Omelia nella 7 domenica di Pasqua
Ascensione del Signore

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+ Dal Vangelo secondo Marco 16,15-20
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. ++++
 
Sono trascorsi 40 luminosi giorni del tempo di Pasqua in cui la liturgia ci ha mostrato il nucleo della fede cristiana: Cristo morto e risorto, è apparso ai suoi apostoli ed essi hanno testimoniato fino ai confini della terra che Egli è vivo e glorioso. La narrazione dell’episodio della ascensione del Signore è descritto da Luca negli Atti degli Apostoli con abbondanza di particolari. L’Ascensione compie il mistero della Pasqua: Gesù risorto ritorna al Padre come Verbo incarnato e glorificato. Nel Credo noi professiamo: “E’ salito al cielo e siede alla destra del Padre”.
L’Ascensione del Signore, inoltre, celebra il trionfo dell’umanità in Cristo, la verità definitiva e ultima per coloro che credono in Lui. Siamo usciti dalle mani di Dio e la nostra meta è quella stessa di Cristo glorioso e asceso alla destra del Padre. Lo canta il Prefazio odierno: “nel Figlio di Dio asceso al cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te nella gloria, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo nostro capo nella gloria”.
Con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione Gesù ha dato compimento a una storia di salvezza dell’uomo; e l’Ascensione segna il compimento di questa storia e indica una meta che non è solo per il Cristo, ma anche per noi tutti. Gesù risorto e asceso al cielo costituisce per noi un punto di riferimento sicuro, per il presente e per la vita eterna che viene dopo la morte. E’ questo il motivo dell’invito a gioire di santa gioia che ci viene oggi rivolto nell’orazione colletta: “Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode”.
 
Nella pericope evangelica odierna l'evangelista Marco dà notizia dell'ascensione del Signore al cielo con uno stile sobrio ed essenziale e racchiude l'evento in due sole espressioni: “Il Signore Gesù, dopo, aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio." La missione del Figlio di Dio è compiuta ed è compiuto anche il tempo della sua presenza visibile tra gli uomini ed egli ritorna al Padre.
 
Nei primi secoli della Chiesa vi era un’unica festa: la resurrezione-ascensione-pentecoste. Si trattava di un'unica festa poiché rappresentava un unico evento. Solo nel corso dei secoli sono nate le tre feste che mettono in luce le tre diverse sfaccettature dell’unico evento della Pasqua di resurrezione.
        Gesù non è rimasto nella morte, ma è vivo (Resurrezione);
       Gesù è salito al cielo e lascia all’uomo il suo compito e il suo progetto (Ascensione);
       Gesù è presente in mezzo a noi con il suo Spirito (Pentecoste).
 
Quello di oggi è l'epilogo del Vangelo di Marco, gli ultimi versetti che raccontano le apparizioni del Risorto, il mandato missionario e l'inizio della missione della Chiesa. Quello che inizia, da qui in avanti, è il mistero del cristiano; si chiude il Vangelo e si apre la pagina della storia della Chiesa.
 
A Gerusalemme con l'Ascensione si concluse la vicenda personale di Gesù; da Gerusalemme è iniziato un cammino nuovo, non più del solo Gesù, ma di Gesù e della sua Chiesa. L’aveva anticipato, il Maestro, nel lungo discorso di addio, durante l'ultima cena coi suoi, Gesù aveva detto loro: "Figlioli miei, ancora un poco sarò con voi. Mi cercherete, ma dove io vado, voi non potete venire" (Gv13,33); il Cristo storico, l'uomo Gesù, come ogni altro uomo, avrebbe lasciato la scena di questo mondo per ritornare là da dove era venuto; là nella pienezza di Dio, dove lo sguardo dell'uomo non può spingersi.
 
Il tempo della Chiesa è terzo dopo quello dell'attesa e delle promesse e quello dell'attuazione del Regno di Dio in Gesù. Quello della Chiesa è tempo di evangelizzazione: una forte tensione missionaria attraversa tutto il libro degli Atti, nella consapevolezza che Gesù è l'unico salvatore di tutti gli uomini. Perciò la missione evangelizzatrice è universale e il libro degli Atti mostra la salvezza correre per le vie dell'impero romano da Gerusalemme a Roma e quindi in tutto il mondo. E la gioia del vangelo si traduce nell’annuncio gioioso della fede, della speranza e dell’amore.
 
