Amoris Laetitia
Presentazione e sintesi della Esortazione apostolica

<< Torna indietro


 

Tommaso Stenico

 

Presentazione e sintesi della

ESORTAZIONE APOSTOLICA

AMORIS LAETITIA

Sull’amore nella famiglia

 

 


 

Mi limiterò a una breve presentazione della Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia senza entrare, in questa fase, nei suoi contenuti specifici al fine di offrire una visione panoramica che permetta di considerarla nella sua interezza. Al fine di comprenderne il valore va subito detto che Amoris laetitia è un atto del magistero del Successore di Pietro; trattasi, infatti di una Esortazione Apostolica. Il Papa, cioè, con questo documento intende esercitare il suo ruolo e servizio di pastore e maestro della fede. Amoris laetitia è un atto pontifico di grande livello, un vero magistero di sacra dottrina. Un atto del Magistero che permette che l’insegnamento della Chiesa si renda presente in modo rilevante nel mondo d’oggi.

 

Nel documento il Santo Padre ripete più volte la dottrina cattolica sul matrimonio e la famiglia. Il documento – come si vederà – insiste sul carattere istituzionale e irrevocabile del matrimonio. Il Papa spiega con abbondanza di riflessioni perché questo, essendo una istituzione dell'ordine della creazione, sia al tempo stesso sacramento, segno e strumento dell'intima unione con Cristo e della grazia di Dio, alleanza irrevocabile di amore, camino di purificazione e di santificazione.
Presenta la sua indissolubilità come dono di Dio mediante il quale i coniugi divengono l’uno per l'altro segno e presenza dell'amore irrevocabile e fedele di Dio.

 

Ma, allo stesso tempo, il Papa pensa ai molti cristiani e non cristiani che non percepiscono la grandezza del matrimonio né il suo valore umano e religioso. E pensa anche ai molti cristiani che hanno fallito nel loro matrimonio, hanno ricostruito la loro vita come hanno potuto e, alla sera della vita, vorrebbero ritessere buoni rapporti con Dio e con la Chiesa. Il Papa si domanda: Cosa facciamo con loro? Il Santo Padre Francesco ha raccomandato nei loro confronti attenzione e misericordia. Le situazioni personali sono molto differenti. Non bastano le norme generali, né le assoluzioni generali, ma neppure le assoluzioni generali. Occorre prendere in considerazione le circostanze concrete, attenuanti o aggravanti, che ogni storia personale porta con sé. Senza ambiguità, ma con realismo e misericordia.

 

Si tratta di un testo esteso, inevitabilmente ampio dice il Papa "dovuto ai molti e vari temi” che il documento affronta. L'esortazione si occupa di tutto al fine di non disperdere “la ricchezza di due anni di riflessioni alle quali è pervenuto il cammino sinodale” (7), cioè i due sinodi celebrati dalla Chiesa cattolica nei mesi di ottobre 2014 e 2015. 

 

Il documento si sviluppa in 325 numeri articolati in 9 capitoli di differente ampiezza preceduti da alcuni numeri di stile introduttivo e da una brevissima conclusione seguita da una orazione alla Santa Famiglia. L'abbondanza degli aspetti trattati e la ricchezza dei punti di vista sulle realtà tanto significative del contributo come l'amore, il matrimonio, la famiglia permette di scoprire immediatamente l’eqiuovoco di limitare l’interesse della Esortazione ad alcuni punti più dibattuti e/o discussi che riguardano un numero limitato di situazioni e di famiglie.

L’equivoco sarebbe analogo a quello di ridurre lo studio della medicina ad alcune malattie e ad alcune patologie che forse sono sì particolarmente rappresentative del nostro tempo e/o del nostro mondo occidentale, ma non rappresentano tutti e i veri problmei della sanità pubblica nel mondo di oggi.

 

È lo stesso Papa Francesco che ha voluto indicare come abbia inteso procedere nella elaborazione della Esortazione.

Il primo capitolo sulla Parola di Dio (9-30) considera il messaggio cristiano sulla vita sponsale. I temi del significato unitivo e procreativo dell’unione coniugale, con un chiaro riferimento alla differenza sessuale, sono affermati all’inizio del documento (nn. 9-11), quasi a rassicurare da timori dottrinali. Il numero 11 sviluppa il rapporto tra la comunione di vita familiare e la Trinità.

Il secondo capitolo (32-57) da conto della situazione attuale delle famiglie giacché il Papa desidera rivolgersi a soggetti reali e vivi. Le questioni sul tappeto sono sotto gli occhi di tutti: la cultura chiusa al matrimonio e alla vita, il calo demografico, lo sfruttamento sessuale, la sfida educativa, il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, la poligamia, il non riconoscimento della donna anche attraverso la pratica dell’utero in affitto, l’ideologia gender, la manipolazione della procreazione. Tutto tremendamente vero. Il Papa, tuttavia, preferisce assumere lo sguardo della fede piuttosto che una semplice lettura sociologica.

Il terzo è un capitolo dedicato a esporre come Gesù vede la famiglia. È quello che il Papa chiama “la vocazione della famiglia” (58-88), o il disegno di Dio sulla famiglia.

I capitoli quarto e quinto sono dedicati all’amore. Sono i capitoli centrali dell’Esortazione apostolica. Centrali non solo perché occupano fisicamente il posto centrale e più esteso del testo del Papa (più di 100 numeri!), ma soprattutto sono temi e argomenti nei quali il “genio” di Papa Francesco come Pastore si pone in evidenza. Molte pagine di questi capitoli sono di grande e rara bellezza e pongono in evidenza una delicata sensibbilità umana e spirituale.

Il capitolo quarto (90-164) illustra l’amore nel matrimonio a partire dall’inno della carità di 1Cor 13,4-7. Il commento fa dialogare esegesi, spiritualità e introspezione psicologica. Sono pagine di rara intensità, che permettono di illuminare la bellezza dell’amore e la verità dell’esclusività indissolubile.

Il quinto capitolo (168-198) è dedicato all’amore fecondo del matrimonio. La maternità e la paternità sono esperienze fondamentali per far sperimentare che il mondo è affidabile, luogo buono capace di accogliere la vita. La fecondità va intesa in senso allargato, anche nelle forme dell’adozione e dell’affido.

Il sesto capitolo (199-258) mostra la Chiesa quale Madre sollecita nel suo accompagnamento dell’iter vitale delle famiglie e delle unioni matrimoniali. Il criterio generale è che spetta alle diverse comunità elaborare «proposte più pratiche ed efficaci, che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni e delle sfide locali» (199). È comunque tutta la Chiesa a doversi sentire coinvolta nella preparazione al matrimonio e nell’accompagnamento delle famiglie nelle loro differenti stagioni.

Il capitolo settimo (260-290) affronta il tema educativo. L’educazione non è mai raggiunta una volta per tutte, ma richiede una costante vigilanza. La formazione si definisce come integrale, dove l’amore è reciproca donazione. Si alimenta della capacità di dominare se stessi, della protezione, grazie al pudore, dell’educare il linguaggio del corpo, dell’apprezzamento verso la propria mascolinità e femminilità… L’altro non può mai essere ridotto a oggetto. Anche «il maschile e il femminile non sono qualcosa di rigido» (286): ci si deve adattare a sani interscambi senza togliere nulla alla dignità di ciascuno.

I temi trattati nel capitolo ottavo (291-312) sono senza dubbio quelli che hanno suscitato una maggior aspettativa e suscitato commenti diversificati in quanto riguarda le annose questioni dei legami spezzati e delle ferite conseguenti. Il titolo indica la direzione: «accompagnare, discernere e integrare la fragilità». Il solco, già tracciato da Familiaris Consortio 84, che invitava a «ben discernere le situazioni», è stato ampiamente discusso e ripreso in sede sinodale. Il lavoro della Chiesa assomiglia molto a quello di un ospedale da campo nell’esercizio della cura che accompagna ciascuno e affronta le situazioni più delicate in modo costruttivo, «cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo» (294). Ovviamente sono paragrafi che debbono essere letti con calma e serena riflessione al fine di evitare reazioni precipitose e forse equivoci spiacevoli.

L’ultimo capitolo, il nono, (313-325) è incentrato sulla spiritualità familiare che si alimenta di gesti concreti. L’amore esclusivo è anche chiamato a liberarsi dall’illusione che il coniuge sia in grado di soddisfare completamente le proprie esigenze.

 

Papa Francesco avverte che sia evitata una lettura generica e frettolosa della Esortazione apostolica e raccomanda, al contrario, un approfondimento “paziente parte per parte e cercare nel documento ciò che serve per la circostanza concreta”. Aggiunge, infine, che egli spera che dalla lettura di tale documento “ciascuno si senta chiamato a custodire con amore la vita delle famiglie poiche esse non sono un problema, ma sono principalmente una opportunità” (7)

 

Amoris laetitia va accostata e accolta con lo stesso spirito con cui è stata scritta. E la cifra di fondo è che nessuno debba essere tenuto ai margini della Chiesa. Il documento che il Santo Padre Francesco propone mentre da un lato esalta la grandezza del matrimonio cristiano affermato dalla Chiesa per secoli, dall’altra parte auspica una Chiesa che sia sempre più Madre di misericordia che non rinunci al bene possibile neppure quando questo bene sia in situazioni imperfette benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada” (308). In tutto il documento c'è una sensibilità trasversale che si ispira esattamente allo spirito e alla lettera del Concilio Vaticano II. Anche allora i temi della libertà religiosa e dell’ecumenismo furono di complessa trattazione. Eppure il Vaticano II, senza dimenticare la tradizione dogmatica vincolante della Chiesa, ha aperto le porte che andavano ben al di là dell'interpretazione che era stata fatta negli ultimi secoli.


Il documento di Papa Francesco utilizza essenzialmente il linguaggio della misericordia. La preoccupazione del Papa in questa esortazione sull'amore nella famiglia, è quella di contestualizzare nuovamente la dottrina sul matrimonio e la famiglia a servizio della missione pastorale della Chiesa.


 

 

Amoris laetitia  -  CAPITOLO PRIMO

 

Alla luce della Parola

 

Il Santo Padre Francesco dedica il primo capitolo della sua Lettera Apostolica Amoris laetitia alla riflessione sulla famiglia "alla luce della Parola di Dio”. Il Papa inizia il suo discorso sull'amore, sul matrimonio e sulla famiglia ascoltando la Parola di Dio, al fine di dare il "giusto tono" alle sue riflessioni (6). Il Papa sa bene che la famiglia "con le sue storie di amore e di crisi familiari" (8), le sue tensioni e le difficoltà, le tragedie e i momenti luminosi, è al centro della storia della salvezza e sa che la Scrittura presenta la coppia umana nella sua realtà fondamentale.

 

Qual’è questa realtà fondamentale della famiglia? Cercherò di mostrarla nelle sue linee essenziali seguendo la dottrina della Esortazione. La lettura della Bibbia fin dai suoi primi capitoli permette di conoscere alcune affermazioni sulla comunità coniugale e la famiglia che danno conto della sua natura. Il primo insegnamento che la Bibbia trasmette è che l'uomo e la donna sono immagine di Dio. Immagine si riferisce a Dio e permette di conoscerlo.

 

L'uomo e la donna, proprio nell’amore fecondo che li unisce, manifestano il Dio creatore e salvatore. Questo amore permette di scoprire il mistero di Dio, un Dio che è Trinità di Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Papa ricorda, a questo punto, alcune belle parole di Giovanni Paolo II: "Il nostro Dio nel suo mistero più profondo non è solitudine, ma una famiglia, dal momento che porta in sé la paternità, la filiazione e l'essenza della famiglia che è l'amore. Questo amore, nella famiglia di Dio, è lo Spirito Santo".

