La crisi della Chiesa è crisi di fede

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Non credo di essere il primo a sostenerlo, ma certamente sono un convinto assertore del fatto che la crisi della Chiesa oggi sia radicata sostanzialmente in una profonda crisi di fede e in una perdita del senso religioso. Sì: è un serio problema di fede quello che vive la Chiesa di oggi!

 

Dire crisi di fede non è evocare una teoria o sostenere un teorema: dire crisi di fede è non prendere sul serio la scelta cristiana; è pensare che una cosa sia la vita, un'altra cosa sia la fede; è accettare il concetto che si possa vivere anche senza Dio. E l’uomo di oggi sembra proprio vivere etsi Deus non daretur/come sei Dio non esistesse!

Nella attuale crisi di fede della Chiesa risuona il monito di sant'Ireneo di Lione: "Tutti allo stesso modo discutono le verità di fede, ma non tutti vi credono allo stesso modo". (Dal trattato «Contro le eresie», Lib. IV, 6, 3. 5. 6. 7).  

La crisi di fede nell'ambito della Chiesa dipende certamente dal fatto che Gesù Cristo è poco conosciuto, poco amato. Molte persone battezzate non l'hanno mai incontrato veramente. Tante persone sono carenti dell’esperienza della bontà di Dio. Si crede sempre meno nelle verità fondamentali, come la fede in Dio, la divinità di Gesù Cristo, il paradiso, il purgatorio, l'inferno. La cosa più preoccupante è che questi articoli di fede sono messi in dubbio perfino da persone che si professano cattoliche e vanno regolarmente in chiesa. Una vera fiducia nella fede cristiana, così come la certezza che essa sia l'unica fede che produce salvezza, è riposta nel Cristo risorto che purtroppo è rimasto estraneo alla mente e al cuore di molti che dovrebbero seguirlo (Gv 8,12) e testimoniarlo (At 1,8).

 

Viviamo in un tempo caratterizzato, in gran parte, da un relativismo subliminale che penetra tutti gli ambiti della vita. Infatti, l’affievolimento della fede nei suoi contenuti e privata della sua sostanza, non è più in grado di esercitare un'influenza reale e profonda sullo stile di vita. E se la fede si affievolisce o scompare, l'uomo non sa più di essere chiamato da Dio alla santità e alla vita eterna: di conseguenza, si abbandona sempre più a uno stile di vita pagano, come se tutto gli fosse possibile e lecito.

 

Ma la crisi di fede non è solo a livello di popolo di Dio, ma anche fra i responsabili della Chiesa. Molti sacerdoti faticano a comunicare la fede e, attraverso la fede, entusiasmare le persone del nostro tempo. La crisi del clero è una delle cause della crisi della fede della gente.

La crisi che si riscontra nel clero è innanzitutto una crisi della fede, ma ha dei riverberi notevoli anche nella morale. Un sacerdote la cui fede è senza radici profonde, non può più avere l’entusiasmo di vivere un grande amore per Gesù Cristo.

Anche i casi più efferati di abuso su minori, oltre che coinvolgere direttamente e specificatamente l’aspetto clinico, le cause lambiscono anche una profonda crisi di fede. In molti cuori anche di preti e di religiosi, di cristiani e di prarticanti vi è il pericolo che la fede si spenga come una fiamma che non trova più alimento. Credo si tratti della più grande sfida per la Chiesa di oggi.

 

Ci sono sempre meno preti, ma non  li rimpiange quasi più nessuno. Assistiamo alla più grande crisi sacerdotale della storia della Chiesa; intere terre in Europa sono ormai senza sacerdote e tutto tace. I vescovi non sembrano preoccupati. Raramente si sente domandare una grande preghiera per le vocazioni sacerdotali. I responsabili delle Curie Vescovili descrivono i numeri di questo calo vertiginoso di presenza dei preti nella Chiesa, ma tutto si limiterà alla elencazione dei dati statistici.

 

È triste vedere la nostra terra, che è stata per molti secoli fertile e generosa nel donare sacerdoti pieni di zelo apostolico, generosi missionari e religiose entrare in una sterilità vocazionale senza cercare rimedi efficaci.

Nella nostra terra italiana assisteremo nei prossimi anni alla scomparsa delle parrocchie … ma sembra che ai Pastori  non importi gran che. Si dovrà fare di necessità virtù!

 

L'Europa, centro e colonna del Cristianesimo, si sta svuotando della sua fede storica. Proviamo a osservare alcuni fatti di immediata individuazione: nelle famiglie non si prega più insieme; la Bibbia è uno dei tanti libri della nostra biblioteca, ma non viene mai aperta; la Messa sta diventando un impegno relegato solo nelle grandi occasioni; la catechesi è una perdita di tempo; la carità va bene “ una tantum ”; l'accoglienza dell'altro è da evitare per non avere problemi; l'onestà è per i tonti ; la condivisione impoverisce; l'amore si banalizza nel sesso.

 

Approfondiamo: quando viene meno l’esperienza di Dio, della sua bontà, della sua tenerezza, della sua misericordia … Quando non si vive di Dio … Quando non ci si alimenta di Dio e della sua parola … Quando la messa diventa un “impegno d’ufficio” … (sia per chi la celebra, sia per chi vi partecipa) … Quando non si prega più … Quando il rapporto con i fratelli diventa fugacissimo, superficiale, di facciata … allora vuol proprio dire che Dio non ha più nulla da dirci. 

La fede sarebbe, così, sostituita da un moralismo senza fondamento profondo. E allora quando cede la fede nell’invisibile, è normale che ci si butti a capofitto nel visibile.

 

Il filosofo Augusto del Noce ha descritto la nostra situazione nel suo saggio “Civiltà tecnologica e cristianesimo”. E scrisse: “Come post-moderni, abbiamo cercato di superare la nostra disperazione con la scienza e la tecnologia, e queste producono molte buone cose, ma ci focalizzano anche radicalmente su questo mondo e lontano dal soprannaturale. Come risultato, le dimensioni religiose dell’uomo, il nostro senso della trascendenza, si sono piano piano ritirati e sono scomparsi. La civiltà tecnologica non perseguita la religione, al limite non direttamente. Non ne ha bisogno. Più che altro, rende Dio irrilevante”.

 

Occorre recuperare la «credibilità del credere»!

Occorre rendere Dio nuovamente presente nella vita ciascuno e in questo mondo. Occorre aprire agli uomini l’accesso alla fede, all’affidarsi a quel Dio che ci ha amati sino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Resta importane il collegamento con la linfa vitale dell’Eucaristia, perché senza Cristo non possiamo far nulla (cfr Gv 15,5).

 

E’ indispensabile che preti e cristiani di convertano a essere discepoli santi e missionari. È tempo di essere seguaci di Gesù prima di ogni altra cosa! La nostra identità in Cristo precede ogni altra identità. Il nostro bisogno urgente è di recuperare il potere di confessare la nostra fede. È tempo di tornare a rinnovata confessione di fede. Gesù è il Signore. Lui è la luce nella nostra oscurità. “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).

 

Ogni membro della Chiesa deve crescere in santità. E’ questa è la chiave. Papa Francesco ha chiamato la Chiesa a santità. Solo sposi santi, suore sante, preti e missionari santi; solo operai e imprenditori santi... renderanno santa la nostra società.

 

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