La Pasqua del Signore
e la nostra Pasqua

<< Torna indietro

 

La Pasqua è l'esplosione definitiva dell’amore. Dell'amore di Dio che in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, si è fatto Pasqua per noi, si è fatto dolore, ingiustizia, morte per noi, per sconfiggere definitivamente l'ingiustizia, il dolore e la morte. E se il suo passaggio - la Pasqua - è stata la via dell'amore, la sua croce, dalla Pasqua sono la glorificazione e l’esaltazione dell'amore. L'amore portato all'estremo e nel modo più sublime.

Che cosa è la Pasqua?
 
La Pasqua, splendore della Verità e del Bene, è la prova che l’amore vince l'odio, che la giustizia trionfa sull'ingiustizia, che la sofferenza porta in sé un autentico valore rendentivo, che il male non ha l'ultima parola e non vince il bene e che la morte è sempre sconfitta dalla vita.
La Pasqua è risposta ai quesiti che da sempre turbano e rattristano il cuore dell'uomo.
La Pasqua è la certezza dell’incontro che tanto si ricerca e si persegue.
La Pasqua è il grido di eternità e di gioia che è celato nell'animo umano.
La Pasqua è la dimostrazione che veniamo da Dio e a Lui ritorneremo.
La Pasqua è la vocazione e l'eredità della sofferente e anelante umanità di oggi, di ieri e di sempre, e la bussola del cammino dell’umani vacillante, tra gioie e ombre, tra speranze e frustrazioni.
 
La vita non è un assurdo insopportabile, un utopia impossibile. La vita non è una chimera. La vita ha un senso. La storia ha speranza. L'umanità ha un futuro, il futuro per sempre. Siamo cittadini di nuovi cieli e di una nuova terra, della umanità nuova e definitiva inaugurata da Gesù Cristo. L'esistenza terrena non è una grande farsa soggetta ai capricci ed ai venti della sorte, del destino e del caso. La Pasqua è la causalità di un Dio che ci ha creati, ci ha redenti e ci santifica. Siamo il popolo della Pasqua. Per questo abbiamo bisogno di essere, in primo luogo, i discepoli della Pasqua, imparare dalla Pasqua, nutrirci dalla Pasqua e testimoniarla nella nostra vita e con le nostre opere.
 
E se Pasqua è la luce che brilla nelle tenebre, la bellezza che emerge sulle tante brutture, il bene che vince il male, il perdono che elimina il rancore, la giustizia che prevale sull'ingiustizia, la speranza che di impone alla disperazione, la pace che vince la violenza, la vita che sconfigge la morte, l'amore che è più grande dell’odio, a noi, il popolo di Pasqua, spetta imparare da questa luce, da questa bellezza, da questo bene, da questo perdono, da questa giustizia, da questa speranza, da questa pace, da questa vita da questo amore. E solo così, e solo allora saremo testimoni vivi della Pasqua.
 
Testimoni della luce e della bellezza della Pasqua
 
Saremo così luce di Pasqua, illuminando le tante tenebre che oscurano i nostri orizzonti. La luce è la verità, è ciò che ci permette di camminare. La luce non si nasconde: si mostra e si espande. Come la luce della Veglia pasquale, nel cuore della notte e della oscurità, emerge come un bagliore che si irradia e si diffonde. Pertanto, la liturgia di Pasqua ha come simbolo eccezionale la luce, simboleggiata dal cero pasquale, dalla cui luce tutti riceviamo la luce.
Saremo, pertanto, bellezza di Pasqua contro la sporcizia e la bruttezza con lo splendore della nostra dignità di cristiani. La bellezza della Pasqua, il cui simbolo liturgico potrebbe essere identificato nei fiori e nell’acqua, obbliga i cristiani a vivere nella correttezza e nell'onestà. E a saper ricuperare sempre il proprio splendore mediante il sacramento della Confessione.


Il bene, il perdono e la giustizia di Pasqua
 
Saremo, inoltre, dovremmo essere, allora, il bene pasquale che vince il male. Il male non ha l'ultima parola. Né il male presente nel nostro mondo sotto forme diverse e sottile, né il male che coesiste tra noi e in noi stessi. Il cristiano, la nuova creatura della Pasqua, deve rispondere al male con il bene. Come Gesù sulla croce. Il male non lo si può combattere con il male poiché creerebbe e produrrebbe più male, maggior male. L'unico modo per combatterlo è sconfiggerlo con il bene. Fare il bene, anzi: far bene il bene! E’ questo un valore sempre sicuro. Come colui che "semina vento raccoglie tempesta", chi semina bene raccoglierà bene, anche se molte volte possa sembrare il contrario.
 