 

La doppia realizzazione dell'essere personale come uomo e donna permette a entrambi di uscire dalla loro solitudine originaria e trovare una compagnia che è di aiuto reciproco. Dall’incontro tra i due, l'unione dell'uomo e della donna, scaturisce la generazione e la famiglia; una unione che è allo stesso tempo corporale e spirituale e ha come frutto il figlio nato dai due, che "porterà in sé, unendole sia geneticamente sia spiritualmente, le due “carni” (13), senza che la propria dignità e libertà permetta di essere considerato come "proprietà" della famiglia (18).

 

La casa, il focolare, sono lo spazio di vita, il luogo per eccellenza della famiglia in grado di trasformarsi in "chiesa domestica", cioè chiesa che si riunisce in casa attraverso la presenza viva di Cristo fatto Eucaristia e diventa la dimora di Dio e luogo di preghiera comune. Sublime vocazione di ogni famiglia cristiana quella di essere chiamata a farsi chiesa domestica!

 

Ma la famiglia è anche una scuola di fede", sede della catechesi dei figli", come scrive il Papa (16), luogo dove prendono nuova vita e si raccontano di generazione in generazione le meraviglie che Dio ha compiuto per il suo popolo e per tutti gli uomini.


La Scrittura mostra anche, e talvolta con toni forti, che il dolore e il male, le tensioni e le ansie non sono aliene al percorso del matrimonio e della famiglia; ci si può ragionevoplmente attendere che saranno presenti nella nostra vita, senza tuttavia consentire a esse di far mai dimenticare che la famiglia è chiamata a "crescere nell'amore", tradotto molte volte nella misericordia e nel perdono, e "per far crescere l’amore e convertirsi sempre più in tempio dove abita lo Spirito" (29), un amore tenero e delicato, offerto e generoso.

 

Queste sono le verità che delineano la natura del matrimonio e della famiglia: comunione amorevole e feconda tra un uomo e una donna e per scoprire il volto di Dio; comunione tanto dei corpi come delle anime; "luogo" in cui ha origine la vita nuova del figlio, al quale funge da focolare accolgiente, scuola di fede e casa di preghiera.

 

 

Amoris laetitia  -  CAPITOLO II°

 

La realtà e le sfide delle famiglie

 

Continuando il commento all’Esortazione apostolica post Sinodale di Papa Francesco Amoris laetitia ci occuperemo del secondo capitolo della stessa: Realtà e sfide delle famiglie. Il Papa rivolge la sua attenzione alle famiglie di oggi in tutto il mondo per offrire un quadro che rifletta la loro situazione, con le sue luci e le ombre. A tal fine, il Papa usa anche l'esperienza e i contributi pastorali dei Vescovi di tutto il mondo riuniti nei due ultimi Sinodi sulla famiglia.


Le luci di questo quadro sono specificate, per esempio, nella esistenza di ampi spazi di libertà nelle famiglie; una più equa ripartizione degli oneri, responsabilità e compiti; un maggiore apprezzamento della comunicazione personale tra gli sposi con conseguente maggiore umanizzazione della vita familiare (cfr 32); il riconoscimento più chiaro dei diritti e della dignità delle donne (54); una sua maggiore partecipazione nello spazio pubblico; il superamento della violenza domestica e alcune forme di discriminazione.


 È noto, allo stesso tempo, che la società attuale soffra alcuni mali che non consentono che si mantengano forme e modelli del passato. Tra questi, la cultura troppo individualista del possesso e del profitto; il ritmo frenetico della vita moderna; l'organizzazione sociale e del lavoro; e - forse soprattutto - una falsa idea di libertà, priva di limiti, che orienta lo sviluppo personale "secondo i desideri assunti con carattere assoluto" (33), e che permetterebbe di passare con una certa disinvoltura da una relazione affettiva all’altra. Questo porta a considerare la casa come un luogo di passaggio dove si va quando "serve"; a porre i vincoli familiari sottomessi al capriccio di una volontà volubile; a considerare la fedeltà, l'esclusività e la perpetuità dell'amore coniugale come qualcosa che limiti e coarti la libertà personale. Casa e "famiglia" quindi - se si può ancora continuare a parlare in questi termini - servono solo come mero beneficio o utilità.

 

Questo capitolo non poteva non menzionare il timore che suiscita in molti l'idea di un impegno permanente, o la considerazione del matrimonio e della famiglia come "mezzo per porre rimedio alla solitudine, per avere una protezione o ricevere un servizio" (39). Non mancano coloro che rinunciano a contrarre matrimonio e formare una famiglia per motivi economici, lavorativi o di studio (cfr 40).

 

Sull’altro versante, infine, i fallimenti matrimoniali portano a "nuove relazioni, nuovi partner, nuovi unioni e nuovi matrimoni, creando situazioni familiari complesse e problemaiche per la opzione cristiana" (41). Questi, insieme ad altri, sono alcune delle minacce di oggi sul matrimonio e la famiglia.


 Cosa fare di fronte a un tale scenario? Dice il Papa: "Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano" (35). Non possiamo farlo per fedeltà a Dio e per fedeltà agli uomini, perché "staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire." (ibid). Il Papa chiede uno sforzo per presentare le ragioni e le motivazioni che rendono il matrimonio e la famiglia, tali quali sono sttai voluti da Dio, qualcosa di bello e desiderabile, un vero bene per gli uomini, un percorso verso la felicità, non giogo o "un peso da sopportare per tutta la vita" (37). Il Papa chiede che il nostro messaggio sul matrimonio e la famiglia sia un "un chiaro riflesso della predicazione e degli atteggiamenti di Gesù, il quale nel contempo proponeva un ideale esigente e non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera." (38). Inoltre, è bene essere consapevoli che "i grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana" (57).

 

 

Amoris lætitia  -  Capitolo 2°/ bis

 

La realtà e le sfide delle famiglie

Alcune cause

 

Ritengo utile e opportuno soffermarmi su alcune delle cause che sono alla radice delle ombre che abbiamo scoperto nell'istituzione familiare e matrimoniale. Alcune sono di carattere ideologico e altre rientrano in quello che chiamiamo insufficienti o erronee politiche familiari.

 

Tra le prime occupa un posto importante una falsa concezione della libertà umana. A questo proposito Papa Francesco parla della confusione, abbastanza diffusa oggi, che esiste tra la vera libertà e una falsa idea di essa. Secondo questa idea sbagliata di libertà "ognuno giudica come gli pare, come se al di là degli individui non ci fossero verità, valori, principi che ci orientino, come se tutto fosse uguale e si dovesse permettere qualsiasi cosa" (34). Se si accetta questa idea di libertà allora è facile comprendere che ognuno riterrà matrimonio o famiglia quello che più gli farà comodo, con la conseguenza che vi potrebbero essere tanti modi di intendere il matrimonio e la famiglia quante sono le pesone. Tutto sarebbe ugualmente valido, vero e legittimo.


Un’altra radice ideologiche della attuale crisi del matrimonio e della famiglia risiede nella cosiddetta teoria del genere, che dice il Papa, svuota il fondamento antropologico dell’uomo e della donna. Secondo questa teoria del genere l'identità personale ha poco o nulla a che fare con la differenza biologica, in cui, al contrario, sappiamo tutti bene che la differenza è un fattore chiave nella definizione delle identità. Anche qui la falsa idea di libertà di cui si è parlato gioca un ruolo decisivo. Infatti, secondo la teoria del genere “l’identità umana viene consegnata a un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo" (56). Questo porta inevitabilmente a quello che il Papa definisce "decostruzione giuridica della famiglia" (53). La stessa legge civile "facilita lo sviluppo di una molteplicità di alternative, così che un matrimonio connotato da esclusività, indissolubilità e apertura alla vita finisce per apparire una proposta antiquata tra molte altre" (53).

 

 Accanto a queste radici ideologiche ve ne sono altre di carattere pratico modo pratico che assumono foma nelle politiche familiari insufficienti o errate, spesso in contrasto con la natura stessa del matrimonio e della famiglia. Il Papa si lamenta proprio di questo affermando che "spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni" (43), e soffrono le conseguenze, che sono evidenti in vari settori, "dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza" (43). Le conseguenze di tali politiche familiari insufficienti o errate si fanno notare anche nella mancanza di abitazioni di cui "la famiglia ha diritto" (44); in orari di lavoro inadeguati che non facilitano la vita familiare; nelle politiche migratorie (46); in quelle altre relative "alle famiglie delle persone con disabilità, in cui l’handicap, che irrompe nella vita, genera una sfida, profonda e inattesa, e sconvolge gli equilibri, i desideri, le aspettative" (47) o “delle famiglie schiacciate dalla miseria” (49).


Di fronte alle politiche familiari inadeguate o contrarie alla verità più elementare del matrimonio e della famiglia, il Papa ricorda con forza che non si favorisce affatto il bene comune quando la famiglia è indebolita come società naturale fondata sul matrimonio (cfr 52). Afferma che "le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, per esempio, non si possono equiparare semplicisticamente al matrimonio" (52). Riafferma la dottrina della Chiesa che “rigetta con tutte le sue forze gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto" (42).

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 3°

 

Lo sguardo rivolto a Gesù:

La vocazione della famiglia

 

 

Nel terzo capitolo dell’Esortazione apostolica post Sinodale Amoris laetitia Papa Francesco espone alcune verità fondamentali sul matrimonio e la famiglia alla luce del Vangelo. Il Santo Padre ricapitola il percorso del “vangelo della famiglia” partendo dalle sue radici bibliche e leggendolo nell’evoluzione del magistero dal Concilio Vaticano II fino all’enciclica “Deus Caritas”. È interessante la chiave di lettura attraverso cui è fatto questo excursus: coerentemente con quanto affermato nel capitolo secondo, il Papa si preoccupa innanzitutto di valorizzare la bellezza dell’insegnamento cristiano, sottolineando appunto che esso è un “Vangelo”, cioè una buona notizia, “ciò che è più bello, più grande, più attraente e nello stesso tempo più necessario” (58).

 

E la buona notizia è questa: il matrimonio è per i cristiani la via ordinaria dell’amore, addirittura si fonda nel mistero della stessa Trinità “infatti non si può comprendere il mistero della famiglia cristiana se non alla luce dell’amore del Padre” (59). Dunque non solo il matrimonio è un’esperienza mistica: nel loro darsi e riceversi i coniugi fanno un’esperienza autentica dell’amore trinitario, comprendono veramente e autenticamente Dio! “(Cristo) assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza (…) In questo modo gli sposi sono come consacrati” (67).

 

La novità nella Esortazione del Santo Padre consiste nella proclamazione di queste verità nel quadro proprio di quello che rappresenta il cuore della nostra fede, cioè: l'amore infinito di Dio per gli uomini, ragione delll’incarnazione del Figlio eterno di Dio, della sua morte e risurrezione per la nostra salvezza. Quello che potremmo chiamare novità dell'insegnamento del Papa consiste nel fatto che il suo insegnamento sul matrimonio e la famiglia si ispiri e riceva una nuova e intensa luce dall’ "annuncio di amore e di tenerezza" di Dio che è il messaggio principale del Vangelo. Questo messaggio centrale fa sì che la predicazione della Chiesa non venga convertita in "mera difesa di una dottrina fredda e senza vita" (59). Il matrimonio e la famiglia come Dio vuole sono un altro esempio di amore di Dio per gli uomini.

 

È in questo contesto il luogo dove si fa sintesi della dottrina della Chiesa su entrambi gli argomenti. Il Papa, accolgiendo i numerosi contributi dei due Sinodi dei Vescovi sulla famiglia, rivela lo "sguardo" di Gesù sul matrimonio e la famiglia; in altre parole, mostra come Gesù vede queste due realtà fondamentali per gli uomini. L’esposizione del Papa fa costante riferimento e si abbevera – per così dire - ai grandi documenti del recente insegnamento magisteriale: il Concilio Vaticano II, il Catechismo della Chiesa cattolica, l'Esortazione Apostolica Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II.


