristo risorto,
Il catechista nell'opera di trasmissione dei contenuti potrà precisare quanto segue:
a)
b) Questo corpo ha alcune caratteristiche (le quattro doti dei corpi gloriosi: sottigliezza, impassibilità, immortalità, velocità) che trascendono l'ordine meramente fisico, e che derivano dalla totale sottomissione del corpo e dell'anima glorificata. Queste caratteristiche erano storicamente percepibili, ma non spiegabili, come i miracoli.
Livello del supernaturale quoad modum.
e) Finalmente,
A prescindere dalle qualificazioni tecniche, questa spiegazione non ci risulta tanto difficile, e salvaguarda sia la storicità della Risurrezione, sia la sua differenza da quella di Lazzaro.
La costituzione gerarchica della Chiesa
L'impostazione di questo paragrafo (nn. 874-896) è dimostrativa di quanto questo Catechismo sia fedele al Concilio Vaticano II: essa è totalmente desunta dalla costituzione dogmatica Lumen gentium. Risulta subito evidente l'equilibrio espositivo dal fatto che si evidenzia molto l'episcopato e il suo carattere collegiale ma senza che l'illustrazione della collegialità vada a scapito della responsabilità dei singoli pastori, né del legame del singolo fedele con il suo parroco e con il suo vescovo.
La trasmissione didattica e gli eventuali Catechismi locali, pensiamo che debbano ispirarsi a questa armonia presentativa dando il dovuto sbalzo al primato di Pietro e sviluppando il carattere personale del sacro ministero, perché nel contesto epocale generale, sia della società ecclesiale che civile, ciò che difetta è proprio la responsabilità personale davanti a Dio e agli uomini. Tutto tende a sciogliersi nell'anonimato inafferrabile delle commissioni, delle équipes, della proliferazione di sovrastrutture burocra-tiche ingessanti. Nell'alveo di questa fondamentale chiarificazione non sarebbe vano precisare che le stesse Conferenze Episcopali sono utilissime istituzioni di diritto ecclesiastico positivo e non godono dunque di autorità superiore a quella dei singoli vescovi. Esse costituiscono un modo di attuare lo spirito collegiale, certamente un modo tale per cui se non ci fossero occorrerebbe istituirle.
Il fedele comunque, consuetudinariamente, non ha a che fare con il proprio vescovo bensì con il clero della diocesi in cui risiede.
Il sacerdozio viene trattato nella seconda parte a proposito del sacramento dell'Ordine ma almeno un rinvio da parte di chi trasmetterà questo Catechismo potrà risultare opportuno per non dare l'impressione che
Sarà molto importante che i vari Catechismi locali che fioriranno a seguito e in attuazione di questo, nell'affrontare la parte ecclesiologica citino ampiamente i contenuti della Nota Praevia alla Lumen gentium e ad essa facciano costante riferimento per non squilibrare la bilancia in senso episcopaliano a tutto detrimento del corretto cammino ecumenico.