Sacerdoti secondo il cuore di Cristo

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La Chiesa ha celebrato venerdì, festa del sacro Cuore, la giornata mondiale di preghietra per la satificazion de Sacerdoti
 
La Chiesa ha sempre insegnato che il sacerdote è un uomo scelto da Dio tra gli uomini per servire gli uomini nelle cose che si riferiscono a Dio. La lettera agli Ebrei attesta: ”Ogni sommo sacerdote, preso tra gli uomini, è costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati”. (Eb 5,1)
Nella fisionomia del prete vi è qualcosa di essenziale che non cambia, che resta immutabile: ieri oggi e sempre; il sacerdote è chiamato a vivere sempre e permanentemente l’unico e permanente sacerdozio di Cristo.
Compito di ogni sacerdote, di ogni epoca della storia, è quello di scoprire giorno dopo giorno l’oggi del suo sacerdozio nell’oggi del sacerdozio di Cristo, il Quale è immerso nella storia dei ogni uomo. Oggi come ieri Gesù Cristo è lo stesso e lo sarà sempre (Eb 3,18).
 
Nei confronti del sacerdote l’uomo di oggi, come quello di tutti i tempi ha un unico desiderio: trovare in lui chi lo aiuti a colmare la sete di Dio. Al sacerdote si chiede Cristo e si pera che il sacerdote lo dia attraverso la sua Parola.
Con una affermazione incisiva e qualificata papa Benedetto, parlando ai sacerdoti di Varsavia, ha dichiarato: “Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale”.
 
In verità il sacerdote è l’amministratore non solo del grande bene della redenzione, ma dello stesso Redentore in persona. Celebrare l’Eucarestia è la missione più esaltante, sublime e sacra di ogni sacerdote.
 
Egli, poi, è testimone e strumento della misericordia divina, portando a compimento in tal modo il mandato conferito da Cristo agli Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20, 22-23), e realizzando per mezzo suo, nel modo più pieno, la sua paternità spirituale.
Tutto ciò esige dal sacerdote che egli faccia per prima l’esperienza di questa misericordia di Dio attraverso la pratica assidua e frequente del sacramento della riconciliazione.
Il sacerdote è uno specialissimo testimone dell’invisibile nel mondo; è un uomo in contatto permanente con Dio, con la santità divina, e vive ogni giorno la presenza in lui di questa santità di Dio.
Per questo il sacerdote, in contatto con la santità di Dio, riceve da Lui una chiamata costante a incarnare nella propria vita questa stessa santità. Il suo ministero sacerdotale lo impegna a vivere la propria vita fino alla radicalità evangelica vivendo i consigli evangelici e attraverso questa vita vissuta radicalmente raggiungere la santità alla quale ogni battezzato, ma lui in modo speciale è chiamato da Dio.
 
Da questa chiama del ministro alla santità deriva la particolare necessità della preghiera nella vita del prete, poiché l’orazione sgorga dalla santità ed è la risposta alla stessa.
 
Cristo ha bisogno di sacerdoti santi; lo stesso mondo reclama da essi una vera santità di vita. Solo unprete santo può essere guida degli uomini e testimoni di Cristo e del suo Vangelo in un mondo secolarizzato. Solo un sacerdote così può essere guida degli uomini e maestro di santità. E solo così può svilupparsi una azione pastorale efficace.
I frutti duraturi degli sforzi pastorali nascono dalla santità del sacerdote.
Quando un prete s’accorge che gli sforzi pastorali sono ingenti e i frutti minimi, sarà urgente in primo luogo egli esamini la propria vita di preghiera, la sfera spirituale, la tensione alla santità.
 
Il sacerdote è chiamato a essere l’uomo della Parola di Dio, generoso e infaticabile evangelizzatore. Questo essere “l’uomo della parola di Dio” porta con se l’esigenza del fatto che il sacerdote sia l’uomo della Parola annunciata, l’uomo della Parola vissuta.
 
Per cui il sacerdote dovrà vivere la parola che annuncia per essere convincente; e ugualmente dovrà impegnarsi ad essere intellettualmente preparato per conoscerla e annunciarla efficacemente.
Il sacerdote, infine deve essere un uomo della scienza di Dio. Deve possedere e trasmettere la scienza di Dio sapendo che questa non è solo un insieme di verità dottrinali che è tenuto a conoscere per poter rispondere in maniera adeguata ed essere così fedele al Vangelo. Ma deve avere soprattutto una esperienza personale e viva del Magistero. E’ il senso cheesprime San Giovanni nel suo Vangelo nell’orazione sacerdotale: “che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3).
 
Questi aspetti della vita del sacerdote sommariamente esposti, costituiscono la sua fisionomia essenziale, immutabile, valida per ieri per l’oggi e per il futuro.
Ma il sacerdote è cosciente che qualcosa deve modificarsi nella sua fisionomia: egli, infatti dovrà adeguarsi a ogni epoca e a ogni ambiente di vita per poter continuare ad annunciare la Parola che salva e far giungere agli uomini e alle donne del nostro tempo il messaggio di salvezza.
Per questo è naturale che il sacerdote conosca gli orientamenti della società contemporanea e della cultura, le sue necessità più profonde, i suoi valori non già per adattare a essi il Vangelo, ma per poter determinare i mezzi e i modi più idonei al fine di far giungere a tutti la Parola di salvezza nella duplice fedeltà a Dio e all’uomo.