Insieme a Maria Immacolata con gioia e fiducia

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Il Concilio Vaticano II presenta Maria, Madre di Gesù Cristo come "prototipo e il modello per la Chiesa", e la descrive come donna umile in ascolto di Dio con fiducia e gioia. Con questo stesso atteggiamento dobbiamo ascoltare Dio nella Chiesa di oggi.

«Rallegrati»
Secondo il Vangelo narrato da Luca, questa è la prima parola che Maria ascolta dall’angelo Gabriele inviatole da Dio.
E’ la prima parola che dobbiamo riportare al nostro cuore oggi. Manca spesso gioia in mezzo a noi. Sovente ci lasciamo contagiare dalla tristezza. Ma chiediamoci:
      Gesù è una buona notizia per noi?
      Avvertiamo la gioia di essere suoi seguaci?
Quando manca la gioia, la fede perde freschezza, la cordialità scompare, l'amicizia tra i credenti si raffredda. Tutto diventa più difficile. È urgente risvegliare la gioia nelle nostre comunità e recuperare la pace che Gesù ci ha lasciato in eredità.
 
«Il Signore è con te»
La gioia nasce solo dalla fiducia in Dio. Non siamo orfani. Viviamo ogni giorno invocando un Dio Padre che ci accompagna, ci difende e tiene sempre conto del bene di ogni essere umano.
Gesù, il Buon Pastore, è alla ricerca di ognuno noi. Il suo Spirito ci sta attraendo. Contiamo sul suo incoraggiamento e sulla sua comprensione. Gesù non ci ha abbandonato e non ci abbandona. Con lui tutto è possibile.
 
«Non temere»
Sono molte le paure che paralizzano i seguaci di Gesù. La paura del mondo moderno e della secolarizzazione. La paura di un futuro incerto. La paura della nostra debolezza. La paura di convertirsi al Vangelo. La paura ci sta facendo un grande danno. Ci impedisce di camminare verso il futuro con speranza. Ci racchiude nella conservazione sterile del passato. Crescono i nostri fantasmi. Spariscono il sano realismo e saggezza cristiana. E' urgente costruire una Chiesa fondata sulla fiducia. La forza di Dio non si rivelerà mai in una Chiesa potente, ma umile e discepola
 
«Darai alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù»
Anche a noi, come a Maria, è stata affidata una missione: contribuire a portare la luce nelle tenebre della notte. Noi non siamo chiamati a giudicare il mondo, ma a seminare speranza. Il nostro compito non è quello di spegnere lo stoppino fumigante, ma accendere la fede in tutti coloro che sono desiderosi di credere.

Nelle nostre comunità, piccole e umili, possiamo essere lievito di un mondo più sano e più fraterno. Siamo in buone mani: Dio non è in crisi. Siamo noi che non osiamo seguire Gesù con gioia e fiducia.