Omelia nella I domenica di Avvento
«Profezia di speranza»

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+ Dal Vangelo secondo Luca 21.25-28-34-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». <<< + >>>
 
 
Inizia un nuovo anno liturgico durante il quale la Chiesa ci guiderà nella celebrazione dell'intero mistero di Cristo, il Figlio di Dio, Dio con il Padre, venuto tra gli uomini per salvarli. Ricorda il Concilio Vaticano II: "La Santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria, in giorni determinati, nel corso dell'anno, l'opera della salvezza del Suo Sposo divino...Nel corso dell'anno, poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo, dall'Incarnazione e dalla Natività, fino all'Ascensione, al giorno della Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore" (SC 102)
Un nuovo anno per la vita cristiana; un altro invito all'uomo a vivere Cristo. Un nuovo tempo-sacro (kayros) in cui tenere lo sguardo rivolto a Gesù, alla sua vita e al suo insegnamento. Tempo quindi particolarmente significativo per il cammino spirituale che ogni cristiano intende compiere non solo in vista del Natale, ma per tutto il nuovo anno che il Signore ci dona di iniziare nella fede e nella preghiera.
 
La prima tappa dell’anno liturgico è il tempo dell'Avvento che si ripresenta puntuale ogni anno alla considerazione dei cristiani mai ripetitivo; esso segna la nuova tappa di un cammino che rende sempre più forte e chiara la fede nel Redentore; un cammino che si fa sequela sempre più perfetta, fino a che non si giunga all'incontro ultimo e definitivo col Signore Gesù. Durante questo anno liturgico la Chiesa propone la lettura del Vangelo di Luca, il Vangelo dell'evangelizzatore, del discepolo di Gesù; l’evangelista che presenta un Gesù bello che suscita stupore e fascino in chi lo incontra.
 
La liturgia della Parola della prima domenica di Avvento ripete i medesimi concetti che abbiamo meditato due settimane fa. Si potrebbe dire che il nuovo anno liturgico si collega direttamente con la fine dell’anno litugico appena concluso. Il legame tra questi due estremi è la speranza. Al termine della sezione riguardante il ministero di Gesù a Gerusalemme Luca riporta il discorso escatologico di Gesù e popone i brani riguardanti rispettivamente la venuta del Figlio dell’uomo e la vigilanza. Riferendo la predizione di una serie impressionante di segni che precedono la venuta del Figlio dell’uomo l'evangelista scrive: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte». Questi segni sono anzitutto di carattere cosmico e sono in parte paralleli a quelli che precedono la caduta di Gerusalemme.

Ma i segni premonitori lasciano subito il posto all’evento escatologico: «Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande». Nella frase successiva Luca riporta un’esortazione ai suoi lettori: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Le cose che cominceranno ad accadere sono i segni cosmici che precedono immediatamente la venuta del Figlio dell’uomo; vedendole i discepoli dovranno cambiare completamente il loro atteggiamento: essi dovranno mettersi dritti e alzare la testa perché si avvicina la loro redenzione. Per i seguaci di Cristo gli sconvolgimenti che precederanno la venuta del personaggio celeste
non dovranno essere causa di terrore, ma di speranza, perché preludono a un evento che segnerà il loro trionfo. La «liberazione», meglio la redenzione che essi otterranno consisterà nel pieno adempimento delle promesse fatte da Dio al suo popolo.

Dopo aver preannunziato la venuta finale del Figlio dell’uomo, presentandola come un evento di redenzione, Luca riporta l’appello alla vigilanza. «State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra». Luca insiste che, se i cristiani non saranno vigilanti, anche per loro il giorno della fine sopravverrà improvvisamente come su tutti gli abitanti della terra.

Per questo Luca conclude il discorso con un invito alla preghiera «Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo». I discepoli non solo devono essere svegli, ma devono anche pregare «in ogni tempo»
(en panti kairôi). La preghiera, spesso inculcata da Luca, è presentata qui come l’antidoto per evitare il rilassamento dei costumi connesso con il ritardo della parusia: proprio il prolungarsi dell’attesa fa capire ai cristiani che la preghiera deve essere incessante.
 
L'Avvento, infatti, mentre ha lo scopo di accompagnarci passo passo verso la memoria della prima venuta di Gesù nella sua vera carne, quando ricorderemo l'amore di Dio che si è fatto vicino a ogni uomo, ci proietta a vivere tutta la nostra esistenza “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il Signore nostro Salvatore Gesù Cristo”. Pertanto, nella gioia della memoria della prima venuta del Signore attendiamo nella speranza la seconda venuta, quando Gesù “verrà a giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine”.
Ricordava Cirillo di Gerusalemme: «Noi annunciamo non solo la prima venuta di Cristo, ma anche una seconda molto più bella della prima. La prima, infatti, fu una manifestazione di patimento, la seconda porta il diadema della regalità divina; … nella prima fu sottoposto all’umiliazione della croce, nella seconda è attorniato e glorificato da una schiera di angeli»
(Catechesis XV).
 
