Orientamenti per l’annuncio e la catechesi dei fanciulli e dei ragazzi

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Sono stato richiesto da alcuni amici di riflettere su un tema struggente e urgente per la pastorale delle nostre Chiese diocesane: la catechesi dei fanciulli e dei ragazzi.  Mi accingo volentieri a prestare questo servizio mettendo a frutto l’impegno di tutta la mia vita di sacerdote, di teologo e di catecheta dedicata allo studio, alla ricerca, all’insegnamento e alla divulgazione della evangelizzazione e della catechetica.

 

Non v’è dubbio che nell’ultimo ventennio la fede è stata messa sicuramente alla prova. La dittatura del relativismo ha dato risposte inadeguate alla giusta domanda dell'uomo di usare a pieno della propria ragione come elemento distintivo e costitutivo della propria identità. Il relativismo contemporaneo mortifica la ragione perché di fatto arriva ad affermare che l`essere umano non può conoscere nulla con certezza al di là del campo scientifico positivo. La secolarizzazione poi non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta altresì in seno alla Chiesa stessa snaturando dall'interno e in profondità la fede cristiana e lo stile di vita dei credenti. Essi vivono nel mondo etsi Deus non daretur - come se Dio non esistesse -, come in una negazione pratica di Dio; come se non ci fosse più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Tuttavia, l’uomo mendicante di significato e di compimento va alla continua ricerca di risposte esaustive alle domande di fondo che non cessa di porsi.

 

Ecco perché questo è anche il tempo che ha aperto una stagione assolutamente inedita: la fine del cristianesimo sociologico può essere l'inizio del cristianesimo della grazia e della libertà. Occorre, però, un colpo d’ali, una ripresa decisa, una convinta consapevolezza, una fiducia assoluta per rimettere al centro delle attività della Chiesa l’impegno della evangelizzazione e della catechesi. Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare e insegnare”… (Evangelii Nuntiandi 14)

 

E’ un dato di fatto che gli ultimi 20 anni sono stati generalmente lacunosi e approssimativi in ordine alla evangelizzazione e alla catechesi. La catechesi sembra essere diventata la cenerentola della nostra pastorale. Dopo l’impegno generoso ed entusiasmante dei primi esaltanti anni 1980/1990, la catechesi ora annaspa e non è riuscita ancora a sfondare il muro della catechesi dei giovani e degli adulti. E’ viva tra i catecheti italiani e i teologi pastoralisti ma - ne sono convinto anche tra parroci e gli addetti al settore - la sensazione che la catechesi non abbia più il suo vestito! La catechesi sembra essere tornata a essere il solo catechismo dei fanciulli orientati alla prima comunione e alla cresima. Anche nel linguaggio corrente dei nostri sacerdoti e catechisti si parla con disinvoltura di catechismo per la prima comunione e catechismo per la cresima. Insinuando già con questo esercizio di vocabolario la notizia che la cresima … è la festa dell’arrivederci se non dell’addio!

 

La catechesi sembra così aver perso l’unico punto di riferimento che la scelta degli anni ’70/80 aveva individuato: una catechesi per la maturità della fede e della vita cristiana. Ora essa sembra servire quasi essenzialmente al progetto della sacramentalizzazione. Con la dolorosa conseguenza che è sotto gli occhi di tutti: se è vero che dalle nostre Parrocchie passa circa il 96% dei fanciulli per essere ammessi alla messa di prima comunione e successivamente al sacramento della Confermazione, è altrettanto vero che neppure il 10% di essi, al termine del percorso, si integra nella comunità cristiana che celebra l’eucarestia domenicale e festiva.

 

Vuol dire che qualcosa non funziona! E forse c’è da riflettere sulla trasmissione della fede: sul come dire la fede; e soprattutto quale  fede diciamo!

Premetto che non esistono facili soluzioni per arginare questo fenomeno di grande disaffezione religiosa. Sono troppi gli agenti che concorrono a una tale debacle.

Gli operatori della pastorale catechistica sostengono che sia urgente rendere l’iniziazione cristiana (IC) come un processo di vita nuova che il fanciullo debba vivere e trascorrere in parrocchia prima di ricevere la prima comunione e la cresima. Il Direttorio Generale per la Catechesi parla di IC come di un progetto scandito da tappe, quasi sul paradigma dell’antico catecumenato, con alcuni momenti di vera verifica.


