Gaudete et exultate
Capitolo 2
I due sottili nemici della santità

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Il Santo Padre Francesco con il capitolo II intende “richiamare l’attenzione su due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo «sorti nei primi secoli cristiani», e che a suo giudizio «continuano ad avere un’allarmante attualità» dentro la Chiesa (GeE 35). Tali eresie propongono “un immanentismo antropocentrico travestito da verità cattolica” esagerando la perfezione umana, senza la grazia. (GeE 35)
Se infatti la santità è un dono della grazia nella vita della Chiesa, queste due sottili forme di eresia ne sono un ostacolo proprio perché rimuovono la necessità della grazia di Cristo, oppure svuotano la dinamica reale e gratuita del suo agire.
 
Lo gnosticismo è una deriva ideologica e intellettualistica del cristianesimo, trasformato «in un’enciclopedia di astrazioni», secondo il quale, solo chi è capace di comprendere la profondità di una dottrina sarebbe da considerare un vero credente (cfr GeE 37). Il Papa è molto duro al riguardo e parla di una religione «al servizio delle proprie elucubrazioni psicologiche e mentali» (GeE 40) che allontanano dalla freschezza del Vangelo. La dottrina «non è un sistema chiuso, privo di dinamiche capaci di generare domande, dubbi, interrogativi» (GeE 44). L'esperienza cristiana non è un insieme di esercizi intellettuali; la vera saggezza cristiana non può mai essere separata dalla misericordia verso il prossimo.
 
L’altro grande nemico della santità è il pelagianesimo, l’atteggiamento, cioè, che sottolinea in maniera esclusiva lo sforzo personale, come se la santità fosse frutto della volontà e non della grazia. Secondo papa Francesco i nuovi pelagiani “manifestano molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale. In questo alcuni cristiani spendono le loro energie e il loro tempo, invece di lasciarsi condurre dallo Spirito sulla via dell’amore, invece di appassionarsi per comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo e di cercare i lontani nelle immense moltitudini assetate di Cristo” (GeE 57).
 
Ne risulterebbe un cristianesimo ossessivo, sommerso da norme e precetti, privo della sua «affascinante semplicità» (GeE 58) e del suo sapore. La vita della Chiesa diventerebbe un pezzo da museo o il possesso di pochi eletti. Ciò priverebbe il Vangelo della sua semplicità, del suo fascino e della sua bellezza, riducendolo a un progetto che lascia poche aperture per il funzionamento della grazia.
 
Il Santo Padre Francesco non si limita a mettere in guardia contro i due nemici sottili della santità, ma ricorda che “esiste una gerarchia delle virtù, che ci invita a cercare l’essenziale” (GeE 60). E addita il primato delle virtù teologali al centro delle quali vi è la carità. Scrive il Papa: “Siamo chiamati a curare attentamente la carità” (GeE 60) che va oltre le formule e i precetti. Papa Francesco scrive che Gesù “ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio” (GeE 61).
 
E il Santo Padre conclude il secondo capitolo di Gaudete et Exultate con una preghiera/auspicio: “Che il Signore liberi la Chiesa dalle nuove forme di gnosticismo e di pelagianesimo che la complicano e la fermano nel suo cammino verso la santità” (GeE 62). Ma aggiunge altre, due insufficienze: la diffamazione e la cecità davanti ai migranti. «Il mondo delle dicerie, fatto da gente che si dedica a criticare e a distruggere, non costruisce la pace» (GeE 87). «La diffamazione e la calunnia sono come un atto terroristico: si lancia la bomba, si distrugge, e l’attentatore se ne va felice e tranquillo. Questo è molto diverso dalla nobiltà di chi si avvicina per parlare faccia a faccia, con serena sincerità, pensando al bene dell’altro» (Nota 73).
 
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