Venerdì Santo
o Crux, ave, spes unica

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La Settimana Santa assume la sua maggior intensità spirituale e il suo dramma a partire dal Getsemani. Nell’orto degli olivi Gesù vive uno dei momenti più angoscianti. L’oscurità della notte, illuminata dal bagliore della prima luna piena di primavera, fa presagire la tragedia.
 
La notte cederà il passo al giorno; e la passione alla Pasqua.
Papa Francesco ha ricordato: "Il Venerdì santo è il momento culminante dell’amore. La morte di Gesù, che sulla croce si abbandona al Padre per offrire la salvezza al mondo intero, esprime l’amore donato sino alla fine, senza fine. Un amore che intende abbracciare tutti, nessuno escluso. Un amore che si estende ad ogni tempo e ad ogni luogo: una sorgente inesauribile di salvezza a cui ognuno di noi, peccatori, può attingere. Se Dio ci ha dimostrato il suo amore supremo nella morte di Gesù, allora anche noi, rigenerati dallo Spirito Santo, possiamo e dobbiamo amarci gli uni gli altri". (Udienza generale, 23 marzo 2016) 

Il venerdì è l'unico giorno senza l'Eucaristia. Quel giorno, quel 14 di Nisan, l'Eucaristia, istituita il giorno precedente era più che mai offerta, sacrificio e  banchetto: Gesù stesso si è offerto sull'altare del Calvario, sull'altare della croce. Pertanto, la liturgia del Venerdì santo rende impossibile la celebrazione della Eucarestia e propone, in cambio, una intensa, sincera, dolorosa e piena di speranza celebrazione della Passione e Morte del Signore.
Il Papa emerito Benedetto XVI il 20 aprile 2011 ha detto: "Il Venerdì Santo è memoria della passione e della morte del Signore; adoreremo Cristo Crocifisso, parteciperemo alle sue sofferenze con la penitenza e il digiuno. Volgendo “lo sguardo a colui che hanno trafitto” (cfr Gv 19,37), potremo attingere dal suo cuore squarciato che effonde sangue ed acqua come da una sorgente; da quel cuore da cui scaturisce l’amore di Dio per ogni uomo riceviamo il suo Spirito. Accompagniamo quindi nel Venerdì Santo anche noi Gesù che sale il Calvario, lasciamoci guidare da Lui fino alla croce, riceviamo l’offerta del suo corpo immolato".
 
Tutto è diverso nei suoi riti, cerimonie e sviluppo. Anche l’ora ideale per la celebrazione che dovrebbe essere più vicina possibile all’ora nona  (le 15, ora solare). L'altare deve essere spoglio, le luci spente, senza croce, senza candelieri, senza tovaglie. La celebrazione inizia nel silenzio - un silenzio che si dovrebbe poter "sentire" - e il sacerdote non bacia l'altare, ma si prostra a terra, mentre lui e la assemblea pregano in silenzio. Veste la casula di colore rosso, il colore della passione e del martirio.

 La celebrazione inizia con una preghiera e prosegue con la Liturgia della Parola. Nella prima lettura, Isaia profetizza sul Servo di Jahvè, sfigurato, senza un volto umano, oggetto di vessazioni, come un agnello condotto al macello. Pieno di piaghe: "delle sue piaghe noi siamo stati guariti".

Il silenzio eloquente della croce

Il Vangelo è la passione di Giovanni. Colpisce e impressione il silenzio e la dignità di Gesù Cristo. Segue l'omelia, necessariamente breve, mesta e sostanziosa. Non c’è la preghiera dei fedeli poiché c’è la così detta preghiera, universale, diviso in due parti: un monito e la preghiera. Si prega per la Chiesa, il Papa, i sacri ministri e i fedeli; per i catecumeni, per l'unità dei cristiani, per il popolo ebraico, per i non-cristiani, i non credenti, i governanti e per gli afflitti.
Dopo la preghiera universale si conclude la prima parte della liturgia del Venerdì Santo. La seconda è l'Adorazione della Santa Croce. Tre volte il Cristo crocifisso è mostrato al popolo all’annuncio: "Ecco il legno della croce, dove è stato appesa la salvezza del mondo. / Venite ad adorarlo".
Il popolo fedele si accosta a baciare il legno della Croce mentre il cantico proclama: "Adoriamo la tua Croce, o Signore, e glorifichiamo la tua santa resurrezione. Per la tu santa croce è venuta la gioia al mondo intero”. “Vittoria, tu rgnerai. Oh corce, ti tu cis alverai.”

La distribuzione della Santa Comunione è la terza e ultima parte di questa liturgia severa, serena e dolente. Dopo la comunione, di nuovo, il silenzio. Abbiamo celebrato la morte di Cristo. Ora tocca accompagnarlo al suo sepolcro. A Lui e a Maria, sua Madre, la Madre del Giustiziato, l’Addolorata, la Vergine della Solitudine. E con il silenzio, appare, ancora una volta, la religiosità popolare, che diventa magnifica, nella seconda metà del Venerdì.
Durante il Sabato Santo fino all’ultima ora possibile della sera, non ci può essere celebrazione liturgica alcuna. La Chiesa continua il lutto. La Chiesa attende e aspetta. L'intera liturgia, la spiritualità e l’azione pastorale della Quaresima e della Settimana Santa si incammina a attende la grande notte che sarà il grande giorno per sempre, il Giorno dei Giorni.
 
La Via Crucis cederà il passo alla Via Lucis. La Croce esploderà nella Luce. È l'albero della vita, la fonte della rigenerazione nuova e definitiva. L'amore del Crocifisso -  amore senza limiti - ha fatto nuove tute le cose.
Noi lo siamo solo nella sua Croce trasfigurata, nel suo costato aperto dalla lancia, sorgente di acqua e sangue: sorgente di vita.

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