 In primo luogo, il Papa Francesco presenta il martrimonio e la famiglia come dono, come un dono del Signore, come qualcosa di buono quindi per l'uomo, qualcosa di cui è necessario prendersi cura al fine di tutelarlo e promuovere con cura. Il matrimonio e la famiglia, come Dio li vede e li desidera, sono quindi una buona cosa e un bene per l'uomo. Si tratta, a mio avviso, di una dichiarazione fondamentale. Dio ha istituito e donato matrimonio e la famiglia gli uomini perché costituiscono un bene di prim’ordine per loro.

 

Seguendo la dottrina del Concilio, il matrimonio, nel suo essere più autentico, è definito da Papa Francesco come comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna; comunità che coinvolge il reciproco dono di sé, include e integra la dimensione sessuale e affettiva secondo il piano del Signore (cfr. 67). Questa comunione di vita e di amore Dio nostro Signore la ha voluta indissolubile (cfr. 62). Il matrimonio e la famiglia sono, quindi un "patto di amore e di fedeltà"; questo è il "principio che dà forma a ogni famiglia." Senza questo legame indissolubile, matrimonio e famiglia rimangono come "deformati" e denaturati.

 

 Il matrimonio, comunione di vita tra l'uomo e la donna, uniti con un vincolo intimo e indissolubile, è per sua stessa natura aperta alla vita giacché la sessualità umana "è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna" (80). La sessualità è, quindi, nel matrimonio il luogo del suo esercizio legittimo; l'unione matrimoniale, a sua volta, è predisposta alla generazione per suo proprio carattere naturale, in modo che nessun atto genitale degli sposi possa negare questo significato (cfr. 68). Non dobbiamo dimenticare a questo punto che se l'amore coniugale è ordinato alla trasmissione della vita, questo, a sua volta, è anche ordinato all'amore coniugale (cfr 81), in modo che la trasmissione della vita sia chiamata ad accrescere e fomentare l'amore tra i coniugi. Amore coniugale e generazione sono talmente legati che la generazione non può essere considerata come una singola variabile che possa entrare o no nei progetti indivisuali dei coniugi.

 

I bambini, come dice il Papa, sono "il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei genitori" (81). Essi costituiscono un dono, un regalo da ricevere e apprezzare, non un diritto dei genitori. Il diritto del bambino alla vita è inalienabile, sottolinea Papa Francesco e decidere della vita din un bambino non può essere inteso come un diritto sul proprio corpo. Pertanto, l'Esortazione ricorda a coloro che operano nel mondo sanitario non solo il diritto, ma l'obbligo morale dell’obiezione di coscienza (83).

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 3°/ bis

 

Il sacramento del matrimonio

strumento di santificazione e di salvezza

 

Continuiamo con l'esposizione che il Papa fa del matrimonio e della famiglia nel terzo capitolo della sua Esortazione apostolica post Sinodale Amoris laetitia. Gesù ha elevato a sacramento l’istituzione naturale del matrimonio, questa comunità indissolubile di vita e di amore tra un uomo e una donna aperta alla vita, dotandola di una nuova e più alta dignità. In effetti, il Signore ha voluto il matrimonio come canale e veicolo di grazia; come uno dei sette segni sacramentali mediante i quali fa giungere agli uomini l'acqua viva della grazia di Dio e comunica la salvezza. L’amore sponsale è stato così fatto segno naturale della grazia soprannaturale; segno di amore senza misura che Cristo ha per la sua Chiesa; inolre, segno efficace che fa entrare l'amore umano dei coniugi in una dimensione completamente nuova, quella dell'amore di Cristo per la sua Chiesa che lo ha portato a dare se stesso per lei, “per consacrarla, purificandola con il lavacro dell'acqua e la parola e per presentarla splendente, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e irreprensibile” (Ef 5, 27-28).

 

Come segno sacramentale istituito da Cristo, il matrimonio gode di una forza soprannaturale per realizzare ciò che significa; cioè dà l'amore degli sposi la forza sufficiente per superare gli ostacoli che minacciano di indebolirlo, lo rafforza per superare le tendenze egoistiche, lo fa entrare nel flusso vivo dell'amore di Cristo per la sua Chiesa e rinvigorisce gli sposi per renderli capaci di una donazione reciproca, piena e completa, a immagine di Cristo per la sua Chiesa.

 

Come dice il Papa, l'amore degli sposi è stato assunto da Cristo nell'Incarnazione, lo ha purificato e lo è elevato alla sua pienezza: Cristo Signore ha voluto andare incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio, ridando a essi la loro dignità originaria. Ha fatto dell'amore sponsale, ripeto, un segno efficace del suo amore per la Chiesa: un amore che costituisce il modello e l’ideale che gli sposi dovrebbero riprodurre e a cui devono continuamente tendere (cfr 71). Il Santo Padre Francesco dice che "il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi" (73).


 

Questa è la grandezza del matrimonio cristiano! "Il sacramento del matrimonio non è una convenzione sociale, un rito vuoto o il mero segno esterno di un impegno”. Il matrimonio tra battezzati è un dono di Dio, strumento di santificazione e di salvezza. Si tratta di un cammino di santità, un percorso che porta alla perfezione cristiana. Si tratta di una vera vocazione, una vocazione divina, una chiamata da parte di Dio, un percorso specifico che vuole che la maggior parte dei cristiani diventino perfetti come il Padre celeste è perfetto.

 

“Pertanto – scrive il Papa - la decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev’essere frutto di un discernimento vocazionale" (72). Non si tratta di uan vocazione “per difetto”, vale a dire, la vocazione che è disponibile per un cristiano quando non abbia ricevuto la chiamata al sacerdozio, alla vita consacrata o al celibato per il regno dei cieli. Il matrimonio è stato voluto da Dio come una vocazione propria e vera, come un cammino di santità che trova aiuto e incoraggiamento nella grazia porpria del sacramento. Questa è fonte della grazia necessaria per raggiungere la pienezza della vita cristiana.


L’amore santo degli sposi, le manifestazioni proprie di questo amore, l'unione sessuale vissuta in modo umano e santificata dal sacramento è la itineario di crescita della vita della grazia per gli sposi. Sono sicuro che queste parole apriranno a molti orizzonti insospettati.

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 4°

 

L’amore nel matrimonio

 

Il capitolo IV dell'Esortazione Apostolica post Sinodale Amoris laetitia è il più ampio di tutto il documento, il che evidenzia già l'importanza che il Santo Padre vi attribuisce. Papa Francesco ha definito come centrali i capitoli 4 e 5 (“i due capitoli centrali”), non solo in senso geografico, ma per il loro contenuto. Papa Francesco inizia il capitolo così: «Tutto quanto è stato detto non è sufficiente a esprimere il   vangelo del    matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore». E continua: “Non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare” (89).

Se posso esprimere un invito auspico che tutti coloro che si preparano al matrimonio, coloro che lo hanno contratto più o meno recente, e coloro che hanno trascorso molti anni da allora, a rileggere spesso questo quarto capitolo. Sono sicuro che sarà una grande preparazione per il matrimonio, contribuirà senza dubbio a mantenere vivo e giovane l’amore degli sposi e lo aiuterà perché si copncfetizzi in mille gesti che sono l'espressione della sua giusta maturità.

 

Il capitolo è suddiviso in quattro sezioni. Nel primo il Papa precisa in dettaglio alcune delle qualità che deve avere ogni vero amore coniugale. Lo fa applicando a codesta concreta modalità dell’amore – l’amore degli sposi – le caratteristiche che sencodo san Paolo definiscono ogni amore vero. Il risultato ci permette di avere un particolarmente bello e attraente ideale per gli sposi. Dinanzi alla impossibilità di riassumere in poche righe il ricco contenuto di questa sezione, sottolineerò solo quello che il Papa dice in merito alla pazienza che dovrebbe caratterizzare l'amore coniugale.

 

Questo deve saper dominare i primi impulsi che portano all’insulto che eviterà l’aggresione frutto dell’ira e combatterà l'amarezza che si potrebbe insinuare nei rapporti tra coniugi. Un amore paziente è visto particolarmente necessario quando l'altra persona non è perfetta e allorquando le relazioni reciproche non siano celestiali; o quando si sperimenta il desiderio, quasi violento, di sottoporre l’altro alla propria volontà o sic ede alla inclinazione di mettersi al centro e girare far girare tutto intorno al nostro capriccio. Pazienza necessaria per padroneggiare le reazioni di aggressivoità o di ira, tipicche delle persone che non possono controllare i loro impulsi, non rispettano le legittime differenze nel modo di pensare o di agire, o non supportano che l'altro non sisottometta alla dispotica volontà personale (cfr 91-92).

 

Nella seconda sezione del capitolo si invita ad accrescere senza interruzioni l'amore martirmoniale perché i coniugi percepiscono la distanza tra la realtà e l’ideale che sono chiamati a incarnare: l'unione tra Cristo e la Chiesa, di cui il matrimonio cristiano è segno. Per questo il Papa dice che il matrimonio quale segno implica «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (122). Chiamati a crescere, a maturare, superando le sfide della assuefazione e della fatica: le tentazioni esterne, i segnali che lasciano dietro di più ancora nelle anime che nei loro corpi. Si contrastano questi pericoli, dice il Papa, non tanto con discorsi sugli obblighi derivanti dal matrimonio, ma "corrspondendo soltanto alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri. fortificandolo grazie ad una crescita costante sotto l’impulso della grazia" (134), perché "l’amore che non cresce inizia a correre rischi" (ibid).

 

Tra i gesti e gli atteggiamenti che devono essere coltivati ​​per far maturare l'amore sono quelli riassunti in tre parole chiave cui Papa Francesco allude spesso: permesso, grazie, scusa (133).

L'istituzione stessa del matrimonio è al servizio della maturazione e della crescita dell’amore coniugale. “L’unione trova in tale istituzione il modo di incanalare la sua stabilità e la sua crescita reale e concreta. come incanalare la sua stabilità e la sua crescita reale e concreto" e mostra la sua rilevanza pubblica” (131). Il matrimonio è molto più di un "di più di una mera associazione spontanea per la mutua gratificazione" (131), che equivarrebbe a privatizzarlo. Il matrimonio contratto davantoi alla comunità, con gli impegni che ne derivano è, infatti, una manifestazione data incondizionatamente e senza riserve.

 

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 4°/2

 

L’amore appassionato frutto della fedeltà

 

Ci occuperemo della terza e quarta sezione del capo IV dell'Esortazione Apostolica post Sinodale di Papa Francesco Amoris Laetitia, che tratta del ruolo centrale dell’amore nel matrimonio. La terza sezione intitolata Amore appassionato ha una certa novità. Tradizionalmente si è parlato delle passioni in un tono negativo: la passione supporrebbe sempre un eccesso, arroganza, mancanza di controllo da parte della ragione. La passione ci farebbe entrare addirittura nel mondo dell'irrazionale, dell’animalesco, della disumanità giacché si tratterebbe di un affetto "disordinato" dell'anima. Qualcosa quindi privo di "logos", di ordine, di ragione poiché è propprio della ragione mettere ordine nelle cose.


Ma sarebbe andare troppo lontano se identificassimo passione con disordine. Con il termine passione si intende una "inclinazione o preferenza molto viva"; quindi diciamo che qualcuno ha una passione per un certo tipo di musica, per la storia, per gli animali, per il proprio paese, la propria famiglia, per Dio. In questa linea, possiamo dire che il comandamento per eccellenza del cristiano è un amore appassionato: "amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e il prossimo come se stesso". Un amore vivo, intenso, appassionato, caloroso, veemente! In linea di principio un amore che sia appassionato non disdice per nulla! Si parla solo di intensità. Tutto dipenderà dal suo scopo, dal fine e dall’oggetto.

