4 domenica per annum
Un insegnamento nuovo

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La giornata di Gesù a Cafarnao narrata da Marco fu sorprendente e travolgente. Tutto accadde nella «sinagoga», il luogo in cui la legge veniva insegnata ufficialmente e veniva interpretata da maestri autorizzati. Accadde di «sabato», il giorno in cui gli ebrei osservanti si riuniscono per ascoltare il commento alla legge da parte dei loro leader religiosi. E fu proprio nel luogo in cui le tradizioni religiose di Israele venivano ufficialmente insegnate alla gente che Gesù iniziò per la prima volta a proclamare la Buona Novella di Dio.
 
L’evangelista Marco non riferisce nulla sul contenuto delle sue parole. Forse perché non era questo che al momento interessava. Al contrario l’intendimento di Marco era ed è che il lettore prendesse atto che Gesù insegnava come «uno che ha autorità, e non come gli scribi» e che il suo insegnamento era un qualcosa di nuovo e di sorprendente. Gli scribi insegnavano per conto della istituzione. Si attenevano alle tradizioni. Citavano ripetutamente insegnanti illustri del passato. La loro autorità derivava dalla loro funzione di interpretare ufficialmente la Legge.
 
L'autorità di Gesù era diversa. Non veniva dall'istituzione. Non era basata sulla tradizione. Non era un discorso quello che usciva dalle labbra di Gesù. E nemmeno una istruzione. La sua parola era chiara, diretta, autentica e possedeva una forza e un vigore differenti. Aveva un'altra fonte. Era piena dello Spirito di Dio che dà la vita.
La Parola del Maestro di Nazareth non è come quella dell’uomo. Per l’uomo dire e fare sono due momenti distinti e perlopiù separati. Al primo non segue necessariamente il secondo. Invece per Gesù sono la stessa cosa. La sua Parola è un fatto, qualcosa che accade realmente. Quando Gesù dice una cosa la fa, e la fa per il fatto stesso che la dice.
 
Proprio per questo Gesù provocò meraviglia e ammirazione. Le persone percepirono in lui qualcosa di speciale che non trovavano nei loro insegnanti religiosi. Il modo di insegnare di Gesù suscitò nella gente l’impressione netta di trovarsi davanti a qualcosa di sconosciuto e ammirabile. Gesù «infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi».
 
E la gente poté verificare subito la forza sanatrice e liberatrice di Gesù. L’autorevolezza di Gesù si mostrò subito in un atto di liberazione. Inaspettatamente, un posseduto interruppe l’insegnamento del Giovane Rabbi di Nazaret levando forti grida. Non sopportava il suo messaggio. Era atterrito e gridava: «Sei venuto a rovinarci?». Quell'uomo era tranquillo mentre ascoltava l'insegnamento degli scribi. Ma il messaggio di Gesù lo minacciò. Ovviamente Gesù non era venuto per rovinare nessuno. Anzi: la sua "autorità" era quella di dare la vita alle persone. Il suo insegnamento umanizzava e liberava dalla schiavitù. Le sue parole invitavano a credere in Dio. Il suo messaggio era la migliore notizia che l'uomo tormentato potesse sentire.
 
Gesù si avvicinò all’uomo oppresso e gridò: «Taci! Esci da lui!». Infatti, ordinò che tacessero quelle voci maligne che impedivano a quella povera creatura di incontrarsi con Dio e ascoltare la parola di Gesù. L’evangelista descrive la guarigione in modo drammatico. In un ultimo tentativo di distruggerlo, lo spirito «straziandolo e gridando forte, uscì da lui». Il Maestro riuscì a liberare l'uomo dalla sua violenza interiore ponendo, così, fine alle tenebre e al timore di Dio. D'ora in poi quell’uomo avrebbe potuto ascoltare la Buona Novella di Gesù.
 
Quando gli astanti videro che Gesù aveva guarito l’ «uomo posseduto da uno spirito impuro» esclamarono: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
 
Cari Amici,
 
Uno dei principi fondamentali della cultura moderna è la fede nel potere assoluto della ragione. Con la forza della ragione, infatti, l'uomo crede di essere capace di risolvere i problemi dell'esistenza. Alla radice di questa posizione "razionalista" vi è una convinzione che sta crescendo progressivamente. L'unica cosa che esiste è ciò che l'uomo può verificare con la sua ragione. Al di fuori di ciò che l'essere umano può verificare, non c'è nulla di reale.
Se le cose stessero così, naturalmente non ci sarebbe posto per Dio o per la religione. Il mondo sdarebbe semplicemente ridotto a un sistema chiuso che l'uomo può padroneggiare sviluppando scienza e tecnologia.
La fede in un Dio trascendente sarebbe squalificata alla radice come una posizione ingenua e primitiva.
 
Non è così per noi. La scienza risponde al “come” delle cose, dunque studia i vari fenomeni cercando di capire il modo in cui avvengono; essa spiega di cosa e come è fatto il mondo in cui viviamo. La fede invece, risponde al “perché”; essa indica il modo di rapportarsi in questo mondo, in modo che la nostra vita non sia contrassegnata dalla paura e dalla sfiducia.
In Fides et ratio Papa Giovanni Paolo II ha scritto: “Fede e ragione sono legate insieme da una “naturale amicizia” e sono come le due ali con le quali lo Spirito Umano si innalza verso la contemplazione della verità”.
Sentiamo accanto a noi la bellezza e la bontà del nostro Dio. Percepiamolo come presenza amichevole che invita a vivere in modo creativo. È questa l’immagine del Padre che Gesù ha annunciato.
      Le parole di Gesù risveglino anche la nostra fiducia e facciano scomparire le nostre paure.
      Le sue parabole ci attirino l'amore verso Dio e non verso la cieca sottomissione alla legge.
      La sua presenza faccia crescere la libertà, non la servitù; susciti l'amore per la vita, non il risentimento.
 
Accogliamo l’«insegnamento nuovo» di Gesù. Qui il termine “nuovo” adoperato dall’evangelista non ha il senso di un nuovo insegnamento, ma un insegnamento nuovo, nuovo di una qualità che soppianta tutto il resto. L’insegnamento di Gesù è la risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona porta dentro di sé. E questo la gente lo ha percepito.
Un insegnamento completamente differente che inizia un’epoca nuova, e che ha il potere di rinnovare la vita di chi l’ascolta. Come la gente presente nella sinagoga di Cafarnao riconobbe che nell’insegnamento di Gesù c’è l’autorità divina, c’è il mandato divino, egli insegni anche a noi a vivere solo nella bontà, nel perdono e nell'amore che non escluda nessuno.
Davanti a Cristo occorre porsi in ascolto e misurarsi con le sue parole.
Egli ci liberi dal potere delle cose, dall'autoinganno e dall'amor proprio.

 

 

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