     La fede si conserva solo quando la si comunica. Credere è creare. Annunciare il Vangelo è il primo compito di chi crede che la buona notizia della salvezza è anche la via della umanizzazione della persona e della società.
     La speranza è viva solo quando si contagia e quando conduce all'azione. Sperare è operare. E’ mettersi in cammino verso le ultime periferie della terra, come Papa Francisco continua a ricordare.
        E l'amore non può essere verificato se non si traduce in opere visibili e gesti concreti. L'amore non è solo un sentimento. E’ soprattutto l'impegno con tutto il creato: con l'essere umano e con la casa del mondo in cui vive.
I cristiani sono spesso accusati di “guardare al cielo” e disprezzare la terra. Almeno, così si sente dire. A volte, al contrario, sono accusati di mescolarsi nelle vicende di questa terra sulla quale condividiamo gioie e speranze con i nostri vicini. La chiave interpretativa è il nostro modo di vivere la speranza. Il Signore non se ne è andato da questa terra. E qui noi attendiamo “che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”.
Cari Amici
Con l’ascensione di Gesù alla destra del Padre si chiude, ormai, il tempo della presenza visibile del Cristo, e si apre quello della sua nuova presenza, attraverso l'opera e l'azione della Chiesa, di cui Egli è il capo: un capo glorioso, mentre le membra, ancora vivono nel tempo, nella Storia, dove lo manifestano vivo ed operante; e queste membra siamo noi, che compiamo le stesse opere del nostro Signore e Maestro: Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio; noi, oggi siamo i suoi testimoni e gli annunciatori del Vangelo che salva, che libera, che illumina e che risana.
 
    "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura". E’ l'impegno dell'amore operoso, della carità fattiva, attenta a tutti, senza alcuna discriminazione; è l'impegno della Chiesa santa, della quale siamo membra vive, quella Chiesa che è madre si piega sugli ultimi, che cura ogni piaga del corpo e dello spirito, che soccorre ogni bisogno, che ascolta, che conforta, che corregge, e che indica la via sicura, quella che reca le orme dei passi di Cristo redentore, unica via di salvezza.
     "Allora essi partirono e predicarono dappertutto...". Con queste parole l'evangelista Marco offre una indicazione preziosa: l'ascensione di Cristo è, sì un evento grande che apre al nostro cuore gli spazi infiniti della contemplazione, ma questa, se è autentica, non è evasione dagli impegni che la fede in Cristo comporta. A anche noi, come gli Undici, siamo portati e siamo felici di fermare il nostro sguardo sul Signore pienamente glorificato accanto al Padre, ma anche a noi come a loro, giungono le parole degli “uomini in bianche vesti”: «perché state a guardare il cielo? Dobbiamo rimanere con i piedi su questa terra per costruire il Regno qui e ora.

Oggi tocca a tutti noi! Perché se domandi al Signore cosa ha fatto per il mondo d'oggi, ti risponderà: "Ho fatto te".
Ecco perché gli angeli continua a ripetere – come hanno detto agli apostoli - “Questo Gesù che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno, allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo” (At1,11); il Cristo ritornerà, per raccogliere il frutto delle nostre mani di discepoli fedeli e operosi.
Discepoli operosi pronti sempre ad annunciare il Vangelo che è:
       è buona notizia, perché in esso le immense aspirazioni del cuore umano trovano risposta e senso.
       è buona notizia, perché libera la persona umana dagli idoli e dalle potenze mondane che la avviliscono;
       è buona notizia, perché sottrae l'umanità al potere della morte, che ne fa un burattino della paura;
       è buona notizia, perché strappa dalla oppressione del peccato;
       è la buona notizia dell'amore gratuito di Cristo per te: ha dato la vita per te, è risorto per esserti fonte di vita e di luce.
 
E’ questo il tempo della Chiesa!
E’ questo il tempo del cristiano!
Oggi più che mai risuona l'appello di Cristo ad essere missionari ed evangelizzatori, per testimoniare in parole e opere la speranza del ritorno glorioso del Cristo Risorto. Ogni battezzato è chiamato ad accogliere il mandato del Signore di annunciare il Vangelo con coraggio e verve apostolica fino a quando il Signore Asceso non ritornerà alla fine della storia. Il mandato conferito da Cristo Gesù agli apostoli non è limitativo ai primi discepoli, ma interessa anche tutti e ciascuno di noi, che in forza dell'azione dello Spirito Santo, siamo invitati a recare l'annunzio del Signore in ogni angolo della terra e incarnare il Vangelo in tutte le circostanze del vissuto, per una autentica nuova evangelizzazione.
 
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Inizia oggi la “settimana del Cenacolo”; anche noi con Maria e gli Apostoli attendiamo nella preghiera i doni dello Spirito Santo necessari per essere “testimoni fino ai confini della terra”. Dallo Spirito Paraclito dipende la forza evangelizzatrice e la obbedienza missionaria per “predicare il Vangelo dappertutto” (Mc 16, 20).
Inizia la grande settimana di preghiera e di speranza.
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 24-26).
 
Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre,
per il mistero che celebra in questa liturgia di lode,
poiché nel tuo Figlio asceso al cielo
la nostra umanità è innalzata accanto a te,
e noi, membra del suo corpo,
viviamo nella speranza di raggiungere Cristo,
nostro capo, nella gloria.

 

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