Motivi ispiratori dell’Iniziazione Cristiana

 

Quali sono allora i motivi ispiratori di un ritorno effettivo alla iniziazione cristiana? Abbiamo detto che una delle poche cose che ancora funzionano è il fatto che praticamente quasi tutti i ragazzi oggi ancora partecipano al catechismo e ricevono i sacramenti dell’IC. Occorre prendere atto, tuttavia che non regge più, invece, l’inserimento nella vita di Cristo e della Chiesa e la cresima diventa “la festa dell’arrivederci”, nel senso che nella grande maggioranza dei casi dopo la cresima i ragazzi salutano in modo non sempre riconoscente e abbandonano la vita cristiana ed ecclesiale, o almeno la partecipazione alla comunità eucaristica. Occorre ammettere onestamente che il sistema di iniziazione tradizionale mostra inesorabilmente la sua insufficienza rispetto al compito di iniziare alla fede le nuove generazioni.

 

Sembra fondamentale avviare un cambio radicale del sistema catechistico che passi certamente attraverso il paradigma catecumenale suddiviso per tappe e che coinvolga la comunità cristiana. È indispensabile ridare centralità alla dimensione ecclesiale-comunitaria dell’IC recuperando il compito della comunità cristiana nel suo insieme, quale grembo generatore della fede.

Al riguardo, una particolare attenzione va data alla famiglia. In questo tipo di proposta la famiglia, in stretta alleanza educativa con la comunità, ha un ruolo diretto nel cammino di fede dei figli; i genitori, infatti, sono considerati veri protagonisti nell'educazione alla fede dei propri figli.

 

Una nuova architettura deve sorreggere l’IC dei fanciulli e dei ragazzi perché non sia più una iniziazione semplicemente ai sacramenti, ma alla fede e alla vita cristiana; perché i sacramenti non siano più riti di passaggio adombrati da un senso vago o sentimentale del sacro, ma come segni e gesti della fede: “segni efficaci della grazia istituiti da Gesù Cristo per santificarci”.

Non ci si può più accontentare di dare i sacramenti dell’IC; ma preoccuparci di iniziare alla fede e alla vita cristiana. Infatti, «pur essendo vero che la grazia sacramentale, infusa in noi dallo Spirito santo, genera e alimenta la vita di fede, speranza e carità, va ribadito che i Sacramenti sono pur sempre e in primo luogo “i Sacramenti della fede”, che presuppongono la grazia della fede come condizione indispensabile per la loro efficacia salvifica» (Documento di Base 23).

 

Abbiamo detto dell’urgenza di coinvolgere la comunità cristiana per una architettura seria e severa. Una Chiesa che non evangelizza, una Chiesa che non pone la catechesi al centro del proprio servizio ecclesiale è una Chiesa che trascura il primo e prioritario suo compito, il primo e prioritario suo dovere; è una Chiesa destinata a soffocare. La comunità cristiana è l'origine, il luogo, la meta della catechesi. E’ sempre dalla parrocchia che nasce l'annunzio del Vangelo che invita gli uomini e le donne a convertirsi e a seguire Cristo. “Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare …”. (Ecclesia in Europa, 45). 

Per questo la parrocchia deve diventare il primo focolare della catechesi in quanto è la realizzazione storica del dono della comunione che è frutto dello Spirito. Ed è sempre la stessa parrocchia, la stessa comunità cristiana che accoglie coloro che desiderano conoscere il Signore e impegnarsi in una nuova vita. Essa accompagna i catecumeni e i catechizzandi nel loro itinerario catechistico e, con materna sollecitudine, li rende partecipi della propria esperienza di fede e li incorpora nel proprio seno.

 

Chi coinvolgere specificatamente?

 

1.    I catechisti della IC dei fanciulli e dei ragazzi

2.    Le équipes accompagnatrici dei fidanzati che si preparano al matrimonio.

3.    Le famiglie dei fanciulli e dei ragazzi dell’IC.


Tali operatori dovranno essere consapevoli di assumersi un impegno forte di fede e di tempo, con la disponibilità a partecipare ai diversi momenti formativi proposti e a farsi portavoce nelle proprie comunità.

 

  In merito alla formazione dei catechisti, spero che non vi sia bisogno di ritornare; diamo qui per scontato che il catechista della IC non è un ragazzo/o o una signora di buona volontà scelta dal parroco, ma una persona che ha dedicato un congruo tempo alla sua aspecifica preparazione. I catechisti, per adempiere al servizio della Parola e per essere in grado di promuovere la crescita dei destinatari nella vita di fede, hanno bisogno di un'adeguata preparazione. Nessuno nasce catechista e nessuno diventa tale per sviluppo spontaneo. Ma ogni cristiano può diventare catechista grazie a un itinerario di formazione che ne stimoli la crescita e la stabilità e ne corregga gli inevitabili limiti. E’ tempo di avere il coraggio di investire mezze ed energie alla formazione autentica e vera dei catechisti. Se ancora si esita e/o si tentenna al riguardo, fatalmente non si andrà molto lontano.

