32.ma domenica per annum
«Prima che sia troppo tardi»

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Matteo scrisse il suo Vangelo in uno dei momenti critici per i seguaci di Gesù. La venuta di Cristo stava tardando troppo. La fede di non pochi si era di molto rilassata. Era necessario ravvivare l’entusiasmo della prima conversione.

Mosso da tale preoccupazione, l’evangelista ha raccolto tre parabole di Gesù; e le ha esposte in modo profondo e coinvolgente al fine di richiamare tutti alla responsabilità:

  Non aspettarti che altri possano darti dell’olio per accendere la tua lampada!  Tu stesso devi prenderti cura della tua fede!

  Non ritenerti soddisfatto perché hai nascosto il tuo "talento" sotto la terra: devi rischiare del tuo per metterlo a frutto!

   Non aspettate che Cristo ti appaia, ora lo troverai in tutti coloro che soffrono.

 

La prima parabola che oggi Matteo racconta si riferisce a una festa nuziale. Piene di gioia, un gruppo di giovani «uscirono incontro allo sposo». Non tutte erano ben preparate. Alcune portarono olio per illuminare le loro lampade; altre non ci avevano neppure pensato. Ritenevano, forse, che sarebbe bastato tenere le lampade nelle proprie mani.

 

«Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono». I problemi iniziarono quando venne annunciato l'arrivo dello sposo. Le giovani donne sagge accesero le loro lampade ed entrarono con lo sposo nella sala del banchetto. Le giovani stolte furono costrette ad andare a comprare dell’altro olio. Ma quando tornano, trovarono la porta chiusa. Era troppo tardi!

 

In questo contesto non intendiamo ricercare un significato per «l’olio»: sarà forse un'allegoria per parlare di fervore spirituale, della vita interiore, delle buone opere, dell’amore ...? Sia quello che sia. La parabola è semplicemente una chiamata

      a mantenere Cristo al centro della propria vita,

      a non lasciarci prendere dalla tentazione di essere cristiani senza Cristo,

      a vivere la propria adesione a Cristo in modo responsabile e lucido.

E tutto ciò prima che sia troppo tardi e la porta si chiuda.

 

Cari Amici

Le cinque giovani della parabola che all’arrivo dello sposo si trovarono sprovviste dell’olio sono state definite «stolte» perché non hanno saputo mantenere viva l’attesa. Non si sono preoccupate della cosa più importante che gli esseri umani dovrebbero fare: attendere Dio fino alla fine.

 

Non è facile ascoltare questo messaggio oggi. Abbiamo perso la capacità di vivere qualcosa intensamente e in modo permanente e duraturo. Il trascorrere del tempo appiattisce tutto. L'uomo del nostro tempo sembra essere affascinato solamente dal nuovo, dall’immediato, dal contingente.

 

Abbiamo trovato il modo di fare tutti i calcoli e le previsioni possibili in modo da non correre rischi e lasciare fuori dalla nostra vita ogni sorta di insicurezza. Ci preoccupiamo quotidianamente di garantire la nostra salute e assicurare il nostro tenore di vita. Abbiamo programmato la nostra pensione e abbiamo organizzato una vecchia serena e tranquilla. Tutto questo è molto bello, ma noi continueremo ad essere “stolti” se non riconosceremo ciò che è chiaro ed evidente. Tutte queste presunte sicurezze costruite a tavolino con le nostre mani sono insicure!


L'avvertimento del Vangelo non è né irrazionale né assurdo. Gesù ci invita semplicemente a vivere nell'orizzonte della vita eterna senza ingannarci ingenuamente sulla caducità e sui limiti di questa vita. In effetti quali previsioni possiamo fare al di là di ciò che è visibile e ponderabile? Dove si può trovare sicurezza quando le presunte sicurezze crolleranno?

 

Mantenere viva la speranza nell’attesa significa non accontentarsi di qualunque cosa; significa non disperate della persona umana; significa non perdere mai la voglia e il desiderio della "vita dell’Eterno" (la vita eterna) per tutti; significa non smettere di cercare, di credere e di confidare.

Anche se non lo dovessero sapere, coloro che vivono in questo modo stanno aspettando la venuta di Dio con le lampade accese.

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