11 ottobre 1962
iniziava il Concilio Ecumenico Vaticano II
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Si inaugurò dopo tre anni di preparazione e di preghiera. Infatti il 17 maggio 1959, festa di Pentecoste, venne costituita dal Papa Giovanni XXIII la Commissione ante-preparatoria, presieduta dal cardinale Domenico Tardini, Segretario di Stato.
In una allocuzione radiofonica del 27 aprile 1959 il Papa invitò i cattolici dell'Orbe a pregare e a fare penitenza per il buon esito del Concilio.
In realtà pochi erano quelli che compresero il significato vero e profondo della decisione storica del Papa. Ma l'emozione che l'annuncio suscitò fu la conferma delle attese e delle speranze, spesso indistinte, ma universali che vi erano nell'umanità per l'azione della Chiesa, quelle medesime speranze che il Papa, nel suo anelito pastorale, aveva già intuito e che gli avevano ispirato, in definitiva, la risoluzione di convocare i Vescovi del mondo cattolico.
Qualcosa di simile era già accaduto poco meno di un secolo prima ai tempi del Vaticano I.
Nel mondo cattolico si manifestarono apprensioni e timori che nel sinodo imminente si confermasse e prendesse forma dogmatica la supremazia del Papa a detrimento non solo dell'autorità dei vescovi, ma della stessa autonomia degli Stati. La preoccupazione politica fece velo alla retta comprensione del grande evento.
Quando fu annunciato il Vaticano II le condizioni esterne erano di molto cambiate e nessuno poteva aver motivi o pretesti d'ordine temporale per manifestare preoccupazioni o timori analoghi a quelli del 1867.
Tali furono le pregiudiziali che ispirarono anche una parte della stampa e dell'opinione pubblica nelle sue valutazioni del Concilio, inducendola a ricercare, nei lavori di preparazione e in quelli dei quattro periodi, quanto poteva sembrar utile a confermare tesi preconcette. In sostanza, la Chiesa venne considerata molto spesso in una dimensione unicamente terrena, storica, a discapito del suo carattere soprannaturale.
Derivò da questo atteggiamento la tendenza a sensibilizzare le discussioni e gli atti conciliari più immediatamente collegati alla realtà presente, come lo schema sulla Chiesa nel mondo contemporaneo e l'altro sulla libertà religiosa o, ancora, talune questioni che più da vicino toccano il senso comune o l'interesse o il costume: ad esempio la limitazione delle nascite, la morale del matrimonio.
Le diverse posizioni emerse nel Concilio sui problemi volta a volta presi in esame, approfonditi, discussi, erano altrettante facce di uno stesso sentimento: l'assenso o il dissenso, lealmente e francamente manifestati con la parola e col voto, furono testimonianze che, davanti a Dio, avevano lo stesso valore e che alla fine vennero a coincidere, per questo impulso soprannaturale, in una quasi unanimità sui problemi di fondo.
La molteplicità delle culture, delle ideologie, delle opinioni, delle correnti di progresso [non si dimentichi mai che hanno lavorato insieme 2540 Padri provenienti da tutto il mondo!] hanno — alla fine — costruito una mirabile osmosi e una stupenda e sorprendente coralità. Giovanni XXIII — ricorda il segretario generale del Concilio, mons. Pericle Felici — aveva detto con voce ferma e con lo sguardo proteso verso l'avvenire: « II Concilio riuscirà! ». E il Concilio è riuscito.
Decreti come quelli sulla libertà religiosa e sull'ecumenismo rivelano una attitudine di aggiornamento pastorale.
La Costituzione sulla liturgia, che fu il primo documento che ha trovato immediata e facile applicazione, ha introdotto l'uso della lingua parlata, ha fatto scoprire l'importanza restituita alla liturgia della parola come alimento della vita di fede, la rivalutazione dell'assemblea cristiana come comunità orante presieduta dal sacerdote che, con differenza di carisma e ministero, la rappresenta e la interpreta dinanzi a Dio.
Allo stesso modo le Costituzioni sulla Chiesa e sulla Rivelazione mostrano un approfondimento biblico e teologico.
Sono, queste, applicazioni conciliari oramai visibili a tutti e che non hanno tardato a recare felici conseguenze nella conoscenza e nella pratica della religione, anche se — come disse il teologo Yves Congar, creato poi cardinale — «i Concili non sviluppano la loro azione che con il tempo. Ci vorranno cinquant’anni per poter cominciare ad apprezzare bene il Vaticano II. È troppo tardi per gli uomini incalzati come siamo noi, ma è la misura della storia».
Vi è nella Chiesa una sublimità e una profondità, una latitudine e una longitudine associate insieme, e insieme sempre perenni che i Documenti conciliari hanno messo nella loro concorde evidenza.
Pensando al periodo postconciliare, alla Chiesa rinnovata, ci soccorre l'immagine del Signore viandante sulla strada che da Gerusalemme porta a Emmaus. La Chiesa è anch'essa pellegrina incontro ai dubbi e ai turbamenti dell'uomo contemporaneo. La Costituzione pastorale sulla presenza della Chiesa nel mondo d'oggi appare come un dialogo dell'eterno con il tempo e del tempo con l'eterno; apre la possibilità di incontri, di collaborazioni che possano portare alla Salvezza della quale la Chiesa è custode e missionaria.
