60 anni dal Concilio Vaticano II
Apostolicam Actuositatem

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Nel 60.mo anniversario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II penso di fare cosa gradita presentando una sintesi dei Documenti Conciliari,
con la speranza di suscitare l'interesse di leggerli e meditarli nella loro interezza.


 


DECRETO SULL'APOSTOLATO DEI LAICI


Se si domandasse a tutti i Vescovi, agli ecclesiastici e ai laici che con titoli diversi hanno collaborato nella preparazione del Decreto « De apostolatu laicorum », quali idee maestre hanno ispirato i lavori della loro Commissione, essi risponderebbero, che furono due: da una parte, raccogliere gli orientamenti e utilizzare gli insegnamenti provenienti da quarantanni di esperienza, du­rante i quali, rispondendo all'appello dei Papi e dei Vesco­vi, l'apostolato dei laici si è organizzato e sviluppato in tutto il mondo; dall'altra, necessità di mettere in luce, per renderne più convinti tutti i battezzati, che l'apostolato è un dovere derivante dall'essenza stessa della professione cristiana.


Due prospettive molto semplici, che, tuttavia, aprivano un campo immenso di studio e di lavoro alla Commissione Prepara­toria prima, alla Conciliare poi.

Le abitudini di una vita cristiana passivamente tradizionale avevano sopito, in molti cattolici, la coscienza delle proprie re­sponsabilità nella Chiesa.

Risalendo, perciò, ai fondamenti stessi della vocazione cristiana, alla luce dei grandi insegnamenti della Costituzione De Ecclesia, era possibile risvegliare e riscuotere quella coscienza, così come delineare la fisionomia dei veri apo­stoli, quali la Chiesa spera di vedere sorgere sempre più numerosi.


Nell'intento di riassumere e presentare, ovviamente per som­mi capi, il Decreto Apostolicam Actuositatem si può articolare il seguente schema.

Il Decreto conciliare trova il suo incipit definendo la natura e l'indole dell'apostolato dei laici offrendo, poi, delle direttive per il suo esercizio.

L'apostolato dei laici è reso oggi necessario soprat­tutto in vista dell'accresciuta autonomia di molti settori della vita umana che ha talvolta portato con sé un certo distacco dall'ordi­ne etico e religioso; questo apostolato, in tutti i tempi necessario, oggi riveste carattere di urgenza anche [non solo!] per la scarsità del clero, a volte impedito nell'esercizio del proprio ministero.

 

Apostolato e spiritualità dei laici

 

La vocazione cristiana è vocazione all'apostolato che la Chiesa esercita con tutti i suoi membri. È nel mondo che i laici sono chiamati a esercitare il loro apostolato. Nell'unione con Cristo ca­po, i laici sviluppano la loro spiritualità valendosi degli aiuti spiri­tuali comuni a tutti i fedeli. Questa loro spiritualità deve inoltre caratterizzarsi nello stato del matrimonio, della famiglia, del celi­bato, della professione in cui ciascuno si trova e deve fare gran conto della competenza del senso civico e delle virtù sociali.


L'apostolato della Chiesa e di tutti i suoi membri è diretto, innanzitutto, a manifestare il messaggio di Cristo e a comunicare la sua grazia.

Ma il compito specifico del laico è nell'animazione dell'ordine temporale. Nel corso della storia l'uso dei beni temporali è stato viziato da gravi errori e anche oggi non pochi pongono una eccessiva fiducia nel progresso e inclinano verso un'idolatria delle cose temporali.


Compito dei laici è operare direttamente sull'ordine temporale rendendolo conforme ai principi della vita cristiana; in questo quadro, va ricordata l'importanza dell'azione sociale dei cristiani.

 

Gli ambienti dell'apostolato dei laici

 

Il laico è chiamato a partecipare alla vita e all'azione della Chiesa a livello parrocchiale, diocesano, nazionale ed internazio­nale, facendo proprio anche l'impegno missionario.