 

Se ami ciò che è buono, allora non c'è nulla di sbagliato in questo amore passionale, purché - questo sì - si rispetti l’ordine degli amori. In ogni caso, ciò che non si adatta all'amore è piuttosto la tiepidezza, la pigrizia, la mancanza di intensità. Così l'amore infinito e senza misura di Dio per gli uomini potrebbe essere descritto come appassionato. Lo stesso amore che i santi hanno avuto e hanno per Dio e per il prossimo. Come ben evidenziato dal testo del profeta Isaia (49, 15)! Sappiamo che l'amore di una madre per i suoi figli è un amore appassionato. Ebbene, lo Spirito Santo per mezzo del profeta, non esita a dire: "Può una madre dimenticare il bimbo che allatta e non aver compassione del figlio delle sue viscere? Perché anche se si dimenticasse, io (Dio) non mi dimenticherò ".

 

La presenza, poi, della passione, la sua intensità non parla contro il vero amore degli sposi. Per contro, i gesti del corpo, la stessa unione dei corpi richiedono la presenza di un vero, autentico, intenso amore. In caso contrario, è stato ben detto, a quei gesti mancherebbero l’anima e resterebbero privati ​​della loro bellezza interiore. Si comprende ora molto bene quello che dice il Papa nella sua esortazione: " Desideri, sentimenti, emozioni, quello che i classici chiamavano “passioni”, occupano un posto importante nel matrimonio" (143). L'amore come tendenza e ricerca di unione delle anime che "si esprime" nell’unione dei corpi "presenta sempre segni affettivi basilari: il piacere o il dolore, la gioia o la pena, la tenerezza o il timore" (ibid). Il nemico dell'amore nei rapporti sessuali fra coniugi non è il piacere, ma "solo" il piacere, cioè la ricerca egoistica di sé che dimentica il bene della persona e termina spesso nelle manifestazioni di "violenza e la manipolazione" (153); nella imèosizione e nella mancanza di rispetto, nella sottomissione e umiliazione.


Nell'ultima sezione del capitolo IV dell'Esortazione Amoris Læetitia il Santo Padre Francesco parla della trasformazione dell’amore frutto della fedeltà dei coniugi e della grazia di Dio che fanno sì che l'amore cambi in un "voler bene più profondo" che mantenga “viva ogni giorno la decisione di amare, di appartenersi, di condividere la vita intera e di continuare ad amarsi e perdonarsi” (163). L'intensità del sentimento non definisce, senza ulteriori precisazioni, l’amore appassionato; lo fa, piuttosto, una volontà sempre più forte e sempre più irrevocabile di consegna e di appartenenza all'altro: l'impegno indefettibile di amore fino alla morte.

 

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 5°

 

L’amore che diventa fecondo

 

Papa Francesco ha definito “centrali” i capitoli 4 e 5 (“i due capitoli centrali”), della Lettera Apostolica Amoris Lætitia non solo in senso geografico, ma per il loro contenuto: “Non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare” (89). Questi due capitoli centrali di Amoris Lætitia saranno probabilmente saltati da molti per arrivare subito alle cosiddette “patate bollenti”, ai punti critici. Da esperto pedagogo Papa Francesco sa bene che niente attira e motiva così fortemente come l’esperienza positiva dell’amore. “Parlare dell’amore” (89) procura chiaramente una grande gioia a Papa Francesco, ed egli parla dell’amore con grande vivacità, comprensibilità, empatia.

 

Il quinto capitolo è tutto concentrato sulla fecondità e la generatività dell’amore. Il Papa nel V capitolo esordisce affermando che «l’amore dà sempre vita». Passa, infatti, dalle tematiche della valla vita coniugale a quelle della vita genitoriale e, quindi, sulla generazione e dell’accoglienza della vita all’interno della famiglia. Il Papa sottolinea il valore dell’embrione “dall’istante in cui viene concepito”, perché “ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio”. Per questo, il figlio non va visto come “un complemento o una soluzione per un’aspirazione personale”, bensì come “un essere umano con un valore immenso”, del quale va rispettata la dignità, “la necessità ed il diritto naturale ad avere una madre ed un padre”, che insegnano “il valore della reciprocità e dell’incontro”.


Si parla in maniera spiritualmente e psicologicamente profonda dell’accogliere una nuova vita, dell’attesa propria della gravidanza, dell’amore di madre e di padre. Avendo presenti le coppie che non possono avere figli, il Papa ricorda loro che la maternità “si esprime in diversi modi”, ad esempio nell’adozione; le leggi devono facilitare le procedure adottive e di affido, sempre nell’interesse del bambino e devono contrastare il traffico di minori. Il questo contesto il Papa affronta anche i temi della fecondità allargata, dell’adozione, dell’accoglienza e del contributo delle famiglie a promuovere una “cultura dell’incontro”, della vita nella famiglia in senso ampio, con la presenza di zii, cugini, parenti dei parenti, amici. Il Papa sottolinea la inevitabile dimensione sociale del sacramento del matrimonio (186), al cui interno si declina sia il ruolo specifico del rapporto tra giovani e anziani, sia la relazione tra fratelli e sorelle come tirocinio di crescita nella relazione con gli altri. In questo modo l’Amoris Lætitia propone una rilettura del rapporto tra amore e generazione che va aldilà di qualsiasi separazione o giustapposizione tra questi due fondamentali e costitutivi motivi significati del matrimonio: la relazione nella coppia è intrinsecamente generante e feconda e la generazione di un terzo, il figlio, è il frutto trascendente dell’amore dei due.

 

L’Amoris Lætitia non prende in considerazione la famiglia «mononucleare», perché è ben consapevole della famiglia come rete di relazioni ampie. La stessa mistica del sacramento del matrimonio ha un profondo carattere sociale (cfr 186). E all’interno di questa dimensione sociale il Papa sottolinea in particolare sia il ruolo specifico del rapporto tra giovani e anziani, sia la relazione tra fratelli e sorelle come tirocinio di crescita nella relazione con gli altri.

 

Soffermandosi, quindi, sulla generazione e l’accoglienza della vita all’interno della famiglia, il Papa sottolinea il valore dell’embrione “dall’istante in cui viene concepito”, perché “ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio”.

In tale contesto vorrei sottolineare due punti. Anzitutto il tema del figlio. Il testo con chiarezza riafferma che il figlio non è un oggetto del desiderio, ma un progetto di consegna della vita. Di qui segue il tema del rapporto fra le generazioni, che la frammentazione e la liquidità di eros mettono a rischio. Il legame fra le generazioni è il luogo dell'eredità che deve essere fatta fruttare. Questo è il grande compito affidato alla famiglia che deve custodire la tradizione della vita senza imprigionarla, provvedere valore aggiunto al futuro senza mortificarlo. Tale dinamismo è impossibile se la famiglia perde il suo ruolo sociale di stabilità e di propulsività degli affetti.

 

Di qui, l’esortazione invita a non vedere nel figlio “un complemento o una soluzione per un’aspirazione personale”, bensì “un essere umano con un valore immenso”, del quale va rispettata la dignità, “la necessità e il diritto naturale ad avere una madre ed un padre”, che insegnino “il valore della reciprocità e dell’incontro”.

 

La vita familiare è un bene da esportare nella società che ha bisogno di “una robusta iniezione di spirito familiare”; per questo Francesco incoraggia le famiglie ad uscire da se stesse, trasformandosi in “luogo di integrazione e punto di unione tra pubblico e privato”.

Il matrimonio è più ricco di bene se la coppia non si richiude su se stessa: questo ripiegamento non porta più letizia, porta tristezza. La famiglia è il motore della storia, l'amore che lavora per la vita: non certo il rifugio per coloro che intendono sottrarsi alle sfide della vita e della storia. In questo passaggio e alleanza tra le generazioni si costruisce l’intera ricchezza dei popoli, sapere, cultura, tradizioni, dono, reciprocità. La passione educativa iscritta nella generazione, e l'alleanza fra una generazione e l'altra sono un termometro infallibile del progresso sociale

 

Ogni famiglia ha il dono e l’impegno di instaurare la cultura dell’incontro e di rendere ‘domestico’ il mondo. Quindi, Francesco sottolinea che ovunque c’è bisogno di “una robusta iniezione di spirito familiare”, ed incoraggia le famiglie ad uscire da se stesse, trasformandosi in “luogo di integrazione e punto di unione tra pubblico e privato”. Perché ogni famiglia – è il monito del Papa – è chiamata ad instaurare la cultura dell’incontro e a rendere ‘domestico’ il mondo. Per questo, il Papa lancia “un serio avvertimento”: chi si accosta all’Eucaristia senza lasciarsi spingere all’impegno verso i poveri ed i sofferenti, riceve questo sacramento “indegnamente”.

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 6°

 

Alcune prospettive pastorali

 

 

Il capitolo 6 della Lettera Apostolica Amoris lætitia si rivolge soprattutto a chi (preti, religiosi e laici) opera nella pastorale familiare e contiene suggestioni interessanti sia per quanto riguarda l’accompagnamento delle coppie al matrimonio e nei primi anni di vita matrimoniale, sia per quanto concerne l’attenzione alle famiglie ferite, anticipando quanto sarà sviluppato e ripreso nel capitolo 8.

 

Papa Francesco sollecita a «elaborare proposte più pratiche ed efficaci che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni e delle sfide locali». Il Papa considera varie prospettive pastorali che mirano a formare famiglie solide e fruttuose secondo il disegno di Dio. Il capitolo utilizza ampiamente le relazioni finali dei due Sinodi e le catechesi di Papa Francesco e Papa Giovanni Paolo II. Si ribadisce che le famiglie non devono essere solamente evangelizzate, ma esse stesse dovrebbero anche evangelizzare.

 

L’Esortazione Amoris lætitia ribadisce che le famiglie sono soggetto e non solamente oggetto di evangelizzazione. Sono esse, anzitutto, a essere chiamate a comunicare al mondo il “Vangelo della famiglia” come risposta al profondo bisogno di famigliarità iscritto nel cuore nella persona umana e della stessa società. Certo, hanno bisogno di un grande aiuto in questa loro missione. Il Papa parla, anche in questa prospettiva, della responsabilità dei ministri ordinati. E sottolinea con franchezza che a loro “manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie” (202).

 

Il Papa si dispiace "che ministri ordinati spesso non hanno la formazione necessaria per affrontare i complessi problemi che devono affrontare le famiglie" (202). Da un lato, la formazione psico-affettiva dei seminaristi deve essere migliorata «che dovrebbero accedere a una formazione interdisciplinare più ampia sul fidanzamento e sul matrimonio e non solo alla dottrina». Se da una parte bisogna migliorare la formazione psico-affettiva dei seminaristi e coinvolgere di più la famiglia nella formazione al ministero, «è salutare la combinazione di tempi di vita in seminario con altri di vita in parrocchia».

Dal canto loro le famiglie hanno bisogno di essere maggiormente coinvolte nella formazione al ministero (cfr 203); e dall'altro, “si potrebbe anche attingere all'esperienza della grande tradizione orientale di uomini del clero sposati" (202).

Dal n. 205 al n. 215 dell’esortazione, il Papa suggerisce come guidare i fidanzati, «risorsa preziosa per le parrocchie», nel cammino di preparazione al matrimonio, aiutandoli a scoprire la bellezza e la ricchezza della scelta matrimoniale con nuovi itinerari che siano «vera esperienza di partecipazione alla vita ecclesiale e approfondiscano i diversi aspetti della vita familiare… per iniziare con una certa solidità la vita familiare».