Tra il già e il non ancora si sviluppa il cammino storico di ognuno di noi, della Chiesa e dell'intera umanità. Potremmo dire  che la nostra vita è tutta Avvento: l'esperienza che la nostra vita è un incontro con Colui che viene. Il nostro Avvento è l'incontro con il Cristo della fede, con Gesù di Nazareth, Colui che è venuto per redimere ogni uomo. Lui è il redentore dell’uomo.
 
Cari Amici
Celebrare l' Avvento del Signore, attendere la sua venuta definitiva nella nostra vicenda personale e nell'intera storia del Creato, è celebrare la speranza e la libertà che viene da Dio: speranza della salvezza eterna nella comunione piena e definitiva con Lui, e liberazione da ogni limite morale e spirituale, proprio di chi è ancora in cammino verso l'incontro ultimo col Padre.
Perciò, celebrare l'Avvento, significa ed esige che si sia vigilanti:"State bene attenti,  raccomanda il Signore Gesù. Vegliate in ogni momento pregando …."
 
  State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso”. Gesù vuole attirare la nostra attenzione sull'unico avvenimento che accadrà a tutti e stabilirà la nostra sorte eterna: l’incontro definitivo con lui giudice della storia. La preoccupazione e la sollecitudine dei Signore intendono ricordarci che dobbiamo improntare e vivere la nostra vita come un incontro con Qualcuno e non come un'avventura esperienziale solo nostra, da vivere come se Dio non esistesse (etsi Deus non daretur!). Chi perde di vista la meta della vita futura si abbarbica al presente distraendosi e distogliendosi da ciò che conta nella vita.
 
   Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere”. Certi di questa venuta, siamo chiamati a prepararci nelle vigilanza e nella preghiera, che nel caso specifico non è solo la moltiplicazione dei tempi di preghiera, ma vivere costantemente (sine intermissione) in un atteggiamento orante. Infatti solo chi si pone di fronte a Dio con l'umiltà del cuore, con la fiducia in Lui può attendere serenamente la sua venuta. La preghiera permette un contatto continuo col Signore che attendiamo. La vigilanza - nel significato della prassi ascetica - comprende anche il vegliare nel senso originale del termine. In questo contesto il suo significato è quello di essere sempre allerta mantenendo le lampade accese per essere attenti e solleciti  nell’attesa del Signore che sta alla porta e bussa per entrare e stare con noi (cfr Ap 3,20).
 
L'Avvento è, così, tempo dell'attenzione viva al Cristo Figlio di Dio, Maestro e Salvatore, Via sulla quale muovere i nostri passi, ogni giorno, dietro ai suoi, senza lasciarci distrarre dalle mille cose che tentano di invadere gli spazi interiori, nei quali Lui deve abitare in pienezza. E’ un richiamo importante, questo, in un tempo ― il nostro ― segnato dalla fretta e dalle molteplici occupazioni, che finiscono per tenerci in un inutile affanno, mentre quel che veramente conta, senza per questo disattendere i nostri doveri, è vivere di Cristo, è cercare Cristo, sempre, dovunque e comunque. Gesù invita ciascuno a fissare lo sguardo su di lui. Occorre essere davvero convinti che il futuro è Gesù Cristo. Nessun altro e nient’altro! A lui occorre guardare; lui attendere per la nostra salvezza. E Gesù Cristo è il futuro che noi possiamo garantirci solo qui e ora, accogliendolo nella nostra vita quotidiana, vivendo come lui ci ha insegnato.
 
Con la solita grandezza di fede Paolo VI affermava: "Oggi gli uomini tendono a non cercare più Dio. Tutto si cerca, ma non Dio. Anzi, si nota quasi il proposito di escluderLo, di cancellare il Suo Nome e la Sua memoria da ogni manifestazione della vita, dal pensiero, dalla scienza, dalle attività della società: tutto deve essere laicizzato, non solo per assegnare al sapere e all'azione dell'uomo il campo loro proprio, ma per rivendicare all'uomo un'autonomia assoluta, una sufficienza paga dei soli limiti umani, fiera di una libertà resa cieca di ogni principio obbligante. Tutto si cerca, ma non Dio; Dio è morto - si dice - non ce ne occupiamo più. Ma Dio non è morto, è semplicemente perduto, perduto per tanti uomini del nostro tempo. Non varrebbe la pena di cercarLo? Ecco il grande momento dell'Avvento!  (agosto 1970).
 
Celebrare l'Avvento del Cristo nella nostra vita, ogni giorno, è impegno a crescere nel desiderio, nella conoscenza e nell'amore, per lui e per quanti incontriamo quotidianamente nel nostro cammino. E’ questa la via sicura di salvezza, e la testimonianza più credibile con la quale annunciamo che Cristo è sempre con noi, e verrà un giorno per accoglierci nella sua gioia.
 
Padre santo, che mantieni nei secoli le tue promesse,
rialza il capo dell’umanità oppressa da tanti mali
e apri i nostri cuori alla speranza,
perché sappiamo attendere senza turbamento
il ritorno glorioso del Cristo, giudice e salvatore.


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