Gaudete et exultate
Chiamati alla santità oggi con i suoi rischi, sfide e opportunità

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Papa Francesco ci ha fatto un grande regalo di Pasqua: l'esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, titolo che include le parole tratte dal Vangelo di Matteo, quando nel testo delle beatitudini è detto a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua e del Vangelo: "Rallegratevi ed esultate" (Mt 5, 12).
 
L’Esortazione non vuole presentare un «trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione». L’«umile obiettivo» del Papa è quello di «far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità» (GeE 2). E in questo senso spera che le sue «pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità» (GeE 177). Gaudete et exsultate si compone di cinque capitoli, 177 paragrafi e 44 pagine.
 
Fin dall'inizio della Esortazione apostolica si manifesta l’amore di Dio per tutti gli uomini, un amore che è esigente, che richiede anche una risposta di amore, perché "il Signore chiede tutto" (GeE 1). Ma anche in tale richiesta ci mostra ciò che offre: la bellezza che raggiunge l'essere umano e l'attrazione profonda nella vita di chi lo circonda, così come la rivoluzione provocatrice e promotrice di cambiamenti che danno sempre vita e bellezza, quando diamo tutto. Cosa offre il Signore chiedendoci tutto? "Quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati" (GeE 1).

Dobbiamo ricordare che, dopo queste parole in cui il Signore ci chiede tutto, ci offre di essere vere immagini di Dio. E lo diventeremo se lasceremo che la nostra vita contenga Gesù Cristo, il che significa mettere Lui al centro. E’ questo ciò che provoca vera gioia, questo è ciò che ci fa vivere in quel "rallegrarsi e gioire". Fin dalle prime righe dell’esortazione Papa Francesco ricorda che i cristiani non dovrebbero accontentarsi di "un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente" (GeE 1).

E quelle parole del Signore che compongono l'intero sfondo dell'esortazione senza pronunciarle acquistano una attualità maggiore: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5, 13-16).
 
In questi momenti della storia degli uomini e della vita della Chiesa, che custodisce il comando del Signore di "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo", lo scopo della esortazione è quello di far risuonare nei cuori di tutti la chiamata alla santità nelle realtà concrete in cui viviamo, con "i suoi rischi, sfide e opportunità". Nei suoi cinque capitoli, Gaudete et Exsultate ci dice che "la santità è il volto più bello della Chiesa" e che tutti possiamo diventare santi. Non è qualcosa di esclusivo riservato ad alcuni, ma è per destinato a tutti: "Siate santi, perché io sono santo" (Lv 1145). Ricorda che i cattolici possono e dovrebbero aspirare a essere tutti i santi e fare un passo in avanti sulla via della santità, e suggerisce come vivere la proposta cristiana nel contesto in cui ci troviamo. Inoltre, il Santo Padre Francesco insiste sul fatto che il Signore abbia scelto tutti noi "per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità" (Ef 1, 4).
 
Occorre ricordare opportunamente che l'intero capitolo V della costituzione dogmatica Lumen Gentium sulla Chiesa del Concilio Vaticano II è interamente dedicato alla vocazione universale alla santità. E questo non fu un tocco spirituale che i padri conciliari hanno voluto dare all'ecclesiologia; essi vollero evidenziare con chiarezza, forza e profezia, le dinamiche intrinseche e decisive alla vita della Chiesa. Hanno detto: "Tutti i cristiani, di qualsiasi tipo e condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione dell'amore" (LG 40).

Per scoprire la bellezza di questa Esortazione, che è per tutti i cristiani e per tutti coloro che desiderano scoprire la bellezza della santità, vengono proposte cinque tappe:
 
1. La chiamata alla santità è per tutti. È la forza del primo capito della Esortazione apostolica. Il Papa scrive chiaramente che "i santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione" (GeE 4), ma allo stesso tempo parla anche di "santi della porta accanto" (GeE 7) quelli che sono nella dinamica della gente, nella vita quotidiana, andando avanti giorno per giorno. Egli parla del consacrato/ a, dei preti, delle coppie sposate, dei lavoratori, dei nonni e delle nonne, di chi lotta per il bene comune ... E' splendido questo passaggio pur nella semplicità dell'esposizione: "Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali" (GeE 14).
Tutti possiamo trovare nella Chiesa, composta di peccatori ma chiamata alla santità, tutto il necessario per crescere e metterci nella direzione della santità. Il respiro che propone il Papa Francesco ha una forza contagiosa: "Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere" (GeE 32). Il battesimo è l'ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e mediante la inabitazione del suo Spirito.
 
2. Essere consapevoli dei nemici della santità. Nel secondo capitolo il Papa invita a scoprire “due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada” (GeE 35). Si tratta dello “gnosticismo” e del “pelagianesimo”, derive della fede cristiana vecchie di secoli eppure, sostiene, di “allarmante attualità” (GeE 35). Non dobbiamo lasciarci costruire dallo "gnosticismo corrente", che porta a vivere con una mente senza Dio e senza carne, perché ciò che misura la perfezione delle persone è il loro grado di carità e non “pretendere di ridurre l’insegnamento di Gesù a una logica fredda e dura che cerca di dominare tutto” (GeE 39). E così, "disincarnando il mistero, preferiscono un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo" (GeE 37). Non dobbiamo eliminare dalle nostre vite la freschezza del Vangelo. Ma non dobbiamo, altresì, lasciarci costruire dal "pelagianesimo attuale" che pensa che ciò che ci rende migliori o santi è la vita che conduciamo basata e orientata dalla nostra volontà e dal nostro sforzo. Il potere non è più attribuito all'intelligenza, ma alla volontà, allo sforzo personale, si confida nelle proprie forze, dimenticando che tutto non dipende dal volere o dal darsi da fare, ma dalla misericordia di Dio e che ci ha amati per primo. Com'è bello ricordare ciò che Sant'Agostino insegnava e dire al Signore: "Dammi quello che mi chiedi e chiedimi quello che vuoi". Non dobbiamo dimenticare mai che ci sono due ricchezze che non scompariranno mai: Dio e il prossimo.
 
