Portare la croce

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Uno dei maggiori rischi del cristianesimo attuale è quello di passare gradualmente dalla "religione del Crocifisso" a una "religione del benessere."

Un teologo americano qualche anno espresse un concetto che mi impressionò fortemente; egli ipotizzò, entro non molti anni, una religione che avrebbe predicato un Dio senza collera, che avrebbe accolto gli uomini senza peccato nel suo regno senza giudizio, per mezzo di un Cristo senza croce.

Il pericolo è reale e deve essere evitato.

 

Insistere nell'amore incondizionato di un Dio amico non deve mai significare un Dio fatto a nostra convenienza, un Dio permissivo che legittima una "religione borghese" (J. B. Metz). Essere cristiani non è cercare un Dio che mi si addica e mi convenga, che dica 'sì' a tutto, ma un Dio che, proprio per essere un Dio-Amico, ridesti la mia responsabilità, permetta la mia sofferenza e ascolti il mio grido anche in silenzio.

 

Scoprire il Vangelo come fonte di vita e di stimolo della crescita cristiana non significa comprendere la fede  come una "immunizzazione" contro la sofferenza. Il Vangelo non è un complemento tranquillante per una vita organizzata al servizio dei nostri fantasmi di piacere e benessere. Cristo fa godere e provoca sofferenza, conforta e inquieta, sostiene e contraddice. Solo allora è via, verità e vita.

 

Non dobbiamo cancellare le parole del Vangelo di Gesù che, seppur dure, ci pongono di fronti alla verità della nostra fede: «Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà»

Egli non avrebbe potuto scegliere un linguaggio più incisivo. Tutti conoscevano la terribile immagine del condannato costretto a portare sulle spalle la trave orizzontale della croce fino al luogo della crocifissione.

 

E i discepoli cercavano di capire. Gesù disse loro più o meno così: Chi vuol seguirmi dovrà essere disposto a essere respinto. A subire esattamente quello che hanno fatto a me. Agli occhi di molti il mio discepolo sembrerà colpevole. Lo condanneranno. Faranno in modo che non dia fastidio. E dovrà portare la sua croce. In questo modo il mio discepolo sarà più vicino a me. Sarà davvero un degno mio seguace. Condividerà in tal modo il destino dei crocifissi di tutti i tempi. Con loro entrerà un giorno nel regno di Dio.

Portare la croce, allora, non è cercare "croci", ma accettare la "crocifissione" che è riservata a tutti i veri discepoli che seguiranno le orme di Gesù.