4 domenica di Pasqua
Una relazione nuova e personale con Gesù bel pastore

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Dal Vangelo secondo Giovanni 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse:  «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
 

Il Vangelo di Giovanni descrive Gesù con immagini originali, suggestive e belle. L’intento è quello di consentire ai suoi lettori di scoprire che solo il Signore e Messia può rispondere pienamente ai bisogni fondamentali degli esseri umani.
Gesù è «il pane della vita»: chi si nutre di lui non avrà fame.
Gesù è «la luce del mondo»: chi lo segue non camminerà nelle tenebre.
Gesù è «il bel pastore»: chi ascolta la sua voce troverà la vita.

E’ importante ricordare che nel testo originale greco la parola usata per “buono” è in realtà “καλός”, cioè “bello”. “Bello” è dunque parola con la quale la Scrittura definisce  una persona che svolge pienamente il suo compito, in un modo ideale. Gesù è pastore “bello” nel senso che è modello e guida affidabile da imitare.  La “bellezza” della sua azione  è consista proprio in un servizio d'amore “perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.
 
Tra le immagini giovannee ve n’è una, umile e quasi dimenticata, che tuttavia contiene un significato profondo. «Io sono la porta». Gesù è porta aperta; chi lo segue attraversa una soglia che conduce a un nuovo mondo: un nuovo modo di comprendere e di vivere la vita.
 
L'evangelista spiega tale concetto con tre caratteristiche:
1.   «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato». La vita ha molte uscite. Non tutte portano al successo o garantiscono una vita piena. Chi, "comprende" Gesù e farà di tutto per seguirlo, questi entrerà dalla porta giusta. Non sprecherà la sua vita. La salverà.
 
2.  Ma l'evangelista aggiunge qualcos'altro. Chiunque entri per mezzo di Gesù «entrerà e uscirà». Ossia, avrà libertà di movimento. Entrerà in uno spazio in cui potrà essere libero, perché potrà essere guidato solo dallo Spirito di Gesù. Non sarà il luogo della illegalità o della anarchia. «Entrerà e uscirà» passando sempre attraverso quella "porta" che è Gesù, e si muoverà sulle sue orme.
 
3.   Infine l'evangelista aggiunge ancora un altro particolare: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me … troverà pascolo». Non avrà fame o sete. Troverà cibo solido e abbondante per vivere: il suo Corpo e il suo Sangue.

Cari Amici
Cristo è la "porta" attraverso la quale debbono entrare oggi i cristiani se vogliono far rivivere la propria identità. Un cristianesimo formato da battezzati che si riferiscono a un Cristo poco conosciuto, vagamente ricordato, invocato all’occorrenza quasi magicamente, un Gesù silenzioso che non dice nulla di speciale al mondo di oggi, un Gesù che non tocca i cuori ... è  un cristianesimo senza futuro.

Solo Cristo può condurci a un nuovo livello di vita cristiana, ben motivata, nutrita e radicata nel Vangelo.
 
Ognuno di noi può contribuire al fatto che nella Chiesa, Gesù si percepisca e sia presente in un modo più vivace e appassionato. Ogni battezzato coerente  può far sì che la Chiesa sia sempre più la Chiesa di Gesù.
Ciò vuol dire fare una nuova esperienza di Gesù riaccendendo il nostro rapporto con Lui. Metterlo saldamente al centro della nostra vita. Passare da un Gesù confessato abitudinariamente a un Gesù accolto in modo convinto e vitale.
 
Il racconto evangelico di Giovanni al riguardo fornisce alcuni suggerimenti importanti quando si parla del rapporto delle pecore con il Pastore.
Ascoltare la sua voce in tutta la sua freschezza e originalità. Non lasciarci distrarre o fuorviare da altre strane voci mondane.
Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Siamo chiamati da  Gesù "con il nostro nome". Lasciamoci attrarre personalmente da Lui.
Le pecore seguono il Pastore perché conoscono la sua voce. È decisivo seguire Gesù. La fede cristiana non consiste nel credere alcune cose su Gesù, ma nel credere in lui; incontrare lui; vivere confidando nella sua persona.
 
Gesù, bel pastore, cammina davanti alle sue pecore: seguiamolo!
Non percorriamo la strada della nostra vita da soli.
Ascoltiamo il suo richiamo.

 

 

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