Dio è tornato a essere forestiero

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Ho avuto modo di leggere il testo di un’omelia pronunciata da un vescovo della Chiesa italiana e mi ha molto colpito una frase che suona più o meno così: “Dio è tornato a essere forestiero nelle nostre terre”.

E' un ritornello che molto spesso ripeteva l’amato Papa emerito Benedetto XVI e che aveva mutuato dal teologo e pastore Dietrich Bonhoeffer: la nostra gente vive etsi Deus non daretur – come se Dio non esistesse.

 

E’ questione di secolarizzazione, che spesso si muta in secolarismo e mette a dura prova la vita cristiana dei fedeli e dei pastori … Il secolarismo si presenta come una impostazione del mondo e dell’umanità senza riferimento a Dio, invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente dall’esistenza e dalla coscienza umana.

 

La triste china intrapresa del secolarismo rende Dio forestiero nelle nostre terre e in seno alla Chiesa stessa. Snatura in profondità la fede cristiana, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti. Essi sono spesso segnati e condizionati dalla cultura dell’immagine che impone modelli, impulsi contraddittori e nella negazione pratica di Dio. E si fa sempre più breve il passo per dire che non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità relativistica e consumistica favorisce un clima culturale che rende Dio estraneo alla società e alla sfera personale. Insomma, si può vivere bene ed essere felici  anche se Dio non c’è!  

 

Il Papa Giovanni Paolo II nella Esortazione Ecclesia in Europa, già nel 1999, denunciò un'antropologia senza Dio e senza Cristo”. Non esitò ad affermare che “questo tipo di pensiero ha portato a considerare l'uomo come il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l'uomo che fa Dio ma Dio che fa l'uomo. L'aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l'uomo, per cui non c'è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell'edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana. La cultura europea dà l'impressione di una "apostasia silenziosa" da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse”.(Ecclesia in Europa, 9)

 

Tutto questo favorisce uno smarrimento della memoria cristiana, di Cristo e della Chiesa. Occorre ritornare a Cristo e ripartire da Lui. Gesù è il segreto della vita! Non è un personaggio lontano da ricordare; Gesù è la persona della vita: è il nuovo, non il già visto; la novità del futuro, non un ricordo del passato. Seguire Gesù è una grande avventura. Seguire Gesù è il cuore della vita cristiana. L'essenziale. Nulla è più importante o più decisivo. La sequela di Gesù è un esodo d’amore!

 

La Chiesa ha da offrire all'uomo di ogni tempo il bene più prezioso, che nessun altro può dargli: la fede in Gesù Cristo, fonte della speranza che non delude. L’apostolo Paolo aveva avvertito gli antichi abitanti di Efeso scrivendo loro: “Eravate senza Cristo, senza speranza e senza Dio” (Ef 2,12).  Per questo Dio non può essere forestiero; Gesù non può essere estraneo. Occorre tornare  ad annunciare Cristo e il suo Vangelo. Il resto – tutto il resto - è secondario. Quando il credente si impegna a seguire Gesù giorno dopo giorno, sperimenta sempre più che senza quella "sequela Christi" la sua vita sarebbe meno vita, più inerte, più vuota e più priva di significato. Infatti la sequela di Gesù è qualcosa di profondo, vivo, concreto. Per questo occorrerà aprirsi docilmente all’azione dello Spirito di Gesù ed educarsi “al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo” (RdC 38).

 

Non  è facile risalire la china dopo che la cultura dominante ha insegnato all’uomo contemporaneo a vivere etsi Deus non daretur. E’ appena sufficiente guardarsi intorno: osservare chi si ostina a chiamarsi cristiano; dare un’occhiata alle nostre assemblee eucaristiche – la Messa domenicale -; guardare il gruppo dei nostri cresimati.

