Tempo di vacanze e la confessione

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Il tempo delle vacanze/ferie potrebbe essere un tempo da dedicare anche al sacramento della confessione o riconciliazione? Io credo di sì. C’è tempo per riflettere, per esaminare la propria coscienza, per incontrare la misericordia di Dio Padre.
La confessione! Credo sia “il più scomodo fra i sacramenti”. Certamente è uno dei Sacramenti più disatteso e che molto volentieri è evitato dai nostri fedeli. Eppure il sacramento della penitenza è quello più necessario all’uomo, dopo il Battesimo proprio per la fragilità della condizione umana. Penso tuttavia che questo sacramento sia disatteso ed evitato per il fatto che i nostri fedeli non lo capiscono. Eppure qui si incontrano l’infinita misericordia di Dio e l’infinita miseria dell’uomo. Agostino lo chiama il sacramento dove,  si incontrano miseria e misericordia! Papa Francesco ha detto: "C’è gente che ha paura di avvicinarsi alla Confessione, dimenticando che là non incontriamo un giudice severo, ma il Padre immensamente misericordioso. E’ vero che quando andiamo in confessionale, sentiamo un po’ di vergogna. Ciò succede a tutti, a tutti noi, ma dobbiamo ricordare che anche questa vergogna è una grazia che ci prepara all’abbraccio del Padre, che sempre perdona e sempre perdona tutto".
 
 
In un ineffabile mistero d’amore, Gesù stesso rimette i peccati attraverso il ministero della Chiesa, ridona la grazia santificante che era stata perduta con il peccato mortale. La Confessione frequente rafforza la vita cristiana, sostiene la volontà di compiere il bene e di evitare il male. La finalità tipica della penitenza-sacramento è la riconciliazione dell'uomo con Dio, con la Chiesa, con se stesso, derivante dalla remissione dei peccati e accompagnata da un dono specifico di grazia che rende più efficace tutto il dinamismo di vita proprio della conversione. In questa prospettiva, la riconciliazione sacramentale si manifesta come autentica esperienza di comunione, il cui nucleo essenziale è dato dalla reciprocità del dono:
   
      dono di Dio all'uomo e dono dell'uomo a Dio;
       dono della Chiesa all'uomo e dono dell'uomo alla Chiesa.
 
La reciprocità del dono qualifica la riconciliazione sacramentale come gesto di ricostruzione salvifica che si esprime in novità di vita.
Questa novità di vita è data dall'irruzione del futuro ultimo nella storia personale e comunitaria, perché si pone come una ulteriore esperienza del disegno salvifico di Dio nel mondo, come una ulteriore esperienza della Chiesa segno di salvezza tra gli uomini, come una ulteriore esperienza dell'uomo rifatto in Cristo (cfr. PO 5). Nella riconciliazione sacramentale si ha, così, una chiara e reale affermazione dell'ordinamento di tutta la creazione compiutasi definitivamente, anche se non completamente, nel mistero pasquale, perché vi è una reale anticipazione, benché non completa e definitiva della vittoria finale e completa sul peccato.

Per confessarsi bene
 
Per confessarsi bene occorrono cinque cose.
 
L’esame di coscienza
E’ una diligente ricerca dei peccati commessi contro Dio, il prossimo e noi stessi dopo l’ultima Confessione ben fatta.
 
Il dolore.
E’ l’elemento essenziale della Confessione. Consiste nel rincrescimento interno, sommo, universale, soprannaturale di aver offeso Dio e di aver meritato i suoi castighi.
 
Il proponimento.
E’ il proposito sincero di non voler più ricadere nel peccato e di fuggirne le occasioni.
 
La Confessione.
E’ l’accusa dei propri peccati. Deve essere integra, sincera, chiara, per i peccati mortali. E’ bene confessare anche quelli veniali.
 
La soddisfazione.
E’ la penitenza che ci impone il confessore alla quale ogni anima cristiana aggiunge l’offerta delle sue sofferenze quotidiane.



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