Dal n.217 il Papa sottolinea la necessità, o meglio, l’urgenza di accompagnare gli sposi nei primi anni della vita matrimoniale, «avvicinando le coppie attraverso il Battesimo, la Comunione dei figli, la benedizione delle case». «Desidero insistere – continua il Papa – sul fatto che una sfida della pastorale familiare è aiutare a scoprire che il matrimonio non può intendersi come qualcosa di concluso ma c’è un progetto da realizzare insieme con pazienza, comprensione, tolleranza, generosità…» anche in alcune situazioni complesse e in particolare nelle crisi, sapendo che «ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore».

 

Il Papa si confronta anche con la questione della paternità responsabile; e anche con certe situazioni e crisi complesse, sapendo che "ogni crisi ha una lezione da insegnare a noi; abbiamo bisogno di imparare ad ascoltare con l'orecchio del cuore" (232). Alcune cause di crisi sono analizzate, tra i quali un ritardo nella maturazione affettiva (cfr 239).


Guardando al preoccupante l’aumento dei divorzi e ad altre difficoltà che minano la storia delle famiglie, il Papa osserva che ogni crisi “nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore”. Di qui, l’incoraggiamento a perdonare e sentirsi perdonati per rafforzare l’amore familiare, e l’auspicio che la Chiesa sappia accompagnare tali situazione in modo “vicino e realistico”. Il dramma del divorzio “è un male che cresce in modo molto preoccupante”. Quali indicazioni? Occorre prevenire tali fenomeni, tutelare i figli affinché non ne diventino “ostaggi”. Realisticamente occorre anche riconoscere che, di fronte a violenze, sfruttamento e prepotenze, la separazione è inevitabile e anche può essere “moralmente necessaria”.

 

Affrontando pastoralmente la situazione di separati, divorziati e divorziati risposati, l’Amoris lætitia ribadisce che occorre discernimento ed attenzione, soprattutto verso coloro che hanno subito ingiustamente la scelta del coniuge.

 

Il Pontefice sottolinea, tra l’altro, l’importanza della recente riforma dei procedimenti per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale e della responsabilità affidata ai Vescovi. Il testo richiama la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali e dice chiaramente: “Il divorzio è un male, ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi. Per questo, senza dubbio, il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma nella nostra epoca” (246).

 

Soprattutto i divorziati non risposati vanno incoraggiati ad accostarsi all’Eucaristia, “cibo che sostiene”, mentre ai divorziati risposati va detto che non devono sentirsi scomunicati, anzi vanno accompagnati con “grande rispetto”: prendersi cura di loro all’interno della comunità cristiana non significa indebolire il valore e l’indissolubilità del matrimonio, ma esprimere la carità.

 

L'Esortazione Amoris lætitia sottolinea l'importanza della recente riforma delle procedure di annullamento del matrimonio. Si mette in evidenza la sofferenza dei bambini in situazioni di conflitto e conclude: "Il divorzio è un male e il crescente numero di divorzi è molto preoccupante. Quindi, il nostro più importante compito pastorale per quanto riguarda le famiglie è quello di rafforzare il loro amore, aiutando a guarire le ferite e lavorare per prevenire la diffusione di questo dramma del nostro tempo" (246).

 

Si accenna ai matrimoni misti e a quelli con disparità di culto, e alla situazione delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale, ribadendo il rispetto nei loro confronti e il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione e di ogni forma di aggressione o violenza.

 

Il Papa tocca poi le situazioni di matrimonio tra un cattolico e un cristiano di un'altra denominazione (matrimoni misti), o tra un cattolico e qualcuno di un'altra religione (disparità di culto). Per quanto riguarda le famiglie con membri con tendenze omosessuali, ribadisce la necessità di rispettarli e ad astenersi da qualsiasi discriminazione ingiusta ed ogni forma di aggressione o di violenza. L'ultima parte, pastoralmente pregnante, del capitolo "Quando la morte ci fa sentire il suo pungiglione", è il tema della perdita di persone care e della vedovanza.


Papa Francesco dice una parola chiara e comprensiva circa le “situazione complesse”. Riguardo alle persone di tendenza omosessuale, premette la necessità di rispettare la loro dignità, senza marchi di “ingiusta discriminazione” e poi sottolinea che “non esiste alcun fondamento” per assimilare o stabilire analogie “neppure remote” tra le unioni omosessuali ed il matrimonio secondo il disegno di Dio. Su questo tema scottante definisce “inaccettabile” che la Chiesa subisca “pressioni” da parte della cultura e dei poteri dominanti.


Pastoralmente preziosa è la parte finale del capitolo: “Quando la morte pianta il suo pungiglione”. L’Esortazione Amoris lætitia di Papa Francesco, riprendendo una feconda e importante tradizione, offre indicazioni sull’accompagnamento pastorale da offrire alle famiglie colpite dalla morte di un loro caro. Si tratta di una dimensione purtroppo spesso disattesa che richiede invece una nuova attenzione pastorale: tutte le famiglie, nessuna esclusa, fa l’esperienza del lutto e chiede accompagnamento. Tale prospettiva è ancor più urgente oggi visto l’attenuarsi del senso della morte nelle società contemporanee e la mancanza di gesti e di parole che aiutino chi muore e chi resta.

La comunità cristiana deve saper accompagnare anche nel lutto e nella sua elaborazione, insegnare a pregare per i defunti e a crescere nell’amore tutta la vita per prepararsi alla morte.

 

 

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 7°

 

Rafforzare l’educazione dei figli

 

Il settimo capitolo della Esortazione apostolica post-sinodale Amoris lætitia è l’ultimo dei 7 capitoli introduttivi che costituiscono le facce di questo prezioso poliedro che è la vita quotidiana delle famiglie. È dedicato alla educazione dei figli: la loro formazione etica, l'apprendimento della disciplina che può includere una punizione, il paziente realismo, l'educazione sessuale, trasmettere la fede e, più in generale, la vita familiare come un contesto educativo. La saggezza pratica presente in ogni paragrafo è notevole, soprattutto l'attenzione a quei graduali, piccoli passi "che possono essere compresi, accettati e apprezzati" (271).

 

C'è un punto particolarmente interessante e pedagogicamente fondamentale in cui il Santo Padre Francesco afferma chiaramente che "ossessione, tuttavia, non è istruzione. Non possiamo controllare tutte le situazioni che un bambino può sperimentare... Se i genitori sono ossessionati di sapere sempre dove sono i loro figli e controllare tutti i loro movimenti, essi cercheranno solo di dominare lo spazio. Ma questo non è un modo di educare, rafforzare e preparare i bambini ad affrontare le sfide. Ciò che è più importante è la capacità di aiutarli con amore a crescere nella libertà, la maturità, la disciplina generale e reale autonomia" (260).

 

Il Papa propone ai genitori una autentica formazione fondata sul “dialogo educativo che coinvolga la sensibilità e il linguaggio proprio dei figli” (264), in un attenggiamento di grande coerenza, motivando sempre. Papa Francesco ricorda ai gentiori/educatori che “una formazione etica efficace implica il mostrare alla persona fino a che punto convenga a lei stessa agire bene. Oggi è spesso inefficace chiedere qualcosa che esiga sforzo e rinunce, senza mostrare chiaramente il bene che con ciò si potrebbe raggiungere” (265).

 

Con accenti pedagogi davvero innovativi il Papa ricorda che “l’educazione morale è un coltivare la libertà mediante proposte, motivazioni, applicazioni pratiche, stimoli, premi, esempi, modelli, simboli, riflessioni, esortazioni, revisioni del modo di agire e dialoghi che aiutino le persone a sviluppare quei principi interiori stabili che possono muovere a compiere spontaneamente il bene” (267).

 

Ma nell’opera educativa deve prevedere in considerazione il valore della sanzione perché bambini e adolescenti si rendano conto che “le cattive azioni hanno delle conseguenze” (268). Ma in termini positivi Papa Francesco invita a orientare i figli a chiedere perdono, a riparare il danno causato agli altri, a riconoscere con gratitudine che è stato un bene per lui crescere in una famiglia, a sopportare le esigenze imposte da tutto il processo formativo. Insomma il Papa è persuaso che un figlio “corretto con amore si sente considerato, percepisce che è qualcuno, avverte che i suoi genitori riconoscono le sue potenzialità” (269).

 

Papa Francesco ricorda che l’opera educativa esige paziente realismo e assicura che “i contributi preziosi della psicologia e delle scienze dell’educazione mostrano che occorre un processo graduale nell’acquisizione di cambiamenti di comportamento, ma anche che la libertà ha bisogno di essere incanalata e stimolata, perché abbandonata a sé stessa non può garantire la propria maturazione” (273).

 

Non poteva mancare da parte del Papa l’indicazione del luogo priviegiato dell’opera educativa: infatti, scrive:la famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà” (274).

La famiglia è l’ambito della socializzazione primaria, è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere, a recuperare la prossimità, a prendersi cura, ecc. Non manca un riferimento alle tecnologie della comunicazione che se ben utilizzate possono essere utili per collegare anche i membri della famiglia.

 

È significativa l’attenzione che il testo dedica alla educazione sessuale, un tema relativamente nuovo nella pastorale della Chiesa. L’Esortazione ne sostiene la necessità soprattutto oggi “in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità”. Essa va realizzata “nel quadro di un’educazione all’amore, alla reciproca donazione” (280). "Sì all'educazione sessuale". Il bisogno è lì e dobbiamo chiederci "se le nostre istituzioni educative hanno raccolto questa sfida... in un'epoca in cui la sessualità tende ad essere banalizzata e impoverita". La sana educazione deve essere effettuata "nel quadro più ampio di una formazione all’amore, al reciproco dono di sé" (280). Il testo avverte che l'espressione 'sesso sicuro' trasmette "un atteggiamento negativo verso la naturale finalità procreativa della sessualità, come se un eventuale bambino fosse un nemico da cui proteggersi. Questo modo di pensare promuove il narcisismo e l'aggressività in luogo dell’accettazione" (283).

 

Ma “l’educazione dei figli dev’essere caratterizzata da un percorso di trasmissione della fede” (287). Il Papa è persuaso che “la famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo” (287). Ovviamente “la trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio, di cercarlo, di averne bisogno …” (287). È fondamentale, infatti che i figli vedano il loro rapporto con Dio nelle azioni quotidiane a partire dallapreghiera personale e familiare e dalle espressioni della pietà reliogiosa e popolare.

E il Santo Padre conclude il capitolo settimo affermando: “l’esercizio di trasmettere ai figli la fede, nel senso di facilitare la sua espressione e la sua crescita, permette che la famiglia diventi evangelizzatrice, e che spontaneamente inizi a trasmetterla a tutti coloro che le si accostano, anche al di fuori dello stesso ambiente familiare” (289).

Così le famiglie saranno vere Chiese domestiche e fermento evangelizzatore nella società.

 

 

 

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 8°

 

Accompagnare, discernere

e integrare la fragilità

 

 

Solo chi si lascia veramente conquistare dalla dinamica dell’amore   con le sue fatiche e i suoi ardori, con i suoi desideri e i suoi dolori, può comprendere il capitolo VIII della Lettera Apostolica Amoris laetitia: Discernere, accompagnare, integrare la fragilità. È forse la parte più difficile dell’Esortazione. Non tanto difficileper la sua scrittura, ma perché affronta le situazioni delle famiglie con il cuore ferito.              

 

L'ottavo capitolo della Lettera Apostolica Amoris laetitia è un invito alla misericordia e al discernimento pastorale in situazioni che non corrispondono pienamente a ciò che il Signore propone. Il Papa ribadisce che non si debba affatto rinunciare a illuminare la verità del cammino della fede e le forti esigenze della sequela del Signore, come ha sottolineato all’inizio. Al contrario, esorta ad assumere lo sguardo di Gesù e lo stile di Dio che ha chiaramente espresso nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi incontri. E richiama il fatto che ci sono anche “altre forme di unione che contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo” e in queste ultime il Papa colloca i credenti conviventi o quelli uniti solo con matrimonio civile. In ogni caso, la Chiesa “non manca di valorizzare gli ‘elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più’ al suo insegnamento sul matrimonio” (292).