All'interno stesso della cristianità vie di comprensione sono dischiuse nella ricerca ansiosa di una reintegrazione nell'unità della fede. Questa disposizione della Chiesa verso l'unità nella valutazione di elementi complementari nella problematica dei suoi teologi per un positivo aggiornamento pastorale, di elementi comuni religiosi nella sua ansia ecumenica, di elementi comuni naturali nel suo apostolato missionario tra i non cristiani, e infine sollecitudine verso i non credenti, è senza dubbio l'aspetto conciliare che ha incontrato maggior rispondenza nel mondo.
Il Vaticano II ha così permesso di scoprire la Chiesa all'interno, nella sua universale maternità.
Il Concilio si è rivelato un « atto di amore » e quindi di fedeltà della Chiesa verso il Cristo e verso il mondo.
Il Vaticano II ha avuto un'importanza capitale nel ridestare la fede nella società contemporanea. Purtroppo non pochi pregiudizi ed equivoci si sono dissolti e ancora si stanno dissolvendodiverse e opposte interpretazioni hanno rischiato e rischiano di svilire la sua profezia, la sua eredità e il suo valore.
Il Concilio è stato veramente un dono dello Spirito di verità e di carità, un dono di riconciliazione.
È in atto una distensione degli animi, una attenzione sempre più viva e aperta alla missione spirituale della Chiesa. Ciò è frutto di una « nuova psicologia » sollecita a cogliere in tutti un fondo comune dispositivo al messaggio cristiano e alla sua opera salvifica.
Con particolare sensibilità sono state seguite le discussioni e quindi i loro risultati circa i termini dialettici che animano i rapporti tra unità e diversità, tradizione e progresso, autorità e libertà, dottrina teologica e linguaggio pastorale.
Uguale sensibilità si è avuta nel rilevare il realismo soprannaturale che ha sempre caratterizzato l'ottimismo dei Padri nella ricerca di ciò che unisce piuttosto di quello che può dividere, senza alcuna minorazione della verità divina e con un sincero spirito di incarnazione di ogni legittimo e positivo valore umano.
Si è pure compreso lo sforzo del Concilio volto verso ogni genuina riforma nello spogliamento di sovrastrutture, nella eliminazione di elementi acces-sori in favore dell'essenziale e quindi nella graduale trasformazione e riforma di istituti e organi tradizionali che consentano alla Chiesa di essere riguardata nella sua autentica originalità.
Il riconoscimento di una sana e giusta laicità delle realtà terrestri si unisce all'affermazione dell'apostolato laicale nella identificazione tra vocazione cristiana e vocazione all'apostolato, nell'indicare la secolarità come « indole propria e peculiare » dei laici e quindi dell'animazione e ordinazione dei valori temporali al Cristo mediante il laicato. Si tratta di una serie di approfondimenti e di integrazioni in un'ampia ed ecumenica visione ecclesiologica incentrata sul Cristo: a Cristo vivo risponda la Chiesa viva.
Un simile rinnovamento riporta costantemente alla Rivelazione, come all'anagrafe insostituibile d'ogni aggiornamento cristiano, all'esempio del Signore, e quindi a una prassi liturgica nella quale la Salvezza ha la sua efficace perennità. Il Concilio ci permette di muoverci e respirare in una Chiesa antica e sempre nuova, «semper reformanda» per una più fedele conformità al Cristo e un più proficuo apostolato missionario.
La Chiesa si è rivolta verso il mondo con ospitalità evangelica, e il mondo ha compreso questa attitudine divina e umana, intenta a offrire un soccorso liberatore e reintegratore alla sua inefficienza morale e religiosa.
Il Concilio così continua. Continua come una grazia straordinaria concessa da Dio alla sua Chiesa, come un arricchimento del patrimonio della fede nell'aggiornamento ai « segni dei tempi » che la Chiesa ha la missione di valutare senza tuttavia che ciò significhi abbandono o mutamento alcuno delle realtà divine che la rendono, come il Cristo e con il Cristo, sempre contemporanea: « Sarò con voi, sempre », simile in questo allo scriba dotto, di cui parla il Vangelo, che trae de thesauro suo nova et vetera.
I sedici documenti conciliari passeranno alla storia per il fuoco che accendono più che per le poche prescrizioni pratiche che contengono.
Costituzioni
SC Sacrosanctum Concilium - Sulla Liturgia
LG Lumen Gentium - Sulla Chiesa
DV Dei verbum - Sulla Parola di Dio
GS Gaudium et Spes -Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
Decreti
AD Ad Gentes - Sull'attività missionaria della Chiesa
PO Presbyterorum Ordinis - Sul ministero e la vita dei presbiteri
AA Apostolicam Actuositatem - Sull'apostolato dei laici
OT Optatam Totius - Sulla formazione sacerdotale
PC Perfectae Caritatis - Sul rinnovamento della vita religiosa
CD Christus Dominus - Sull'ufficio pastorale dei vescovi
UR Unitatis Redintegratio - Sull'ecumenismo
OE Orientalium Ecclesiarum - Sulle Chiese Orientali
IM Inter Mirifica - Sui mezzi di comunicazione sciale
Dichiarazioni
GE Gravissimum Educationis - Sull'educazione cristiana
NA Nostra Aetate -Sulle relazioni con le religioni non cristiane
DH Dignitatis Humanae - Sulla libertà religiosa
Si è sprigionato un vento pentecostale che ha spalancato porte e finestre, che ha ravvivato ogni stagnante atmosfera, che ha abbattuto muraglie anguste e angustianti, che ha sospinto la Chiesa verso l'avvenire, incontro a Cristo che ritorna.
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