Noi, pertanto, dovremo essere il perdono pasquale che rimuove il rancore l'amarezza pasquale vivendo e praticando il Vangelo del perdono nei nostri rapporti personali, sul posto del lavoro, in famiglia. Un buon esercizio di Pasqua, una buona dimostrazione di resurrezione, dell'uomo nuovo della Pasqua sarà quello di essere operatori di pace e ricercatori di riconciliazione. Il rancore è un ostacolo e un legame che ci coinvolge nella spirale e nella dialettica sterile non solo dell’occhio per occhio, ma che inaridisce il nostro cuore e lo rende sterile. Il perdono, la riconciliazione, cristiana, è "un-andare-oltre" la logica di essere nel giusto e che si apre alla generosità ed espande i polmoni dell'anima. E' disponibilità di fare il primo passo. E' andare per primi incontro all'altro, offrendogli la riconciliazione, e assumere la sofferenza che implica la rinuncia ad avere ragione.
Il perdono della Pasqua, il perdono dei cristiani, sarà il modo migliore per sapere chiedere perdono, avere il coraggio di farlo, e sapere perdonare di cuore.
 
La vita nuova della Pasqua
 
E così, grazie alla Pasqua, la speranza si aprirà un varco tra i tanti motivi e ragioni di disperazione e la vita sconfiggerà la morte, quella del corpo e quella dell’anima. E la Pasqua ci farà difensori e promotori della vita, dal suo concepimento al suo naturale tramonto e difensori e promotori della qualità della vita a cui si oppone frontalmente il terrorismo, la disoccupazione, l’ingiustizia sociale, la crisi economica, la povertà, la speculazione, l'avidità, l’idolatria e la divinizzazione del sesso e tante e tante forme di sminuire la vita, di condizionare o depauperare la vita. Certo che ci costa e, forse, non comprendiamo il dolore e la sofferenza! Ma entrambi sono intrinsecamente legati alla condizione umana e poiché Gesù li ha presi su di sé, li visse, li soffrì e li glorificò, ora sono anche più umani! Così dicasi dell’invecchiamento con tutte le sue conseguenze.
 
Certo che tutto questo ci costa e non riusciamo a comprendere la morte, la pagina più dolorosa, inevitabile e insondabile dell'esistenza umana! Ma la morte è meno morte grazie alla morte e alla risurrezione di Gesù Cristo. E poi, quale altra alternativa abbiamo che altre opzioni ci danno e che ci sono garantite dalla scienza, dalla ragione, dalla tecnologia, dallo sviluppo? E poi, ci deve pur essere un altro paradiso, un altro futuro, un'altra destino a quello terreno a questa vita sempre caduca e vulnerabile.
Con la Pasqua e nella Pasqua brillò, splende e splenderà l’amore. Questo amore che è più grande, più potente, più bello, più fecondo e più fecondante della morte, della disperazione, della violenza, dell’ingiustizia, dell’odio, del rancore, del male e delle tenebre. Questo amore salvatore è Gesù Cristo crocifisso e risorto, la nostra unica speranza. E non è forse questo il nostro grido del cuore? Non è questa la sete dell'anima dell’essere umano di tutti i tutti i tempi, che anela ad essere soddisfatta? E non è forse questo che hanno detto e hanno annunciato le Scritture?
 
La Pasqua non può attendere
 
"Andate in Galilea, là mi vedrete". Galilea: il nostro affanno quotidiano. Lo vediamo nella parola, nei sacramenti, nella carità. E vedremo il suo volto trasfigurato e glorioso. E comproveremo le sue piaghe e le sue ferite nelle nostre ferite e nelle piaghe di tutti i nostri fratelli. E contempleremo il suo costato aperto e trafitto dall'amore che soltanto chiama e che solo cicatrizza con amore.
Sì, ora tocca a noi. Noi siamo suoi testimoni.
La Pasqua non può attendere!

© Riproduzione Riservata