Immacolata e Madre di speranza

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Come ogni anno, la solennità dell’Immacolata si celebra nel cuore del tempo di Avvento che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Per questo è tempo di speranza. ”La speranza segna il cammino dell’umanità, ma per i cristiani essa è animata da una certezza: il Signore è presente nello scorrere della nostra vita”.

 

E’ altresì“tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata” (Benedetto XVI)
Contemplare Maria, piena di grazia e liberata da ogni peccato, potrebbe sembrare che Ella sia situata molto lontano da noi che, pur desiderosi di bene, spesso facciamo l’amare esperienza del limite e del peccato. Al contrario e anche perché situata nel tempo liturgico dell’Avvento, l’Immacolata ci appare come segno di consolazione e di sicura speranza.

Per comprendere meglio il senso dell’Avvento è davvero opportuno guardare a Maria che apparteneva al popolo di Israele, il quale sperava e attendeva con tutto il cuore la venuta del Salvatore. Forse lei lo attendeva in maniera trascendente; per questo le deve essere rimasta assai sorpresa dall’annuncio di Gabriele quando Le annunciò che Dio avrebbe desiderato realizzare la sua venuta sulla terra attraverso di lei.
Il “si” generoso e pieno di fede di Maria la trasformò in dimora del Signore, vero tempio di Dio nel mondo e porta attraverso la quale il Salvatore entrò nella storia.

L’avvento è dunque un tempo di speranza. Quanto manca questa virtù specialmente ai nostri giorni! Lo ha ricordato l’amato papa Benedetto dicendo: “Il mondo contemporaneo ha bisogno soprattutto di speranza ... Vedendo crollare tante false sicurezze ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di una speranza affidabile, e questa si trova solo in Cristo” (
Angelus, 29.11.2009)


Guardare a Maria — piena di grazie per la potenza di Dio — ci deve far pensare che Dio, per mezzo della Chiesa, vuole parlare all’umanità e salvare l’uomo. Lo fa venendo incontro all’uomo. Dio, che è fuori del tempo, offre all’umanità, che sembra non avere tempo per Dio, un nuovo spazio, una nuova opportunità per rimettersi in cammino, per tornare a cercare il senso della speranza.


Leggendo attentamente la Sacra Scrittura potremmo vedere come i primi cristiani — per prima Maria — si distinguevano dai pagani per la forza di una nuova speranza. San Paolo, scriveva che gli antichi abitanti di Efeso prima di nutrire fede in Gesù Cristo erano senza speranza e senza Dio. Oggi accade la stessa cosa considerato che il nichilismo contemporaneo corrode la speranza del cuore dell’uomo facendogli credere che dentro di lui e attorno a lui regna il nulla!


In realtà se manca Dio, manca la speranza e tutto perde di senso. Può sembrare paradossale e sorprendente, ma la nostra speranza è preceduta dalla speranza che Dio si è messo dalla parte dell’uomo!


Dio ci ama e vuole che torniamo a Lui; vuole che apriamo il nostro cuore al suo amore; vuole che poniamo la nostra mano nella sua; vuole che non dimentichiamo mai che siamo suoi figli.


Lasciamoci guidare da Colei che ha portato nel suo grembo il Verbo incarnato. “La Vergine Maria incarna pienamente l’umanità che vive nella speranza basata sulla fede nel Dio vivente. Lei è la Vergine dell’Avvento: è ben piantata nel presente, nell’“oggi” della salvezza; nel suo cuore raccoglie tutte le promesse passate; ed è protesa al compimento futuro. Mettiamoci alla sua scuola, per entrare veramente in questo tempo di grazia e accogliere, con gioia e responsabilità, la venuta di Dio nella nostra storia personale e sociale”. (Benedetto XVI, Angelus 29.11.2009)