6 domenica per annum
«Nessuno deve essere escluso!»

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In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. +++++
 
 
Marco racconta la guarigione di un lebbroso per evidenziare la predilezione di Gesù per gli esclusi. Gesù stava attraversando una regione solitaria.
Nella società ebraica il lebbroso non solo era una persona malata, ma prima di tutto un pericolo. Un essere stigmatizzato, senza un posto nella società, senza accettazione da parte di nessuno, escluso dalla vita. L’antico libro di Levitico lo scriveva in termini chiari: «Il lebbroso colpito dalla lebbra porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: Immondo! Immondo!". Sarà immondo finché avrà la piaga; è immondo, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento» (Lv 13, 45-46). L'atteggiamento corretto e santo, sancito dalle Scritture, era chiaro: la società doveva escludere i lebbrosi. Era meglio per tutti. Una ferma posizione di esclusione e di rifiuto.
Gesù si ribellò contro questa situazione.
 
L’evangelista Marco scrive: «Venne da Gesù un lebbroso» e si avvicinò a Gesù. Non era accompagnato da nessuno. Viveva in ​​solitudine. Portava sulla sua pelle il marchio della sua esclusione. Le leggi lo condannavano a vivere lontano da tutti. Era un essere impuro. In ginocchio, il lebbroso rivolse a Gesù un’umile supplica. Si sentiva sporco. Non gli parò della sua malattia. Volle solo essere pulito da ogni stigma: «Se vuoi, puoi purificarmi!».
 
Sorprende l'emozione che provocò in Gesù la vicinanza del lebbroso. Non ne fu inorridito né arretrò si commosse nel vedere ai suoi piedi quell'essere umano sfigurato a causa della malattia e dell'abbandono di tutti. Quell'uomo rappresentava la solitudine e la disperazione di così tanti stigmatizzati. Gesù «tese la mano» cercando il contatto con la sua pelle, «lo toccò e gli disse: Lo voglio, sii purificato!».
 
Gesù non accettò una società che escludesse i lebbrosi e le persone impure. Non ammise il rifiuto sociale verso i pericolosi. Gesù toccò il lebbroso per liberarlo da paure, da pregiudizi e da tabù. Lo purificò per dire a tutti che Dio non esclude né punisce nessuno con l’emarginazione. È la società che, pensando solo alla propria sicurezza, erige barriere ed esclude coloro che ingiustamente ritiene indegni.

Cari Amici
Questo è ciò che il Dio incarnato in Gesù vuole: purificare il mondo dalle esclusioni che vanno contro la sua compassione di Padre. Non è Dio che esclude, ma le nostre leggi e le nostre istituzioni. Non è Dio che emargina, ma noi. D'ora in poi, tutti devono avere chiara contezza che nessuno deve essere escluso nel nome di Gesù.
 
Seguire il Maestro di Nazaret significa non essere inorriditi davanti ad alcun impuro o impura. Non ritirare a nessun "escluso" la nostra accoglienza. Per Gesù, la prima cosa che conta è la persona che soffre e non la norma di legge! Mettere sempre davanti la legge è il modo migliore di perdere la sensibilità di Gesù nei confronti di coloro che sono disprezzati e rifiutati.
Apparentemente, tutto potrà essere “molto politicamente corretto”. Ma certamente molto contrario a Dio. Il modo migliore per vivere senza compassione.
 
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