La festa liturgica della Cattedra di San Pietro

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La festa liturgica della Cattedra di San Pietro vanta una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori. E’ il «Natale Petri de Cathedra» che, lasciando ad altra data la commemorazione del martirio dell’Apostolo, vuole oggi onorare l’episcopato romano di Pietro, il suo ministero, il suo magistero (cfr. J. Ruysschaert).
 
La “cattedra”, letteralmente, è il seggio fisso del Vescovo, posto nella chiesa madre di una Diocesi, che per questo viene detta “cattedrale”, ed è il simbolo dell’autorità del Vescovo e, in particolare, del suo “magistero”, cioè dell’insegnamento evangelico che egli, in quanto successore degli Apostoli, è chiamato a custodire e trasmettere alla Comunità cristiana.
 
Quando il Vescovo prende possesso della Diocesi che il Papa gli affida, egli, portando la mitra e il bastone pastorale, si siede sulla cattedra. Da quella sede guiderà, quale maestro e pastore, il cammino dei fedeli, nella fede, nella speranza e nella carità. Quale fu, dunque, la “cattedra” di san Pietro? Egli, scelto da Cristo come “roccia” su cui edificare la Chiesa (cfr. Mt 16,18), iniziò il suo ministero a Gerusalemme, dopo l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. La prima “sede” della Chiesa fu il Cenacolo.
 
Successivamente, la sede di Pietro divenne Antiochia, in Siria, a quei tempi terza metropoli dell’impero romano. Di quella città Pietro fu il primo vescovo. Da lì, la Provvidenza condusse Pietro a Roma, dove concluse con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio.

La sede di Roma venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la “cattedra” del suo vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge. La cattedra del Vescovo di Roma rappresenta, pertanto, non solo il suo servizio alla comunità romana, ma la sua missione di guida dell’intero Popolo di Dio.

Nell’abside della Basilica di san Pietro si trova il monumento alla Cattedra dell’Apostolo, opera del Bernini, realizzata in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d’occidente, sant’Agostino e sant’Ambrogio, e due d’oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio.
 
Gesù ha voluto far riservare questa sede apostolica al vecchio pescatore di Galilea, ponendolo a capo della incipiente comunità ecclesiale. Pietro è stato capace di cose grandi per amore quando fu accanto al Maestro sul Tabor e nel Getsemani. Ma fu anche capace delle cose più deplorevoli per timore quando in quella notte indimenticabile rinnegò Gesù per tre volte, vicino al fuoco da campo in un cortile qualunque.
 
Ben sapeva Gesù che Pietro era buono; ma lo sapeva peccatore; sapeva che sarebbe stato disposto a mozzare l’orecchio a chi avesse osato minacciare il suo Maestro, ma sapeva, altresì che pochi istanti dopo l’avrebbe rinnegato con tutta l’indifferenza di cui era capace. Succede la stessa cosa anche a ciascuno di noi. Per questo è davvero consolante sapere che Colui che ci chiama a seguirlo è fedele anche se noi siamo tardi e maldestri. Alla fine non ci resta che dire come Pietro: Signore tu sai tutto; tu sai che io ti amo.
 
Giunge opportuna allora l’occasione della memoria liturgica di questa festività che ci situa come figli della Chiesa uniti e in comunione effettiva e affettiva con Colui che prolunga quel mandato pastorale che Gesù a consegnato a Pietro. Il Papa Francesco è assiso sulla medesima cattedra di Pietro per presiedere nella carità la Chiesa universale. Onorando il magistero gerarchico della Chiesa onoriamo Cristo Maestro e riconosciamo quel mirabile equilibrio di funzioni da Lui stabilito, affinché la sua Chiesa potesse perennemente godere della certezza della verità rivelata, dell’unità della medesima fede, della coscienza della sua autentica vocazione, dell’umiltà di sapersi sempre discepola del divino Maestro, della carità che la compagina in un unico mistico corpo organizzato, e la abilita alla sicura testimonianza del Vangelo.
 
Amiamo il Papa!, al quale è affidata la singolare missione di rappresentare il Signore davanti alla Chiesa universale e che non ha altra aspirazione se non quella di salvare, di farci felici, perché la sua autorità è un servizio: il servizio del Servo dei servi di Dio. Amiamo il Papa! E siamo docili ai suoi insegnamenti e alle sue direttive, ben convinti che il Signore vuole l’unità nella verità e nella carità e che lo Spirito Santo assiste il Vicario di Cristo nella sua opera indispensabile e salvifica.
 
Preghiamo oggi per l’amato Papa Francesco, Vescovo di Roma, successore del Beato Pietro, Vicario di Cristo.
 
OREMUS PRO PONTIFICE NOSTRO
FRANCISCO
DOMINUS CONSERVET EUM
ET VIVIFICET EUM
ET BEATUM FACIAT EUM IN TERRA
ET NON TRADAT EUM
IN ANIMAM INIMICORUM EIUS
 
Preghiamo per il Papa
FRANCESCO
Il Signore Lo conservi, Gli doni vita e salute,
Lo renda felice sulla terra
e Lo preservi da ogni male.
Amen.