 

Il Papa usa tre fonemi molto significativi: guida, discernimento e integrazione che sono fondamentali per affrontare situazioni di fragilità complesse o irregolari. Il capitolo ha sezioni sulla necessità di gradualità nella pastorale; l'importanza del discernimento; norme e circostanze attenuanti nel discernimento pastorale; e, infine, quello che il Papa chiama la "logica della misericordia pastorale".

 

Il Capitolo otto è molto ricco di sensibilità. Nel leggerlo ci si deve ricordare che "il compito della Chiesa è spesso simile a quella di un ospedale da campo" (291). Qui il Santo Padre è alle prese con i risultati dei Sinodi sulle questioni controverse. Egli ribadisce ciò che il matrimonio cristiano è e aggiunge che "alcune forme di unione contraddicono raqdicalmente questo ideale, mentre altre lo concretizzano almeno in modo parziale e analogo”. La Chiesa, pertanto, "non trascura gli elementi costruttivi in quelle situazioni che non ancora o non corrispondono più al suo insegnamento sul matrimonio" (292).

 

Per quanto riguarda il discernimento nelle situazioni "irregolari" il Papa afferma: "Vi è la necessità 'di evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle varie situazioni' e di essere attenti, quando serve, a come le persone provano disagio a causa della loro condizione" (296). E continua: "È una questione di raggiungere a tutti, di aver bisogno di aiutare ogni persona a trovare il suo corretto modo di partecipare alla comunità ecclesiale e quindi di sperimentare di essere toccato da una grazia' immeritata, incondizionata e gratuita'"(297). E ancora: “Chi ha divorziato ed è entrato in una nuova unione, per esempio, può trovarsi in una varietà di situazioni, che non devono essere incasellate o inserite in classificazioni troppo rigide che non lasciano spazio ad un adeguato discernimento personale e pastorale" (298).

 

In questa linea, raccogliendo le osservazioni di molti Padri sinodali, il Papa afferma che "i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente necessitano di essere più pienamente integrato nella comunità cristiane con una varietà di modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo". "La loro partecipazione può essere espressa in diversi servizi ecclesiali... Queste persone hanno bisogno di sentirsi membri e non scomunicati dalla Chiesa, ma come membra vive, capaci di vivere e crescere nella Chiesa... Questa integrazione è necessaria anche nella cura e educazione cristiana dei loro figli" (299).

 

Il Papa fa una dichiarazione molto importante per comprendere l'orientamento e il significato della Esortazione: "Se consideriamo l'immensa varietà di situazioni concrete ... è comprensibile che né il Sinodo né questa Esortazione potrebbero essere tenuti a fornire una nuova serie di regole generali, canoniche in natura e applicabili a tutti i casi. Ciò che serve è semplicemente un rinnovato incoraggiamento a intraprendere un discernimento personale e pastorale responsabile di casi particolari, che sappia riconoscere che, poiché 'il grado di responsabilità non è uguale in tutte i casi", le conseguenze o gli effetti di una regola non devono essere necessariamente sempre gli stessi” (300). Il Papa sviluppa in modo approfondito le esigenze e le caratteristiche del percorso di accompagnamento e il discernimento necessario per un dialogo profondo tra i fedeli e i loro pastori.

 

A tal fine il Santo Padre ricorda le riflessioni della Chiesa su "fattori e situazioni attenuanti" per quanto riguarda l'attribuzione delle responsabilità e le responsabilità per le azioni; e basandosi su San Tommaso d'Aquino, che si concentra sul rapporto tra regole e discernimento afferma: "È vero che le disposizioni generali enunciano un bene che non può mai essere ignorato o trascurato, ma nella loro formulazione non possono fornire la soluzione a tutte le situazioni particolari. Allo stesso tempo, va detto che, proprio per questo, ciò che fa parte di un discernimento pratico in particolari circostanze non può essere elevato al livello di una regola" (304).

 

A questo punto sembra interessante affermare a tutto tondo che Amoris laetitia non dice che i divorziati risposati possono ricevere la comunione. Papa Francesco fa un passo pastorale in avanti oltre quello fatto da Familiaris Consortio. Il documento di Giovanni Paolo II aveva tolto la scomunica ai divorziati risposati ma aveva ribadito il divieto alla ammissione all’eucarestia di tali fratelli e sorelle. Papa Francesco fa un passo avanti e dice: parliamone! E suggerisce la via antica della prassi ecclesiale. Come ogni peccatore questi sposi interroghino la loro coscienza, si rivolgano al loro confessore, scelgano un padre spirituale. Espongano la loro situazione; avviino in itinerario di discernimento spirituale severo e sincero. E sia il confessore a orientare il penitente verso quella prassi sacramentale che sarà ritenuta possibile, praticabile epiù idonea anche in un contesto di gradualità.

Non v’è alcun dubbio che la situazione morale di colui che ha celebrato il sacramento del matrimonio, si è separato, ha divorziato e si è risposato è oggettivamente di peccato grave. Il confessore o il padre spirituale, come tutti i confessori nei confronti di ogni penitente, faciliterà la comprensione della piena responsabilità soggettiva della colpa e indicherà, eventualmente, la prassi sacramentale.

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 8°/2

 

 “La logica della misericordia pastorale”

 

 

Il Papa nella Lettera Apostolica Amoris laetitia delinea un nuovo asse della vita pastorale della Chiesa che viene iscritto nell’orizzonte della Misericordia. Anche qui, una piccola notazione terminologica. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica la parola “misericordia” si trova 12 volte, su un testo di circa 700 pagine, mentre nell’Amoris laetitia 41 volte in testo quattro volte più breve. C’è bisogno di una Chiesa che si dedichi ad accompagnare e a integrare tutti. Nessuno deve essere escluso. Per questo c’è bisogno di uno sguardo che sia di compassione, non di condanna. Il discernimento deve andare in questa direzione e quindi teso a cogliere nelle diverse situazioni “familiari” i “segni di amore che in qualche modo riflettono l’amore di Dio” (294). Vanno evitati pertanto quei “giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione” (296). E comunque ogni persona deve trovare posto nella Chiesa: “nessuno può essere condannato per sempre” (297). E continua affermando che “è possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché il ‘grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi’, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi” (300).

 

L’indicazione che il testo consegna ai Vescovi è semplice e diretta. Tre verbi che costituiscono tra loro legati un unico itinerario: accompagnare, discernere, integrare. È evidente che tale itinerario è possibile ad una condizione, ossia che sia chiara la presenza della comunità cristiana. Si potrebbe dire che è la comunità con il suo pastore ad essere chiamata ad accompagnare, a discernere e ad integrare chi deve incamminarsi, appunto, verso la crescita nell’amore di Cristo. Sappiamo bene, infatti, che Dio non salva individualmente, ma radunandoci in un popolo. Lo ribadisce con chiarezza il Concilio Vaticano II. E tutti sappiamo che la fede condivisa e l’amore fraterno fanno miracoli anche nelle situazioni più difficili.

 

L'accesso alla grazia di Dio, che genera la conversione del peccatore, è una cosa seria. La dottrina cattolica del giudizio morale, forse un po' trascurata, viene rimessa in onore dalla Esortazione Apostolica. La qualità morale dei processi di conversione, infatti, non coincide automaticamente con la definizione legale degli stati di vita. Per questo il testo scrive che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante” (301). Il compito dei sacerdoti, in particolare, ma non solo, è indirizzato perciò ad accompagnare in questo percorso ecclesiale di conversione e di integrazione di cui il vescovo è il primo responsabile: niente “fai-da-te”, né per loro, né per i fedeli. Non vi è un calcolo legale da applicare, né un processo da decidere ad arbitrio; e neppure di eccezioni da fare o di privilegi da concedere (300). È un processo di discernimento che si iscrive in un cammino di coscienza, legato al “foro interno” (direzione spirituale e sacramento della Riconciliazione). Il cammino richiesto, perciò, è un intreccio tra la dottrina della Chiesa, il discernimento delle coscienze, l’onorare il principio morale, e custodire la comunione.

 

In questa linea di discernimento e integrazione il Papa – accogliendo ciò che i vescovi hanno chiesto - esorta a “discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate” (299). Si tratta delle sette forme di esclusione: incarico di padrino; lettore; ministro straordinario dell’eucaristia; insegnante di religione; catechista per la prima comunione e per la cresima; membro del consiglio pastorale diocesano e parrocchiale; testimone di nozze (sconsigliato, ma non impedito). L’intento è esplicito: “Essi (i divorziati risposati) non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Questa integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti” (299). Su questo punto le singole Chiese locali sono chiamate a riflettere e a decidere.

 

Il Papa, inoltre, fa propri sei criteri per il discernimento approvati dal Sinodo:

1.       “fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento”;

2.        “chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi”;

3.       chiedersi “se ci sono stati tentativi di riconciliazione”;

4.       chiedersi “come è la situazione del partner abbandonato”;

5.       chiedersi “quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli”;

6.       chiedersi “quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio”.

 

Il Papa continua: “Si tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento che «orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere. Dato che nella stessa legge non c’è gradualità (cfr Familiaris consortio, 34), questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa” (300).

 

Pertanto, “quando si trova una persona responsabile e discreta, che non pretende di mettere i propri desideri al di sopra del bene comune della Chiesa, con un Pastore che sa riconoscere la serietà della questione che sta trattando, si evita il rischio che un determinato discernimento porti a pensare che la Chiesa sostenga una doppia morale” (300).

 

Sotto il profilo normativo della teologia-morale, questo ottavo capitolo è senza dubbio il più impegnativo. Il Papa, riprendendo la dottrina morale tradizionale si riallaccia al tema classico delle circostanze attenuanti (301-303. 308) e propone una interessante riflessione sul rapporto tra norma e giudizio nella situazione (discernimento), nella quale, senza eludere o sminuire la norma, nemmeno si cade in una riduttiva interpretazione della coscienza morale, che la considererebbe una semplice “applicazione” deduttiva di una fredda normativa.

 

Da quanto osservato circa l’integrazione possibile, derivano tre considerazioni conclusive. Se, da una parte, è vero che si deve evitare la confusione e lo scandalo nei fedeli “normali”, dall’altra, occorre pure evitare la confusione e lo scandalo nei fedeli divorziati risposati, che, mentre non sono scomunicati, al tempo stesso, risultano di fatto ridotti a spettatori della vita ecclesiale anziché responsabili di ministerialità differenti che sono richieste ad ogni battezzato per l’edificazione della Chiesa. Un’altra considerazione riguarda la testimonianza che eventuali figli nati dalla seconda unione hanno diritto di ricevere dai genitori, pena il rischio di pagare il prezzo della emarginazione di cui non sono responsabili ma solo vittime. Di qui la via del discernimento, ossia la via discretionis che permette ai pastori di valutare caso per caso, specialmente riguardo alla progressiva inclusione delle persone che, trovandosi in una situazione ormai irreversibile, sono particolarmente bisognose di accoglienza, di accompagnamento e di misericordia.

 

 

“La logica della misericordia pastorale”

 

Nell’ultima sezione del capitolo ottavo, Papa Francesco ribadisce che «Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture» (307). In ogni caso il senso complessivo del capitolo e dello spirito che Papa Francesco intende imprimere alla pastorale della Chiesa è ben riassunto nelle parole finali: “Invito i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori o con laici che vivono dediti al Signore.

 

Non sempre troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale. E invito i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa” (312). In sintesi, sono elementi fondamentali del discernimento sia la fiducia da parte dei fedeli che vivono le situazioni complesse sia l’ascolto profondo da parte dei pastori.