 

  In merito alle équipes accompagnatrici dei fidanzati che si preparano al matrimonio occorre motivare che la Chiesa deve compiere ogni sforzo per preparare i nubendi a essere, in qualità di genitori, “i primi educatori dei loro figli con la parola e con l’esempio” ( Rito del Battesimo).

 

  In merito alla famiglia va detto con coraggio e consapevolezza che o la famiglia assicura un accompagnamento nella fede dei figli che frequentano il catechismo di IC, o ogni azione sostitutiva sarà pressoché vana. Ricordano che la famiglia come luogo di catechesi ha una prerogativa unica: trasmettere il Vangelo radicandolo nel contesto di profondi valori umani. Su questa base umana è più profonda l’iniziazione nella vita cristiana: il risveglio al senso di Dio, i primi passi nella preghiera, l'educazione della coscienza morale e la formazione del senso cristiano dell'amore umano concepito come riflesso dell'amore di Dio creatore e padre. Insomma, si tratta di una educazione cristiana più testimoniata che insegnata, più occasionale che sistematica, più permanente e quotidiana che strutturata in periodi. In questa catechesi familiare risulta sempre più importante l'apporto dei nonni. La loro saggezza, i loro senso religioso sono, molte volte, decisivi per favorire un clima veramente cristiano.


Il compito della famiglia nella IC è il tema più difficile e arduo che merita una maggiore attenzione. Spesso per i genitori attendere che si compia il tempo previsto per il conferimento dei sacramenti dell'IC diventa un peso sopportato solamente perché sia resa possibile la convenzione tradizionale della prima comunione e della cresima di figli. Certamente la comunità ecclesiale deve farsi carico delle famiglie della propria parrocchia perché diventino al loro interno autentiche scuole di evangelizzazione e catechesi per i loro figli e a tal fine dovrebbe riservare un minimo di preparazione ai genitori rendendoli:

   consapevoli e responsabili del servizio alla vita che Dio ha posto nelle loro mani;

   illuminando il loro originario compito educativo in qualità di catechisti e primi maestri della fede per i loro figli.

   aiutandoli a passare da una richiesta dei sacramenti dell’IC, fatta per tradizione, ad una richiesta motivata delle ragioni della fede,

   promuovendo nei genitori una fede adulta propria di cristiani laici che hanno per vocazione la famiglia;

   abilitandoli alla testimonianza di fede nella famiglia, nella Chiesa e nella società.

 

A questo punto non si può escludere dalla nostra riflessione il ministero del Parroco che della comunità ecclesiale è l’animatore. Il presbitero non potrà disattendere l’impegno del coordinamento della catechesi che oggi, soprattutto, è il principali della cura d'anime. E' un compito caratteristico, peculiare, proprio del presbitero nell'azione catechistica. Come Gesù si dedicò alla formazione dei Dodici, così il parroco dovrebbe spendere le migliori energie di mente e di cuore per una efficace catechesi nella propria parrocchia. formazione idonea e pertinente dei catechisti. «Tra i compiti del presbitero nella catechesi e in particolare del parroco vi è quello di «suscitare e discernere vocazioni per il servizio catechistico e, come il catechista dei catechisti, badare alla loro formazione, dedicando a questo compito la massima sollecitudine» (DGC 225).

 

l’Itinerario di Fede dell’IC

 

L’Iniziazione cristiana non è un aspetto secondario e marginale, ma centrale e prioritario della vita e della missione della Chiesa. Pertanto, la Chiesa ha sempre praticato l’IC per la chiara ragione che «cristiani non si nasce, si diventa» (Tertulliano, Apol. 18,4). L’IC tocca un pilastro fondamentale della formazione dell’essere cristiano e della Comunità cristiana. È perciò in gioco la missione essenziale della Chiesa.

 

Come configurare, allora l’itinerario di fede dell’IC che preceda, accompagni e segua la celebrazione dei Sacramenti?

 

Per IC si intende “l’introduzione e l’accompagnamento dei bambini e dei ragazzi all’incontro personale con Gesù nella comunità cristiana”, in un percorso che va da 6/7 a 14 anni e che si ispira all’antico catecumenato.

