Festa della conversione di san Paolo

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La festa della Conversione di San Paolo ci pone alla presenza di questo grande Apostolo, scelto da Dio per essere il suo "testimone davanti a tutti gli uomini" (At 22,15). Per Saulo di Tarso il momento dell’incontro con Cristo risorto sulla via di Damasco segnò la svolta decisiva della vita. Si attuò allora la sua completa trasformazione, una vera e propria conversione spirituale. In un istante, per intervento divino, l’accanito persecutore della Chiesa di Dio si ritrovò cieco brancolante nel buio, ma con nel cuore ormai una grande luce che lo avrebbe portato, di lì a poco, ad essere un ardente apostolo del Vangelo. La consapevolezza che solo la grazia divina aveva potuto realizzare una simile conversione non abbandonò mai Paolo. Quando egli aveva già dato il meglio di sé, consacrandosi instancabilmente alla predicazione del Vangelo, scrisse con rinnovato fervore: "Ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me" (1 Cor 15,10). Infaticabile come se l’opera della missione dipendesse interamente dai suoi sforzi, San Paolo fu tuttavia animato sempre dalla profonda persuasione che tutta la sua forza proveniva dalla grazia di Dio operante in lui.

La carità divina è la forza che trasformò la vita di Saulo di Tarso e ne fece l'Apostolo delle genti. Scrivendo ai cristiani di Corinto, san Paolo confessò che la grazia di Dio ha operato in lui l'evento straordinario della conversione: "Per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana" (1 Cor 15, 10). Da una parte sentì il peso di essere stato di ostacolo alla diffusione del messaggio di Cristo, ma nel contempo visse nella gioia di avere incontrato il Signore risorto e di essere stato illuminato e trasformato dalla sua luce. Egli conservò una costante memoria di quell'evento che ha cambiato la sua esistenza, evento talmente importante per la Chiesa intera che negli Atti degli Apostoli vi si fa riferimento ben tre volte (cfr At 9, 3-9; 22, 6-11; 26, 12-18). Sulla via di Damasco, Saulo sentì lo sconvolgente interrogativo: "Perché mi perseguiti?". Caduto a terra e interiormente turbato, domandò: "Chi sei, o Signore?", ottenendo quella risposta che è alla base della sua conversione: "Io sono Gesù, che tu perseguiti" (At 9, 4-5).
 

Prima che gli apparisse il Risorto sulla via di Damasco dicendogli: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!” (At 9,5), Saulo era uno tra i più accaniti avversari delle prime comunità cristiane. L’evangelista Luca descrive Saulo tra coloro che approvarono l’uccisione di Stefano, nei giorni in cui scoppiò una violenta persecuzione contro i cristiani di Gerusalemme (cfr At 8,1). Dalla Città Santa Saulo partì per estendere la persecuzione dei cristiani fino in Siria e, dopo la sua conversione, vi ritornò per essere introdotto presso gli Apostoli da Barnaba, il quale si fece garante dell’autenticità del suo incontro con il Signore.

Così Paolo, da persecutore della Chiesa, divenne egli stesso vittima di persecuzione a causa del Vangelo a cui dava testimonianza: “Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato... Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese(2 Cor 11,24-25.26-28). La testimonianza di Paolo raggiungerà il culmine nel suo martirio quando, proprio non lontano da qui, darà prova della sua fede nel Cristo che vince la morte.
 

In seguito all’evento straordinario accaduto lungo la via di Damasco, Saulo, che si distingueva per lo zelo con cui perseguitava la Chiesa nascente, fu trasformato in un infaticabile apostolo del Vangelo di Gesù Cristo. Nella vicenda di questo straordinario evangelizzatore appare chiaro che tale trasformazione non è il risultato di una lunga riflessione interiore e nemmeno il frutto di uno sforzo personale. Essa è innanzitutto opera della grazia di Dio che ha agito secondo le sue imperscrutabili vie. È per questo che Paolo, scrivendo alla comunità di Corinto alcuni anni dopo la sua conversione, afferma: “Per grazia di Dio ... sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana” (1 Cor 15,10). Inoltre, considerando con attenzione la vicenda di san Paolo, si comprende come la trasformazione che egli ha sperimentato nella sua esistenza non si limita al piano etico – come conversione dalla immoralità alla moralità –, né al piano intellettuale – come cambiamento del proprio modo di comprendere la realtà –, ma si tratta piuttosto di un radicale rinnovamento del proprio essere, simile per molti aspetti ad una rinascita. Una tale trasformazione trova il suo fondamento nella partecipazione al mistero della Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, e si delinea come un graduale cammino di conformazione a Lui. Alla luce di questa consapevolezza, san Paolo, quando in seguito sarà chiamato a difendere la legittimità della sua vocazione apostolica e del Vangelo da lui annunziato, dirà: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20).
 

La celebrazione liturgica della conversione di Saulo di Tarso ci fa rivivere il momento drammatico del suo incontro personale con Cristo Signore, quando folgorato sulla via di Damasco dalla inconfondibile voce di quel Gesù che perseguitava senza conoscere, si aprì immediatamente all’ascolto della sua parola, e nel momento stesso in cui accoglieva docilmente l’accorato rimprovero del Maestro divino, ne veniva costituito “strumento eletto per portarne il nome dinanzi ai popoli, al re e ai figli di Israele(cf. At 9, 15), in qualità di suo “testimone davanti a tutti gli uomini” (At 22, 15).
 

L’elemento centrale di tutta la vicenda è costituito dal fatto della conversione. Destinato ad evangelizzare i popoli “perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati(At 26, 18), Saulo è chiamato da Cristo, innanzitutto, ad operare su se stesso una radicale conversione.
 

E Saulo, che si è lasciato disarcionare dal Cristo, ed è rimasto abbagliato dalla inattesa esperienza di lui, iniziò il suo faticoso cammino di conversione, che durerà quanto la vita, partendo con umiltà inusitata da quel “cosa devo fare, Signore?”, e lasciandosi docilmente condurre per mano, fino a Anania, attraverso il cui ministero profetico gli sarà dato di conoscere il disegno di Dio.
 

La festa della Conversione di San Paolo ricorda che Dio può trasformare in santi anche i più grandi peccatori. Coloro che non lo conoscono o che lo hanno abbandonato possono diventare, o ritornare ad essere, suoi testimoni anche fino all’effusione del sangue. È questo un messaggio di speranza, diretto in primo luogo a chi si crede rigettato da Dio a causa della gravità dei suoi peccati o della prolungata lontananza da Lui. La vicenda di Paolo ci fa comprendere che Cristo non rifiuta nessuno, che Egli può far brillare la sua luce anche nelle tenebre più fitte.

 

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