 

Sulla “logica della misericordia pastorale” Papa Francesco afferma con forza: “A volte ci costa molto dare spazio nella pastorale all’amore incondizionato di Dio. Poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e questo è il modo peggiore di annacquare il Vangelo” (311)

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 8°/3

 

Il numero 305 dell ’Esortazione apostolica

 

Una riflessione che si rispetti non può evitare di considrare anche il punto più dififficile di Amoris laetitia. In esso si legge: “A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa” A questo punto il testo rimvis alla nota 351: “In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli».

 

Esaminiamo che cosa sostiene Papa Francesco. Il Pontefice dice “in certi casi”.

In verità la prassi pastorale e mrale della Chiesa conosce solo due casi incui è possibile che i divorziati risposabi possano accostarsi alla mensa eucarística.

1.      Quando vi sia la certeza morale che il primo matrimonio sia nullo, ma non esistano le prove sufficienti per procedere alla dichiarazione di nullità canonica da parte di un Tribunale Ecclesiastico.

2.    Quando la copia di divorziati risposati per motiovi differenti non possono romperé la nuova unione, ma che si impegnano a vivere astenendosi dagli atti propri dei coniugi.

 

In questi due casi, sostenuti e guidati da un padre spirituale, è possibile che questi fratelli si accostino alla Comunione tenendo, tuttavia, presente di evitare il pericolo di scandalo. In sostanza è questa la dottrina di Familiaris consortio.

Occorre inoltre tener ben presente che Papa Francesco scrive: “è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato”… Ciò non vuol dire che il Santo Padre abbia autorizzato di dare la comunione ai divorziati. Questo il Papa non lo ha detto e tanto meno lo ha autorizzato!

Il testo di Amoris laetitia è composto di oltre 56.000 parole. Ma il papa Francesco non ha scritto queste 8 parole: Si può dare la comunione ai divorziati risposati! Non lo ha scritto! Non c’è in tutto il testo. E se il Papa non le ha scritto nessuno può intrudurle, nessuno puo dire che da qualche parte siano state scritte, nessuno puoò fingere che siano state scritte!

 

Papa Francesco nei fatti non ha mai neppure pensato di andare contro il magistero della Chiesa e dei Papi precdenti. Egli ha ben presente il pensiero di «Familiaris consortio», n. 84, dove si legge: «La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia».

In «Reconciliatio y paenitentia», n. 34, Giovanni Paolo II spiega: «Mi riferisco a certe situazioni, oggi non infrequenti, in cui vengono a trovarsi cristiani desiderosi di continuare la pratica religiosa sacramentale, ma che ne sono impediti dalla condizione personale in contrasto con gli impegni liberamente assunti davanti a Dio e alla Chiesa… La Chiesa non accetta di chiamare bene il male e male il bene. Basandosi su questi due principi complementari, la Chiesa non può che invitare i suoi figli, i quali si trovano in quelle situazioni dolorose, ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell'eucaristia, finché non abbiano raggiunto le disposizioni richieste»

E Papa Benedetto XVI in «Sacramentum Caritatis», n. 29, reitera: «Il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze… Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia».


Per l’ermeneutica della conintuità non si può attribuire a Papa Francesco l’intenzione di mutare questa dottrina del Magistero e sarebbe inutile e pernicioso cotrapporre un Papa a l’altro e un Sinodo contro gli altri. Chi si diletta in questo gioco vile e sotterraneo non fa davvero un buon servizo né al Papa né alla Chiesa!

 

Non v’è dubbio che sia urgente e necessario accogliere l'invito di Papa Francesco e dei suoi Predecessori per promuovere un aatentica integrazione dei divorziati risposati nella comunità della Chiesa, ma non compromettendo la verità della pratica sacramentale della Chiesa medesima. La prudenza e discernimento favoriranno la ricerca diu una via nuova e giusta.

 
L’Eucarestia non puo diventare un terreno di scontro fazioso tra presunti modernisti e presunti tradizionalisti. L'Eucaristia è un savcramento necessario per la vita cristiana e per il cammino spirituale. Tuttavia ad esso ci si deve accostare con le disposizioni richieste come suggeriscono i testi di Matteo 22,1 1-14 e 1 Corinzi 11, 27-30.

Ma non vorrei che questo dibattito sia più accademico che pastorale.

La mia limitata esperienza mi fa dire che coloro che si sono sposati in Chiesa convintamente e poi, per le vicende strane e complesse della vita, hanno messo fine al loro matrimonio sacramentale contratto validamente e si sono risposati civilmente sanno meglio di tutti che non posso pretendere di ricevere la comunione come coloro che nonostante le moltissime traversie continuano a vivere la loro unione sponsale con fedeltà, perpetuità, e unicità.

E’ una questione di scelta di vita… fin che morte non separi!   

 

 

 

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 8°/4

 

Le note 329, 336 e 351

Sulle indicazioni in merito alle situazioni familiari irregolari contemplate nell'esortazione apostolica Amoris Lætitia (soprattutto nel capitolo 8) si sono versati fiumi di inchiostro ipotizzando una tempesta di interpretazioni. L’esortazione apostolica è la fedele applicazione della pastorale costante della Chiesa. L’unica chiave giusta per interpretare Amoris Lætitia è la costante dottrina e disciplina della Chiesa per quanto riguarda il matrimonio. Papa Francesco [sembra perfino assurdo scriverlo!] non mette in dubbio, in nessun momento, gli argomenti presentati dai suoi Predecessori in materia morale e sacramentale del matrimonio. Il testo dell’Esortazione Apostolica va accostato, quindi, nell’unico modo possibile: nella continuità con il Magistero precedente e quindi con il depositum fidei.

 

Se si separa il testo del capitolo 8 e note relative dal contesto di Amoris Lætitia e dalla sua continuità con il magistero precedente, vi possono essere interpretazioni sbagliate». La novità di Amoris Lætitia è un rinnovato approccio pastorale verso le coppie cosiddette irregolari per rendere meno difficile una pastorale della famiglia e perché la verità diventi carità. Nessuno deve sentirsi escluso dalla misericordia di Dio che ha un campo d’azione che non accetta limitazioni. La nota prevede il discernimento “caso per caso” in merito all’accesso ai sacramenti per le coppie dei divorziati risposati. In questo ambito ci sono tre note al testo dell’esortazione (329, 336 e 351) che destano differenti interpretazioni. Proviamo a comprenderne alcuni termini.

 

Nota 329: Vivere come fratelllo e sorella

 

La nota riguarda il numero 298 di Amoris Lætitia, dove è scritto che le situazioni «molto diverse» in cui si trovano a vivere i «divorziati che vivono una nuova unione (…) non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio ad adeguato discernimento personale e pastorale».

Tra queste situazioni la Chiesa riconosce anche quella in cui «l’uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l’educazione dei figli - non possono soddisfare l’obbligo della separazione».  Questa ultima frase è riportata nel testo dall’esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II al numero 84.

In questo paragrafo è indicato che coloro che si trovano nella situazione suddetta e che non hanno ottenuto riconoscimento di nullità del precedente matrimonio, devono essere «sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio». Il testo di Giovanni Paolo II afferma che coloro che si trovano in codeste situazioni «assumano l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi».

 

Tuttavia la nota 329 di Amoris Lætitia in qualche modo per oltrepassa questo insegnamento e scriove: «In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51).

Questa nota sembra sostenere che coloro che sono divorziati e risposati civilmente, è bene che vivano a tutti gli effetti come coniugi, perché «se mancano alcune espressioni di intimità» si mette in pericolo «la fedeltà» e «il bene dei figli». 

Tuttavia è bene notare che questa nota 329 possa dare luogo a interpretazioni errate rispetto alla natura indissolubile del primo matrimonio (se valido) e all’insegnamento morale della Chiesa. Qundi va osservato che:

1.      la citazione della costituzione conciliare Gaudium et spes 51 risulta disancorata dal contesto originario. In Gaudium et spes, infatti, queste parole sono chiaramente riferite ai coniugi e non ai divorziati risposati;

2.      Così riferita la nota 329 può dare adito a ritenere l’unione coniugale tra due persone che coniugi non sono, come, in certi casi, un bene?

3.      Ma l’unione coniugale tra due persone sposate e divorziate che coniugi per la Chiesa non sono (cioè l’adulterio) è stigmatizzata dalla citazione del numero 52 dell’enciclica Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II laddove insegna che vi sono atti (tra cui l’adulterio) che si definiscono «intrinsecamente cattivi», «sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze».

 

Note 336 e 351: Accesso ai sacramenti per i divorziati risposati

 

Il contesto in cui vengono inserite le due note è simile a quello di un differente grado di responsabilità del penitente in funzione di condizionamenti e/o fattori attenuanti. In questi casi, dice la nota 336, le conseguenze o gli effetti di una norma non devono essere necessariamente sempre gli stessi. 

«Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale», si legge nella nota, «dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium 44.47.

In questo caso, pur restando il dubbio in merito a quale disciplina sacramentale faccia riferimento il testo, appare chiaro che ci sia un’apertura pratica, in certi casi, all’accesso ai sacramenti: finché si tratta (per esempio) della confessione e dell’unzione degli infermi, non c’è contrasto tra quanto dice questa nota e la natura di questi sacramenti e l’insegnamento della Chiesa; ma, se si trattasse dell’eucaristia, invece sì.

 

La nota 351, invece, ancor più complessa e problematica. Leggiamo innanzitutto il numero 305: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (305).

Il documento ciato è corredato da una nota: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, “ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” […] Ugualmente segnalo che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” [Esort. Ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, § 44 e 47: AAS 105, 2013, pp. 1038-1039]» (305, nota 351).

 

In altri termini, il confessore potrebbe giudicare non del tutto responsabile il penitente se fosse in grado di verificare in “foro interno” e caso per caso che il penitente versi in uno stato di errore in merito alla sua condizione.

Fatta tale ipotesi, il Papa suggerisce, come strumento pastorale per questa condizione particolare, l’amministrazione dei sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia. Il suggerimento ha senso solo se il divorziato-risposato sia riconosciuto come trovandosi in stato di grazia perché privo di responsabilità soggettiva della sua condizione. Mancando la piena avvertenza sulla materia grave, costui non sarebbe in stato di peccato mortale, ergo il divorziato risposato potrebbe comunicarsi.

Che il Papa ragiona così: Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 22 novembre 1981, § 33: AAS 74, 1982, p. 121]» (301).

 

Da quanto fin qui esaminato emergono, tuttavia, alcune problematiche:

1.      Al confessore sembra essere richiesto di giudicare in modo esatto lo stato soggettivo della coscienza, arrivando di fatto a esprimere un giudizio sul cuore dell’uomo (cosa che normalmente la Chiesa non ha mai fatto, rimanendo sul piano della situazione oggettiva). Familiaris consortio, per l’accesso ai sacramenti, chiedeva di abbracciare la continenza con il proposito di non commettere più quel peccato.

2.      Qualcuno applica a questa prassi il principio della eccezione alla norma (epicheia). Ma tale principio era stato già valutato come non applicabile proprio in casi come quelli dei divorziati risposati che esercitano anche la sessualità, da un documento del 1994 firmato dal cardinale Ratzinger, prefetto della Dottrina della Fede. Il principio della eccezione alla norma [epicheia] “non può essere applicato nell'ambito di norme sulle quali la Chiesa non ha nessun potere discrezionale. L'indissolubilità del matrimonio è una di queste norme, che risalgono al Signore stesso e pertanto vengono designate come norme di "diritto divino". La Chiesa non può neppure approvare pratiche pastorali - ad esempio nella pastorale dei Sacramenti -, che contraddirebbero il chiaro comandamento del Signore.”