L’IC non è semplicemente il tempo in cui ci si prepara ai Sacramenti attraverso il catechismo, ma il tempo in cui si viene introdotti alla vita cristiana in tutta la sua ricchezza. Si tratta, pertanto, di un cammino di IC dei fanciulli e dei ragazzi:

1.  che non dia per scontata la fede, ma si preoccupi di generarla. Occorre annunciare la fede come se fosse mai stata annunciata!

2.   che configuri questo cammino come una introduzione globale alla fede e alla vita cristiana, senza limitarsi al momento dottrinale o sacramentale tenendo conto delle dimensioni costitutive dell’esperienza cristiana: l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera personale e comunitaria, la celebrazione sacramentale, la vita di carità, cambiamento di mentalità e di abitudini ecc.;

3.   che sia scandito da tappe progressive soprattutto di tipo celebrativo;

4.   che sia accompagnato dall’attiva partecipazione della comunità ed offra concrete esperienze di vita ecclesiale.

5.   che presti un’attenzione particolare per la fase che segue il conferimento dei sacramenti, chiamata “fase mistagogica”.

 

Si tratta di attivare una IC che non si accontenti di dare i sacramenti ma che introduca effettivamente alla fede e alla vita cristiano-ecclesiale.

Inatti:

1.  l’essenza della IC è l’incontro personale con il Cristo vivente , esperienza misteriosamente attraente che precede e fonda ogni conoscenza dottrinale e ogni scelta morale;

2.   tale incontro avviene nella comunità cristiana, luogo vitale e soggetto educante dei credenti in cammino;

3.  secondo la modalità specifica dell’introduzione e dell’accompagnamento, cioè in un arco di tempo congruo e secondo una pedagogia della fede che è propria della Chiesa stessa.

 

In sostanza, la proposta di IC sia ben ancorata alla vita, l’accompagni con naturalezza e leggerezza, inserendosi in modo efficace. Non abbia l’aspetto di una serie di adempimenti pesanti e poco utili. Si faccia in modo che ragazzi e genitori conservino un buon ricordo di quanto hanno vissuto.

In questo cammino di introduzione e di accompagnamento alla vita di fede, che vede protagonista lo Spirito santo, hanno un posto di assoluta rilevanza i sacramenti. Pur consapevoli dell’unità dei sacramenti dell’IC e della centralità dell’Eucaristia, sapendo, che non vi è nessuna indicazione di ordine teologico va considerata vincolante per quanto attiene ai tempi e all’ordine della loro celebrazione, la riflessione pastorale è che i sacramenti della Riconciliazione, della Cresima o Confermazione e dell’Eucaristia dovrebbero essere celebrati entro il periodo dell’infanzia, in concreto entro la quinta elementare e il primo anno della scuola media. Circa il conferimento del sacramento della Cresima/Confermazione la proposta di molti catecheti e liturgisti è quella di anticiparla e di celebrarla un anno dopo all’Eucaristia nell’anno di quinta elementare o di prima media, al fine di

consentire un’adeguata e specifica preparazione.

Personalmente non ho mai attribuito alcun vantaggio pastorale/ecclesiale, né in ordine alla vita di fede al posticipo del conferimento della cresima. Non si possono trattenere i ragazzi differendo il conferimento di un sacramento. E in molti casi tale differimento ha fatto si che gli adolescenti si allontanassero dalla comunità ecclesiale trascurando di ricevere la cresima.

 

Per concludere

 

Sono, queste, solo alcune idee che ho esposto confidando sulla ricerca, sullo studio e sul confronto con colleghi catecheti e teologi pastoralisti e che affido alla sperimentazione di chi sul campo cerca di dare risposte alle istanze di una Chiesa missionaria intenda a evangelizzare. La verifica è doverosa. Ma se non profonderemo tutto il nostro entusiasmo e il nostro impegno nel progetto dell’IC, non sapremo mai se esso sia praticabile o meno, porti frutti o meno. È sempre così nella vita. E non bisogna avere fretta! Solo la sperimentazione costante e paziente dirà, alla fine, se il progetto meriti attenzione e continuità. Nessuno può pretendere un successo totale della iniziazione alla fede in una società che, come la nostra, è pervasa ormai dal relativismo e dal secolarismo impegnante e dove una buona percentuale delle famiglie non vive coerentemente la fede.

A noi tocca fare tutto quello che sia nelle nostre possibilità, affidando al Seminatore la misura del buon raccolto.


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