L'apostolato nel proprio ambiente sociale è compito proprio del laico che lo adempirà:

a)   con la coerenza della vita ai principi della fede;

b)  con la carità fraterna che lo rende partecipe della situazio­ne, del lavoro e delle aspirazioni dei fratelli;

e) con la consapevolezza della parte che ha nell'edificazione dell'ordine sociale.

Nell'ordine nazionale ed internazionale i laici cattolici sono invitati ad adoperarsi per il bene comune, nell'amore della patria e nel fedele adempimento dei doveri civili, cooperarando con tut­ti gli uomini di buona volontà per il conseguimento del bene co­mune.


L'apostolato associato e individuale

 

I laici possono esercitare l'apostolato sia singolarmente che uniti in comunità o associazioni. Tutti i laici sono chiamati all'a­postolato personale, tra le cui forme va ricordata la testimonianza della vita, la parola, la consapevolezza di collaborare con Dio nell’edificazione dell'ordine temporale.

Questo apostolato personale è particolarmente importante là dove la libertà della Chiesa è gra­vemente impedita o dove i cattolici sono pochi e dispersi.


Di grande importanza è l'apostolato associato sia nella comu­nità della Chiesa sia nei vari ambienti in cui esso solo è in grado di raggiungere pienamente tutte le finalità dell'apostolato odierno.


Molteplici sono le forme dell'apostolato associato. Tra queste vanno segnalate quelle che rafforzano una più intima unità tra la fede e la vita, ed anche le organizzazioni internazionali.


I laici, salve le dovute relazioni con l'autorità ecclesiastica, possono creare associazioni ed aggregarsi a quelle già esistenti; tuttavia devono cercare di evitare le dispersioni e le interferenze.


Il Concilio raccomanda quei tipi di associazioni, i cui caratte­ri peculiari sono:

a) il fine apostolico della Chiesa (evangelizzazione e santifica­zione);

b) assunzione, da parte dei laici, di responsabilità proprie, in comunione con la Gerarchia;

e) lavoro unito in un corpo organico;

d) superiore direzione della Gerarchia che può sancire tale cooperazione anche con un « mandato » esplicito.

 

Rapporti con la Gerarchia

 

L'apostolato dei laici ammette vari tipi di rapporto con la Gerarchia, a seconda delle forme e dell'oggetto dell'apostolato stesso. Vi sono forme, create dalla libera volontà dei fedeli e che possono, in talune circostanze, meglio assolvere al loro compito, ma nessuno deve presumere di rivendicare la definizione di catto­lica senza il consenso della Gerarchia.


Il clero è invitato ad avere gran cura dei laici e del loro lavo­ro apostolico e specie i sacerdoti delegati alla loro assistenza deb­bono adoperarsi per essi, con ogni cura.

Nelle diocesi e nelle parrocchie, è fatto voto che vi siano dei consigli ai quali possono collaborare clero, religiosi e laici.

 

Formazione all'apostolato

 

Nell'apostolato c'è bisogno di una specifica formazione sia ri­guardo al progresso interiore del laico, sia riguardo al mutare delle circostanze in cui la sua azione si svolge. Il laico deve esse­re formato, a una pienezza umana, secondo il genio e la condi­zione di ciascuno.

Oltre alla formazione morale e dottrinale oc­corre dare una formazione alla convivenza e al dialogo, una for­mazione alla fermezza di giudizio tenendo sempre conto dell'inte­grità della persona umana, nella sua armonia.


Le varie forme di apostolato esigono una particolare formazione:

a) per quanto concerne l'evangelizzazione i laici dovranno es­sere soprattutto preparati circa quei punti della dottrina messi in discussione dal materialismo;

b) per quanto concerne l'ordine temporale dovranno essere educati sul significato e valore dei beni temporali e sulla dottrina morale e sociale della Chiesa;

e) per quanto concerne infine le opere di carità dovranno es­sere educati, fin dalla fanciullezza, a condividere e soccorrere le necessità dei fratelli.

Il Concilio esorta tutti i laici a rispondere generosamente alla voce di Cristo e all'impulso dello Spirito.

 

Il Decreto Apostolicam Actuositatem fu approvato da 2342 Pa­dri il 18 novembre 1965 con 2340 voti a favore e 2 voti contrari.
 

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