4. Anche nell’enciclica Veritatis Splendor a proposito ha stabilito: “se gli atti sono intrinsecamente cattivi, un'intenzione buona o circostanze particolari possono attenuarne la malizia, ma non possono sopprimerla?” (81)

3.      Infine, come conciliare queste tre note (329, 336 e 351) con il paragrafo 303 di Amoris laetitia, che dice: «Dato che nella stessa legge [morale] non c’è gradualità (cfr. Familiaris consortio, 34), questo discernimento [quello fatto dal divorziato risposato sulla sua situazione] non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità […] proposte dalla Chiesa»?

 

Pertanto i sacerdoti che siano davvero responsabile, se chiamati dal vescovo o dal fedele stesso a dare un suo giudizio in merito, non consiglieranno mai ai conviventi e ai divorziati-risposati che non vivono castamente di accostarsi alla Comunione, perché tali condizioni sono oggettivamente contrarie alla volontà di Dio, ossia alla sua misericordia verso gli uomini. Il sacerdote dovrà illuminare la coscienza del penitente ricordandogli che la nostra vita personale e sociale deve essere conforme al sapientissimo orientamento di ogni cosa alla gloria del Creatore e al bene delle creature.

 

La legge naturale e la rivelazione divina fanno sapere che vi sono atti che sono di per sé contrastanti con la morale, ed è appunto il caso dei rapporti sessuali al di fuori del rapporto coniugale. Tali atti non sono conformi al piano di Dio – non sono cioè santificabili e santificanti – e di conseguenza pongono la persona che li compie volontariamente in una condizione che di fatto è incompatibile con l’ordine dell’amore. Ciò comporta per il confessore il gravissimo dovere ministeriale di non assolvere il fedele “divorziato-risposato” che non intendesse di fatto cambiare la sua situazione. Per amministrare validamente l’assoluzione mancherebbero infatti le condizioni essenziali, ossia il sincero pentimento e la volontà diriparazione.

 

Il pentimento non risulta esserci quando il fedele non dichiara al confessore di voler uscire dal proprio stato di “divorziato-risposato” troncando il rapporto con il/la convivente e far salvo il primo matrimonio validamente celebrato. Mancando queste condizioni – le quali, dal punto di vista teologico, costituiscono la “materia” del sacramento della Penitenza – il confessore è tenuto a negare, per il momento, l’assoluzione, che non sarebbe un atto di misericordia ma un inganno (perché l’assoluzione sarebbe illecita e invalida).

 

Amoris lætitia  -   Capitolo 9°

 

Spiritualità coniugale e familiare

 

Il nono capitolo della Esortazione Apostolica Amoris laetitia è dedicato alla spiritualità coniugale e familiare, che "si compone di migliaia di piccoli, ma veri e propri gesti" (315).

In primo luogo il Santo Padre Francesco ricorda che la presenza del Signore deve abitare il matrimonio e la famiglia. Al riguardo il Papa caratteriozza la spiritualità familiare come "spiritualità dell'amore" (n. 315). Così anche la prima nota di essa è la comunione con Cristo, l'abbraccio con Lui; comunione e abbracciare tanto con il Cristo che muore sulla croce, quanto il Cristo risorto e glorioso. Unione poi con Cristo in giorni difficili e amari, che permette la crescita dell’amore reciproco e "trasforma le difficoltà e le sofferenze in un ofrende d'amore", e l'unione con il Cristo risorto che porta a vivere gli aspetti gioiosi del matrimonio e della vita familiare come "partecipazione alla vita piena della risurrezione" (317).

 

Con grande convinzione il Papa afferma che la “comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio” (316). Non v’è dubbio che nella famiglia e nella famiglia cristiana in modo del tutto paerticolare c’è bisogno di un’attenzione alla spiritualità, cioè ad un vissuto quotidiano fatto di fede, di speranza e carità. Infatti i bisogni fraterni e comunitari della vita familiare sono un’occasione per aprire sempre più il cuore, e questo rende possibile un incontro con il Signore sempre più pieno.

 

E in questo campo è davvero all’opera la fantasia dello Spirito perché, se esiste una spiritualità che deriva dal sacramento del matrimonio che è per ogni coppia lo stesso, ogni famiglia è diversa e, quindi, esistono molteplici e differenti modi di vivere la grazia ricevuta nel sacramento. “La spiritualità matrimoniale – scrive papa Francesco – è una spiritualità del vincolo abitato dall’amore divino (315). Una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio (316)”.

 

Il Papa afferma chiaramente che "coloro che hanno aspirazioni spirituali profonde non dovrebbero sentire che la famiglia toglie loro crescita nella vita dello Spirito, ma vederla come un cammino che il Signore sta usando per condurli verso le altezze di unione mistica" (316).

Tutto, "momenti di gioia, relax, celebrazione, e anche la sessualità, può essere vissuta come partecipazione alla vita piena della risurrezione" (317). 

È Cristo che illumina e da senso alla vita della famiglia. Gli stessi dolori, gli affanni e i problemi che inevitabilmente si fanno presenti in ogni famiglia vissuti nella Croce di Crisato diventano più sopportabili.

 

Papa Francesco traccia un concreto itinerario pedagogico di preghiera della famiglia: alcuni minuti ogni giorno, pregare per i bisogni famigliari, pregare per chi sta passando momenti difficili, rendere al Singore grazie per la vita, chiedere alla Madonna consolazione e speranza, senza dimenticare le care e prezioni espressioni della pietà popolare che sono un tesoro di spiritualità per molte famiglie.

Ma il Papa sottolinea che questo itinerario di preghiera ha un suo culmine nella partecipazione alla Messa domenicale. “Là, gli sposi possono sempre sigillare l’alleanza pasquale che li ha uniti”. E aggiunge: “Il nutrimento dell’Eucaristia è forza e stimolo per vivere ogni giorno l’alleanza matrimoniale” (318)

Papa Francesco parla poi della preghiera alla luce della Pasqua, della spiritualità di un amore esclusivo e gratuito nella sfida e il desiderio di invecchiare insieme, che riflette la fedeltà di Dio (cfr 319).

 

E infine la spiritualità di cura, consolazione e stimolo: il Papa insegna che "tutta la vita di famiglia è una 'pastorale’ di misericordia. Ognuno di noi, per il nostro amore e la cura, lascia un segno sulla vita degli altri" (322). Si tratta di una profonda "esperienza spirituale nel contemplare i nostri cari con gli occhi di Dio e di vedere Cristo in essi" (323).

 

Nel paragrafo finale il Papa afferma: "Nessuna famiglia scende dal cielo perfettamente formata; le famiglie hanno bisogno costantemente di crescere e maturare nella capacità di amare... Tutti noi siamo chiamati a mantenere la tensione verso qualcosa di più grande di noi e le nostre famiglie, e ogni famiglia devono sentire questa costante tensione. Facciamo questo viaggio come le famiglie, tentiamo di camminare insieme. (...) Non perdiamoci mai d'animo a causa dei nostri limiti e non smettiamo mai di cercare quella pienezza di amore e di comunione che Dio tiene davanti a noi" (325).

 

Il Santo Padre Francesco non poteva non dedicare un capitolo – benché breve – alla spiritualità coniugale e familiare. Un matrimonio fruttifica se fa circolare nel quotidiano e in tutte le stagioni della vita dei coniugi quella grazia ricevuta in forza del sacramento stesso. Questa grazia che è presente nelle sofferenze, nelle lotte, nelle gioie, nelle fragilità e nei buoni propositi quotidiani di ogni famiglia è probabilmente la migliore e più credibile testimonianza a favore del matrimonio.

 

L'Esortazione apostolica si conclude con una preghiera alla Sacra Famiglia.

Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore del vero amore,
a voi, fiduciosi, ci affidiamo.

Santa Famiglia di Nazaret,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole di Vangelo
e piccole Chiese domestiche.

Santa Famiglia di Nazaret,
mai più ci siano nelle famiglie
episodi di violenza, di chiusura e di divisione;
che chiunque sia stato ferito o scandalizzato
venga prontamente confortato e guarito.

Santa Famiglia di Nazaret,
fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
della sua bellezza nel progetto di Dio.

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltateci e accogliete la nostra supplica.
Amen

 

 

 

Amoris lætitia    

 

Conclusione

 

Il 24 ottobre 2015, chiudendo il Sinodo ordinario sulla Famiglia, il Santo Padre Francesco sviluppò alcune considerazioni sui lavori sinodali che appaiono, ora, profetici e illuminanti al fine di comprendere lo spirito e la lettera dell’Esortazione Apostolica Amoris laetitia. Le osservazioni sono oneste, realiste, obiettive. Infatti sia nella lettura della sintesi dei nove capitoli, sia (e soprattutto) sia nella lettura/riflessine dell’intero, testo di cui dovrà essere evitata una lettura generica e frettolosa ma al contrario, occorrerà approfondimento “paziente parte per parte”, inevitabilmente si percepiranno alcune sensazioni, perplessità e, forse, obiezioni.

Non è un mistero per nessuno se si afferma che Amoris laetitia ha diviso in due il mondo ecclesiale.

Nel momento in cui scriviamo è stato consegnato al Cardinale Decano del Collegio Carinalizio un documento di dura critica alla Amoris laetitia firmato da 45 teologi. È la più importante critica fin ora espressa nei confronti del documento pontificio postsinodale sulla famiglia. L’intento è quello di sensibilizzare Papa Francesco a ritirare o correggere le proposizioni ritenute erronee. Nel documento dei 45 si parla di “una serie di affermazioni che possono essere comprese in un senso contrario alla fede e alla morale cattoliche”, si chiede di respingere “gli errori elencati nel documento, in maniera”.

 

Molto più umilmente suggeriamo che la lettura della Esortazione apostolica sia fatta tenendo conto le suggestioni di Papa Francesco.

 

Pertanto con l’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia:

 

1.  Certamente non significa aver concluso tutti i temi inerenti la famiglia, ma aver cercato di illuminarli con la luce del Vangelo, della tradizione e della storia bimillenaria della Chiesa, infondendo in essi la gioia della speranza senza cadere nella facile ripetizione di ciò che è indiscutibile o già detto.

2. Sicuramente non significa aver trovato soluzioni esaurienti a tutte le difficoltà e ai dubbi che sfidano e minacciano la famiglia, ma aver messo tali difficoltà e dubbi sotto la luce della fede, averli esaminati attentamente, averli affrontati senza paura e senza nascondere la testa sotto la sabbia.

3.  Significa aver sollecitato tutti a comprendere l’importanza della istituzione della famiglia e del matrimonio tra uomo e donna, fondato sull’unità e sull’indissolubilità, e ad apprezzarla come base fondamentale della società e della vita umana.

4.  Significa aver accolto le voci delle famiglie e dei pastori della Chiesa che sono venuti a Roma portando sulle loro spalle i pesi e le speranze, le ricchezze e le sfide delle famiglie di ogni parte del mondo.

5. Significa aver dato prova della vivacità della Chiesa Cattolica, che non ha paura di scuotere le coscienze anestetizzate o di sporcarsi le mani discutendo animatamente e francamente sulla famiglia.

6.   Significa aver cercato di guardare e di leggere la realtà, anzi le realtà, di oggi con gli occhi di Dio, per accendere e illuminare con la fiamma della fede i cuori degli uomini, in un momento storico di scoraggiamento e di crisi sociale, economica, morale e di prevalente negatività.

7.  Significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva di eterna novità, contro chi vuole “indottrinarlo” in pietre morte da scagliare contro gli altri.

8.  Significa anche aver spogliato i cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa, o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite.

9.  Significa aver affermato che la Chiesa è Chiesa dei poveri in spirito e dei peccatori in ricerca del perdono e non solo dei giusti e dei santi, anzi dei giusti e dei santi quando si sentono poveri e peccatori.

10.Significa aver cercato di aprire gli orizzonti per superare ogni ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive, per difendere e per diffondere la libertà dei figli di Dio, per trasmettere la bellezza della Novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile.