Quaresima: ho ascoltato/meditato la Parola per dare frutti di conversione?

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Convertitevi, poiché il regno dei cieli è vicino!"(Mt 3, 2).
Questo invito/imperativo  percorre tutta la Sacra Scrittura: dai Profeti fino a Gesù Cristo e agli Apostoli. Dare frutti degni di conversione era l’invito che formulava ai suoi ascoltatori Giovanni Battista, dopo aver loro annunciato il messaggio della salvezza. Coloro che ascoltavano questo messaggio, si pentivano dei loro peccati e ricevevano il battesimo di penitenza.

Convertirsi significa essere disposti ad accogliere la chiamata del Signore e porsi in stato di revisione di vita alla luce dalla Parola di Dio per orientare la propria vita più profondamente a Lui.
Gesù stesso ha voluto fare l’esperienza del Battesimo nel Giordano, benché in Lui non vi fosse neppure l’ombra del peccato. E fece di più. Una volta battezzato, andò nel deserto dove stette per quaranta giorni e quaranta notti digiunando, in conversazione costante con il Padre.
La pratica della Quaresima (quadragesima=quaranta) nel contesto dell’anno liturgico della Chiesa trova qui il modello e offre a noi l’opportunità di santificare in tal modo la penitenza quaresimale.

"Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4, 4). Così rispose Gesù al demonio nella “sua quaresima” nel deserto.

Allora chiediamoci a mo' di verifica:


La “nostra quaresima” è stata caratterizzata caratterizzata da un chiaro e determinato impegno di ascolto della parola del Signore ricorrendo a tutti i mezzi a nostra disposizione: catechesi, omelia, lectio divina individuale o lettura comunitaria delle Scritture, esercizi di pietà, preghiera personale?

La Parola di Dio è stata fonte di speranza, di giustizia, di fraternità, di apostolato, di coerenza di vita, di amore e di carità?

Ha prodotto in me una autentica conversione del cuore?
Scrive s. Agostino: "E’ fondamentale comprendere che la pienezza della Legge, come anche di tutte le divine Scritture, è l’amore ... Per tanto, chi crede di aver compreso le Scritture, o almeno una parte qualsiasi di esse, senza impegnarsi a costruire, sulla base del loro insegnamento, l’amore verso Dio e verso il prossimo, dimostra di non aver compreso alcunché" (De doctr. christiana, 35).


Nella nostra società l’uomo sembra avere smarrito la propria vita interiore.
Tutto è molto superficiale; a malapena si me medita e si riflette.

La lettura della Bibbia è stata fatta con il desiderio di trovare luce e forza?
E' stata una fonte molto efficace di vita interiore e di spiritualità?


La Quaresima è stata un tempo propizio per incontrarmi con Dio nella lettura della Sacra Scrittura anche solo per pochi minuti al giorno.
Ho avuto la possibilità di liberarmi dalla falsità che mi attornia e di incontrarmi con la mia vita interiore?
La Parola di Dio ha proiettato sguardo dentro di me, proiettandovi la luce della Parola stessa?


Per raggiungere questo obiettivo mi sono impegnato il necessario e l'indispensabile?
O ho lasciato tutto allo spontaneismo, al caso, al sentimento.

Ho saputo organizzarmi un poco?

Sono riuscio a pianificare i quaranta giorni – la mia quaresima – con un minimo di programmazione?

Ho deciso/voluto dedicare benché pochi minuti al giorno con regolarità e costanza?


Alla fine della Quaeesima posso dire di aver compiutio un buon esercizio quaresimale?
Ho davvero approfittato di un vero itinerario ascetico per giungere convertito e rinnovato alla celebrazione della Pasqua?

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