 

Non sarà difficile notare che:

·      chi si ostina a chiamarsi «cristiano a parole», vive spesso un cristianesimo senza Cristo. Sono troppi i cristiani senza Cristo, senza Gesù: sono i cristiani che mettono la loro fede e la loro religiosità, la loro cristianità, in tanti atteggiamenti»: fanno delle cose, ma in realtà non sanno perché lo fanno. E l’uomo contemporaneo non deve rifugiarsi in una religione fai-da-te, che fonde insieme elementi diversi, spesso in contraddizione fra loro, a volte intrisi di esoterismo e magia, che non hanno più alcuna pretesa di verità. Un cristianesimo senza Cristo non affascina, non cambia la vita; manca la presenza di Gesù Cristo, come centro della vita, e il desiderio e la gioia di appartenere a Lui in tutto. Gesù è il centro che rigenera e fonda nella fede.

·        chi vive una fede superficiale, quasi liquida e si incarterà nel tentativo di accostare la fede ai comandamenti, alla morale alla Bibbia, all'andare a messa, alla solidarietà, alla carità verso i poveri. E non si rende conto che l'unica cosa che conta è Gesù Cristo, l'amore a Lui, la sequela a Lui, l'appartenenza a Lui; la fede non è altro che un incontro personale con lui.

·     le nostre celebrazioni della Messa festiva sono celebrazioni stanche, scialbe, senza un’anima. Messe “brutte”, improvvisate, frettolose, stravaganti, sciatte e noiose che danno luogo a un vuoto formalismo, meccanico e banalizzato. Troppe nostre Messe risultano così poco affascinanti da mettere in fuga la maggioranza dei giovani e allontanano non pochi adulti. Preti e laici sembrano aver raccolto della riforma liturgica solo il fatto che si è passati dal latino all’italiano, perché tutto si svolge come se le parole del messale andassero in automatico, in chi presiede la celebrazione e in chi vi partecipa. La partecipazione alla liturgia dev’essere costantemente educata, motivata e ravvivata, e questo dipende in gran parte dallo stile della celebrazione.

·     i nostri cresimati, ricevuto il sacramento, si volatilizzano! Si sente dire con sempre maggior frequenza sia dai pastoralisti che dai catecheti che dopo la cresima almeno l’85% dei giovani non mette più piede in parrocchia. La cresima sembra essere diventata sempre più “la festa dell’addio”, in taluni casi “la festa dell’arrivederci” nel senso che nella grande maggioranza dei casi dopo la cresima i ragazzi abbandonano la vita cristiana ed ecclesiale, o almeno la partecipazione alla comunità eucaristica. Insomma un generale esodo del dopo Cresima! Probabilmente il sistema di iniziazione tradizionale mostra inesorabilmente la sua insufficienza rispetto al compito di iniziare alla fede le nuove generazioni. Non si può rimanere estranei a questa emorragia di giovani che se ne vanno e non si sa se e quando vi faranno ritorno.

 

Infatti non basta l'adesione dottrinale a Gesù Cristo. Non basta "credere cose” su di lui, affermare che Egli ha compiuto miracoli, che è stato crocifisso e che è risorto. È necessario conoscere lui, credere in lui, ispirarsi dal suo vangelo, seguire i suoi passi, fondare la nostra speranza su di lui. La vita cristiana nelle nostre comunità rinascerà e rifiorirà solo dall’incontro personale e vivo con Gesù Cristo e dall’ascolto della Parola buona del Vangelo. «Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo» (Mt 23,10).

 

Stimo che non si sia ancora toccato il fondo della scristianizzazione ed è per questo che considero indispensabile una evoluzione ideologica dei cristiani i quali non debbono sentirsi al margine della società, della vita politica, della cultura.

Occorre tornare al tema della identità cristiana: una identità più forte, più decisa, più convita, più persuasa e più persuasiva. 

 

L'allora cardinale Joseph Ratzinger, in una conferenza tenuta a Subiaco pochi giorni prima della sua elezione a Sommo Pontefice disse: “Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”.


Abbiamo bisogno di testimoni! Testimone non è chi conosce la storia di Gesù, ma chi vive una storia di amore con Lui. Egli cerca testimoni che ogni giorno Gli dicano: “Signore, tu sei la mia vita”. Chiediamo la grazia di non essere cristiani tiepidi, che vivono di mezze misure, che lasciano raffreddare l’amore, ma testimoni viventi di Gesù.

Solo una autentica testimonianza cristiana svelerà il nome di Dio che sembra essere sempre più forestiero nelle nostre terre.

 

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