3. Scoprire la luce delle beatitudini che il Maestro indica per essere santi. Vivere sempre, come ci invita il terzo capitolo, alla luce del Maestro! Al di là di tutte “le teorie su cosa sia la santità”, ci sono le Beatitudini. Papa Francesco le ha poste al centro, affermando che con questo discorso Gesù “ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi” (GeE 63). Il Papa le ha passato in rassegna una alla volta. Possiamo diventare buoni cristiani, facendo “ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini" (GeE 63). In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita. Dove poniamo la sicurezza della nostra vita? Se la poniamo nella povertà, il Signore vi potrà entrare con novità permanenti; quando abbiamo una vita austera che condivide, agendo con mansuetudine questo è ciò che ci rende capaci di porre tutta la fiducia in Dio. E d'altro canto, vedendo le cose come sono, lasciandoci attraversare da tutte le situazioni di dolore che esistono nella vita e assistendo coloro che soffrono, cercando sempre la giustizia. Dando e perdonando che è un riflesso della perfezione di Dio che dà e perdona. Guardando e agendo sempre con pietà. D'altra parte, "seminare pace, questa è santità", "per mantenere il cuore pulito da tutte ciò che macchia   l’more: questa è santità". Questa sezione termina con ciò che Papa Francesco chiama "il grande protocollo” riferendosi al capitolo 25 del Vangelo di Matteo, che prevede il riconoscimento nell’altro un “essere umano con la mia stessa dignità, una creatura infinitamente amata dal Padre, un’immagine di Dio, un fratello redento da Cristo (98). Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. Il credente deve vivere un impegno sociale nella difesa della vita, del migrante, del povero; nell'eliminazione della miseria. Insomma, “chi desidera veramente dare gloria a Dio con la propria vita, chi realmente anela a santificarsi perché la sua esistenza glorifichi il Santo, è chiamato a tormentarsi, spendersi e stancarsi cercando di vivere le opere di misericordia” (GeE 107).
 
4. Alcune note caratteristiche della santità. Quando Papa Francesco parla di queste note, fa riferimento a cinque grandi manifestazioni di amore per Dio e per il prossimo, per intensificare la loro esperienza nella cultura in cui siamo immersi. E le elenca così:
a) Sopportazione, pazienza e mitezza. Annota il Papa: “La prima di queste grandi caratteristiche è rimanere centrati, saldi in Dio che ama e sostiene” (GeE 112)
b) Gioia e senso dell'umorismo.  No a “uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Essere cristiani è gioia nello Spirito Santo” (GeE 122)
c) Audacia e fervore. “la santità è parresia: è audacia, è slancio evangelizzatore che lascia un segno in questo mondo. Perché ciò sia possibile, Gesù stesso ci viene incontro e ci ripete con serenità e fermezza” (GeE 129).
d) Nella comunità. La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due. Così lo rispecchiano alcune comunità sante” (GeE 141).La comunità … è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre”. (GeE 145)
e) In preghiera costante. la santità è fatta di apertura abituale alla trascendenza, che si esprime nella preghiera e nell’adorazione. Il santo è una persona dallo spirito orante, che ha bisogno di comunicare con Dio”. (GeE 147)
 
5. Imparare a vivere nel combattimento, nella vigilanza e nel discernimento. Papa Francesco scrive che “la vita cristiana è un combattimento permanente” (GeE 158). È vero che sono necessarie forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e essere sempre disponibili a proclamare il Vangelo. Però, quale gioia riempie la vita ogni volta che vince il Signore! Ma attenzione: il diavolo è pronto ad avvelenarci. Con l’odio, l’invidia, la tristezza, i vizi ... Non appena abbassiamo la guardia, egli entra per distruggere la nostra vita. Ecco perché occorre rimanere vigile. Il Papa indica, tuttavia, le armi per questa lotta e per tenerci svegli e vigilanti: la preghiera, la Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l'adorazione eucaristica, la riconciliazione sacramentale, la vita comunitaria, l'impegno missionario.
E, inoltre, papa Francesco parla anche del bisogno e dell'urgenza del discernimento, per non diventare marionette secondo la moda del momento. Dobbiamo sempre vivere nella luce del Signore e questo deve essere fatto nelle più piccole cose. È un dono che deve sempre essere chiesto. È necessario far entrare il Signore in tutti gli angoli e gli aspetti della vita; si tratta di uscire da noi stessi e di entrare nel mistero di Dio.
Papa Francesco conclude la sua Esortazione scrivendo che Maria ci insegna la via della santità, se sapremo conversare con lei. Lei “ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù” (GeE 176).
 
Invito a leggere e meditare integralmente l’Esortazione apostolica Gaudete et Exultate. Queste pagine saranno utili perché possiamo prendere la decisione di «Nulla anteporre all'amore di Cristo». «Nihil amori Christi praeponere», come ha lasciato scritto San Benedetto nella sua Regola.

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