40 anni fa l’elezione
di Giovanni Paolo I

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Era il tardo pomeriggio del 26 agosto 1978 quando il cardinale protodiacono Pericle Felici annunciava al mondo l’avvenuta elezione del nuovo papa nella persona di Albino Luciani che assumeva il nome di Giovanni Paolo I per fare memoria dei suoi immediati predecessori. Dopo soli due giorni di conclave (25 e 26 agosto) al quarto scrutinio di quel giorno la scelta dei cardinali era confluita sul patriarca di Venezia quale successore di Paolo VI morto il 6 agosto. 
  
Alle 19,31 il nuovo Papa si affaccia al balcone visibilmente emozionato, ma con il suo consueto sorriso che molti ricordano ancora a Venezia e in tutte le diocesi del Nord-Est dov’era solito recarsi con tanta disponibilità. Più tardi confesserà che in quell’occasione avrebbe voluto rivolgere qualche parola alla folla radunata in Piazza San Pietro, ma il cerimoniere, mons. Noé, lo avvertì che non era previsto dal protocollo. Uno primo strappo comunque lo fece subito dopo quando, autentica sorpresa, il papa espresse la richiesta che i cardinali si fermassero ancora per una notte così da poter consumare tutti insieme la cena. 
  
Ma nei soli 33 giorni del suo brevissimo pontificato altre furono le novità di quello che viene ricordato come “il papa del sorriso” a partire da quelle catechesi così informali quasi da buon parroco che voleva farsi capire da tutti con un’attenzione privilegiata per i più piccoli. «Io non ho né la sapientia cordis di papa Giovanni XXIII, né la preparazione e la cultura di papa Paolo VI, però sono al loro posto. Devo cercare di servire la Chiesa» aveva detto all’indomani della sua elezione e le sue parole furono sempre all’insegna della convinzione in lui maturata negli anni che «cristianesimo e gioia vadano bene insieme». 
 
La figura di Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, è stata troppo a lungo gravata dai gossip e dalle ipotesi scandalistiche attorno alla sua scomparsa improvvisa. Grazie a Dio, il tempo e la ricerca onesta hanno fatto emergere tutti i documenti necessari per affermare non soltanto l’evidenza di una morte naturale, ma anche di ricostruire i precedenti clinici. E dunque di poter dire una parola definitiva su quel “gialloˮ assolutamente inesistente, come si può leggere nel volume Papa Luciani. Cronaca di una morteˮ, scritto da Stefania Falasca sulla base dell’inedita documentazione raccolta per la causa di beatificazione… Mi hanno sempre colpito le parole con le quali Luciani da vescovo di Vittorio Veneto, nel dicembre 1958 si presentava ai fedeli. Perché dicono tutto di lui e ci rivelano anche quale sia il grande segreto del cristiano: l’essere umile, il sentirsi bisognoso dell’aiuto del Signore… Credo di poter dire che, prima ancora di diventare papa, è stato un modello di sacerdote e di vescovo. Si è formato negli anni preconciliari, è stato giovane vescovo al Concilio, è stato sempre “pastore con l’odore delle pecoreˮ per usare unespressiva formulazione di papa Francesco e dunque vicino alla gente, ai drammi e alle domande delle persone».
 
«L’umanità, la semplicità con la quale il nuovo papa si era mostrato, il suo tratto affabile, la sua predicazione comprensibile a tutti, hanno conquistato milioni di credenti e anche non credenti in tutto il mondo. Le attese, le speranze, che aveva acceso quell’elezione avvenuta nell’afa dell’estate 1978 – era il 26 agosto, e un cardinale racconterà di aver violato i sigilli del conclave per far entrare un po’ d’aria dalla finestra – si spegnevano all’improvviso… La Chiesa aveva appena metabolizzato il trauma della morte di un papa e dell’elezione del suo successore, quando ecco l’improvvisa notizia del ritrovamento del pontefice senza vita nel suo letto, la mattina del 29 settembre».
 
Magis ostensus, quam datus, come hanno commentato in molti.